Consulenza o Preventivo Gratuito

Quello che devi sapere sul lavoro accessorio

del 02/07/2013

La riforma del Lavoro (legge 92/2012) ha modificato la disciplina del lavoro accessorio come previsto D.Lgs n. 276/2003 (artt. 70 – 72).

Per prestazioni occasionali accessorie si intendono attività lavorative di natura meramente occasionale che non danno luogo, per il prestatore a compensi annuali (anno solare) non superiori a 5.000 euro con riferimento alla totalità dei committenti (privati e imprese).

Il limite va inteso netto ed è pari a 6.660 euro lorde.

E' stato abrogato l'elenco delle attività della precedente normativa (D. lgs. n. 276/2003), pertanto qualsiasi attività può essere svolta da qualsiasi soggetto.

Fra i prestatori che possono svolgere attività occasionale possiamo trovare: pensionati, disoccupati, lavoratore autonomi, lavoratori subordinati full – time e part- time, studenti nei periodi di vacanza (circolare Inps n. 49/2013) cassintegrati, lavoratori extracomunitari.

Sono esclusi i titolari di trattamenti di inabilità permanente e assoluta.

La nozione di lavoro accessorio, inoltre, è oggi delineata proprio dal riferimento quantitativo al compenso annuale in capo al lavoratore e non più al committente.

Quindi, il riferimento all'attività "meramente occasionale" vuole essere una sottolineatura dell'occasionalità delle prestazioni considerato il modesto apporto economico in capo al lavoratore, tale da non costituire di certo solido sostentamento economico per il lavoratore stesso.

La nuova disciplina prevede, inoltre, che i compensi siano annualmente rivalutati sulla base della variazione dell'indice ISTAT relativo ai prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati intercorsa nell'anno precedente.
Sono previsti regimi particolari per i seguenti soggetti:

a. - imprenditori commerciali e professionisti
Il limite di 5.000 euro scende a 2.000 euro annui (2.666 euro lorde) se la prestazione è resa nei confronti di imprenditori commerciali o professionisti.

b. - imprese familiari
Dal 18 luglio 2012 le imprese familiari (art. 230 – bis del Cod. Civile) rientrano nell'ambito della disciplina generale e potranno ricorrere al lavoro accessorio occasionale per lo svolgimento di ogni tipo di attività nei limiti di 2.000 euro netti per prestatore. Pertanto la L. 92/2012 modifica la precedente disposizione normativa (art. 70 comma 2 bis D.Lgs. n. 276/2003) che sottoponeva le aziende familiari al limite complessivo per anno fiscale pari a 10.000 euro.

c. - settore agricolo
Nel settore agricolo sono previste specifiche limitazioni di carattere oggettivo.

>aziende con volume d'affari superiore a 7.000 euro

Le prestazioni di lavoro accessorio possono essere rese per attività agricole di carattere stagionale, da pensionati o da giovani con meno di 25 anni di età se regolarmente iscritti ad un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado, compatibilmente con gli impegni scolastici ovvero in qualunque periodo dell'anno se regolarmente iscritti ad un ciclo di studi presso l'università.

Al fine di consentire la compatibilità con “gli impegni scolastici” per gli studenti, la circolare Inps n. 49/2013 conferma che l'impiego degli stessi è consentita durante i periodi di vacanza, vale a dire:

a) vacanze natalizie (1 dicembre – 10 gennaio)

b) vacanze pasquali (domenica delle Palme – lunedì dell'Angelo)

c) Vacanze estive (1 giugno – 30 settembre)

>aziende con volume d'affari inferiore a 7.000 euro (produttori agricoli con un volume di affari dell'anno precedente non superiore a 7.000 euro costituito per almeno due terzi da cessione di prodotti)
le prestazioni accessorie possono essere rese da qualsiasi prestatore di lavoro, che con riferimento all'anno precedente non risulta iscritto negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli, per qualsiasi attività agricole anche non stagionale.

d. - settore pubblico
Il ricorso al lavoro accessorio nel settore pubblico, che comprende tutte le amministrazioni dello stato (art. 1, comma 2, D. Lgs. n. 165/2001:istituti scuole di qualsisia ordine e grado, Regioni, Province, Comuni, Comunità Montane,Università Camera Commercio, ecc.) e gli enti e società inserite nel conto economico consolidato (all'art. 1, comma 3, L. 196 del 31/12/2009), è consentito nel rispetto dei vincoli previsti dalla normativa vigente in materia di contenimento della spesa del personale e dall'eventuale patto di stabilità interno.

