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Ipsos 2013: tempi bui per gli impiegati

del 28/06/2013

Ipsos 2013: tempi bui per gli impiegati

Endered Ipsos è il “barometro” che annualmente scatta una fotografia sulla condizione di soddisfazione e benessere dei lavoratori dipendenti europei. Uno studio che vede coinvolte ogni anno 6 nazioni quali il Belgio, l’Italia, il Regno Unito, la Spagna, la Germania e la Francia.

Per ottenere i dati dello studio in questione, sono stati intervistati 1000 lavoratori nel periodo compreso fra il 20 Febbraio e il 15 Marzo 2103.

L’indagine è tesa a far emergere le sensazioni e le opinioni dei lavoratori dipendenti nel contesto della crisi economica.

Rispetto agli  studi effettuati dal 2008 al 2012 - che avevano fatto emergere dati molto negativi relativamente la preoccupazione per la stabilità del proprio impiego, l’esperienza di quest’anno ha fatto ottenere un certo miglioramento nell’attitudine mentale dei lavoratori almeno per ciò che riguarda la soddisfazione rispetto gli stipendi percepiti.

Ma è un miglioramento del tutto fasullo, in quanto dipende da un fattore: gli individui si rassegnano ad accettare anche stipendi non meritocratici pur di non dover temere la perdita del lavoro, e mettono in  atto meccanismi di attaccamento estremo al lavoro, palesati attraverso l’accettazione, ad esempio, di turni e orari più pressanti.

In Italia ben il 73% dei dipendenti non è affatto contento del proprio stipendio che effettivamente in molti casi non è sufficiente nemmeno a coprire le spese di gestione familiare correnti, ma pur di continuare a percepirlo è pronto a grandi sacrifici ed è cresciuto del 21% rispetto al 2008 il parterre dei lavoratori che vivono nel terrore di ingrossare le già grasse fila dei disoccupati.

Altri dati che si evincono dallo studio Ipsos la dicono lunga sulla condizione degli impiegati italiani rispetto ai cugini europei. Gli impiegati tedeschi a parità di livello contrattuale con gli italiani, possono contare su un maggior potere di acquisto ma nonostante ciò, gli italiani abbassano il capo, accettano la situazione e sperano di poter tirare avanti. Nonostante tutto.

Si noti poi, che questo tipo di sottili implicazioni che generano nella mente umana una serie di problematiche già di per sé difficili da sopportare, ne generano altre che vanno a sfociare negativamente sui rapporti interpersonali. Crisi economica ormai perenne e in continuo stato di aggravamento associata al terrore di perdere magari l’unico introito familiare, fanno si che si sottragga materialmente e mentalmente tempo alla famiglia, condizionando così tutto l’equilibrio dell’esistenza: una condizione questa che non piace al 52% degli intervistati.

Il quadro che emerge dallo studio è nero. L’insoddisfazione si mischia alla frustrazione che genera poi alti livelli di pessimismo: una vera e propria bomba emozionale.

Volendo ancora mettere dei numeri sulla condizione emozionale degli impiegati italiani, solamente il 29% degli intervistati considera quasi ottimale – in una scala da 1 a 10 hanno risposto da 8 a 10 - il rapporto fra attività lavorativa e rapporti familiari.

C'è poi la parte relativa alla soddisfazione degli impiegati rispetto al proprio datore di lavoro.

Questo è un altro capitolo in negativo. Per il 34% degli intervistati c’è uno scarso interesse a voler migliorare le condizioni lavorative e quindi il benessere all’interno dei luoghi di lavoro mentre sale al 37% la quota di coloro che lamentano insufficienti investimenti per ciò che riguarda il trasferimento delle competenze professionali e la formazione.

Rischiando di diventare monotona, negli altri paesi europei anche questi criteri appaiono migliori: le aspettative infatti sembrano maggiormente soddisfatte ed il benessere all’interno dei posti di lavoro appare molto più a misura d’uomo.

La coppa del vincitore però in positivo  va al Regno Unito, che da sempre attua politiche aziendali allo scopo di migliorare e ottimizzare la condizione dei lavoratori dipendenti in ogni aspetto della quotidianità, facendo si che ben il 55% degli intervistati abbia confermato pienamente la propria condizione di soddisfazione a tutto tondo.

Sapere che in Europa è possibile giungere a situazioni di benessere e soddisfazione in ambito lavorativo dovrebbe mettere ottimismo a tutti, se non fosse che la tendenza – almeno in Italia – non sembra parlare affatto di miglioramenti.

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