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Finto ginecologo condannato per violenza sessuale

del 26/07/2013

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Finto ginecologo condannato per violenza sessuale

Sussiste violenza sessuale, ex art. 609-bis c.p., allorché la condotta si concreti in una illegittima violazione della sfera della libertà sessuale della vittima, posta in essere dall'autore con la consapevolezza dell'azione che compie, indipendentemente dal fatto che lo stesso ne tragga un appagamento della propria libido. E' quanto emerge dalla sentenza 14 maggio 2013, n. 20754 della Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione.

Il caso vedeva un uomo che, qualificandosi come ginecologo, traeva in inganno due donne, sottoponendole ad una visita ginecologica con ispezione manuale della vagina e palpeggiamento dei seni. Secondo la difesa dell'imputato costui non aveva, nella fattispecie, mostrato alcun segno di eccitazione sessuale, né la visita medica sarebbe stata caratterizzata da toccamenti lascivi o libidinosi, con la conseguenza che mancava l'elemento caratterizzante la fattispecie criminosa, costituito dall'intento perseguito dall'autore del fatto di soddisfare i propri impulsi sessuali.

Secondo l'orientamento dominante della giurisprudenza di legittimità "la condotta, posta in essere Intenzionalmente, che invada la sfera sessuale della persona offesa integra il reato di cui all'art. 609-bis c.p. anche nel caso in cui sia ispirato da una finalità diversa da quella a sfondo sessuale, quale ad esempio la volontà di infliggere umiliazioni o uno scopo vendicativo" (Cass. pen., Sez. III, sentenza n. 39710 del 21 settembre 2011, rv. 251318; conf. sentenze n. 4402 del 2000 rv. 220938, n. 7772 del 2000 rv. 217017, n. 33464 del 2006 rv. 234786, n. 35625 del 2007 rv. 237294, n. 28815 del 2008 rv. 240989, n. 39718 del 2009 rv. 244622, n. 21336 del 2010 rv. 247282).

Per quanto riguarda l'elemento soggettivo del reato di violenza sessuale, esso è costituito dal dolo generico e, pertanto, dalla coscienza e volontà di compiere un atto invasivo e lesivo della libertà sessuale della persona non consenziente, restando irrilevante l'eventuale fine ulteriore propostosi dal soggetto agente (Cass. pen., Sez. III, sentenza 17 giugno-12 ottobre 2009, n. 39718 rv. 244622).

Tornando al caso in esame, secondo il giudice nomofilattico, l'ispezione in vagina operata dall'imputato nei confronti delle persone offese con il dito della mano nuda integra la fattispecie criminosa di cui alla contestazione, essendo in re ipsa anche l'elemento volitivo che la caratterizza.

E', altresì, da escludere l'applicazione dell'attenuante del fatto di minore gravità, stante la particolare intensità del dolo, avendo l'imputato approfittato in modo subdolo e volgare delle persone offese che si trovavano in condizioni di inferiorità psicologica per la qualità di presunte pazienti, e la qualità stessa della invasione della sfera sessuale.

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