e. - appalti
Il ricorso al lavoro accessorio è limitato al rapporto diretto tra prestatore ed utilizzatore finale, mentre è escluso che un'impresa possa reclutare e retribuire lavoratori per svolgere prestazioni a favore di terzi come nel caso dell'appalto e della somministrazione. Sono escluse le società appaltatrici di servizi nel caso di attività di stewarding in manifestazioni calcistiche.
Pertanto, viene confermato l'orientamento fornito dall'Inps, in riferimento alla previgente disciplina con le circolari n. 88/2009 e 17/2010, secondo il quale il lavoro accessorio è utilizzabile in relazione a prestazioni rivolte direttamente a favore dell'utilizzatore della prestazione stessa, senza il tramite di intermediari.

f. - lavoratori extracomunitari
Per un lavoratore extracomunitario il reddito conseguito dal lavoro accessorio è utile al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno.
Al riguardo il Ministero ricorda che per il rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno è necessario un reddito annuo derivante da fonti lecite di importo superiore all’importo minimo dell’assegno sociale.
Il Ministero segnala infatti che normalmente non viene considerato possibile un rinnovo con una busta paga inferiore a € 439 mensili (importo pari all’assegno sociale) nel caso di straniero senza familiari.

g. - percettori di prestazioni a sostegno del reddito
La legge conferma per tutto il 2013 la possibilità per i lavoratori percettori di prestazioni integrative del salario od a  sostegno al reddito, di effettuare lavoro accessorio in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali, nel limite massimo di 3.000 euro (al netto dei contributi previdenziali) complessive nell'anno solare. L'importo è compatibile con indennità percepita.

Trattamento fiscale in al capo al prestatore

Il compenso derivante dal lavoro accessorio è esente da imposizione fiscale pertanto non fa “cumulo” con gli altri redditi del prestatore di lavoro e non influisce sullo stato di disoccupazione.

Regime orario dei voucher e limite temporale di utilizzo

I carnet dei buoni di lavoro accessorio sono orari, numerati progressivamente e datati.

La modifica normativa comporta che la quantificazione del compenso non è più lasciata alla negoziazione tra committente e lavoratore, ma è rapportata alla durata della prestazione stessa sulla base del parametro orario.

Quindi, per ogni ora di lavoro accessorio il prestatore ha diritto ad almeno un buono lavoro del valore di 10 euro lordi, fermo restando la possibilità di concordare una maggiore quantificazione della prestazione lavorativa attraverso la corresponsione di più buoni lavoro.

Al contrario, non è più possibile corrispondere un solo voucher da 10 euro lordi per remunerare prestazioni di durata superiore ad un'ora.

Si ricorda, inoltre, che il compenso netto, che il prestatore incasserà a fronte di un voucher di 10 euro, è di 7,50 euro.

Il Ministero del Lavoro, con Circolare n. 4 del 18/01/2013, aveva introdotto un limite temporale alla validità del buono lavoro, in quanto prevedeva una validità di massimo 30 giorni dall'acquisto. Tale limite temporale fu poi eliminato dallo stesso Ministero a distanza di un mese con la nota n. 3439 del 18/02/2013. Pertanto il voucher non ha nessun limite di tempo.

Periodo transitorio
Si ricorda, inoltre, che i buoni acquistati prima del 18 luglio 2012 (entrata in vigore della riforma) potranno essere spesi entro il 31 maggio 2013 rispettando la previgente disciplina, specie in relazione al campo di applicazione.

Obblighi del Committente
a) comunicazione preventiva dell'attività di lavoro occasionale accessorio all'Inps. Tale comunicazione è valida anche ai fini Inail come confermato dallo stesso istituto con circolare n. 21/2013. In mancanza di comunicazione il datore incorre nelle sanzioni previste in caso di lavoro nero.
b) verificare il non superamento del limite economico da parte del prestatore. Tale obbligo si assolve richiedendo al lavoratore una dichiarazione che attesti il non superamento degli importi massimo previsti. Il datore così facendo si tutela da eventuali conseguenze sanzionatorie da parte degli organi di vigilanza.
c) informare e istruire il lavoratore su tutti gli obblighi in materia di sicurezza sul lavoro (D. Lgs 81/2008).

vota  
Inserendo i miei dati accetto le Condizioni d'uso e il trattamento dati
Voglio ricevere le newsletter di Axélero S.p.A. come specificato nel paragrafo 2b
Voglio ricevere le newsletter di società terze come specificato nel paragrafo 2c
SULLO STESSO ARGOMENTO
Somministrazione e rilancio dell’occupazione

del 08/07/2010

Con la Legge 23 dicembre 2009, n. 191 (Finanziaria 2010) il legislatore apportando importanti mod...

Il dirigente a progetto

del 13/07/2010

Sono sempre più numerose le aziende italiane che scelgono di avere un dirigente per il tempo necessa...

In Italia migliaia di lavoratori sono in nero

del 09/09/2010

Secondo l’Ufficio Studi della Confartigianato sono poco meno di 650.000 i lavoratori irregolari in...