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Fruizione dei permessi per disabili

del 25/06/2013

Fruizione dei permessi per disabili

Il lavoratore portatore di handicap maggiorenne che versi in situazione di gravità può, a norma dell'art. 33, comma 6, L. n. 104/1992, usufruire alternativamente dei permessi retribuiti di cui ai commi 2 e 3 dello stesso articolo.

In particolare il lavoratore portatore di handicap ha diritto a 2 ore di permesso giornaliero retribuito oppure a tre giorni di permesso mensile retribuito, fruibile anche in maniera continuativa.

Il lavoratore con disabilità grave, che già beneficia dei permessi ex lege 104/1992 per se stesso, può cumulare il godimento dei tre giorni di permesso mensile per assistere un proprio familiare con handicap grave, senza che debba essere acquisito alcun parere medico legale sulla capacità del lavoratore di soddisfare le necessità assistenziali del familiare anch'esso in condizioni di disabilità grave.

 A sua volta, l'art. 33, comma 3, L. n. 104/1992 prevede che, a condizione che la persona handicappata in situazione di gravità non sia ricoverata a tempo pieno, il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che la assiste, coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti, ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa.

I permessi possono essere riconosciuti esclusivamente ad un unico lavoratore dipendente per ciascun disabile, senza che sia possibile stabilire preventivamente che, rispetto ad un determinato arco temporale, siano più d'uno i soggetti che usufruiranno dei permessi stessi.

Il "referente unico", pertanto, è colui che beneficia dei permessi mensili per tutti i mesi di assistenza alla persona con handicap grave con esclusione di altri eventuali soggetti.

Solo per l'assistenza allo stesso figlio con handicap in situazione di gravità il diritto è riconosciuto a entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne alternativamente.

Tuttavia, al dipendente è riconosciuto il diritto di prestare assistenza nei confronti di più persone con grave handicap, a condizione che si tratti del coniuge o di un parente od affine di primo grado o entro il secondo grado se i genitori o il coniuge del soggetto con grave handicap abbiano compiuto i 65 anni, siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti.

In tale ipotesi, possono essere riconosciuti al lavoratore più permessi a condizione che quest'ultimo non possa per la natura dell'handicap sopperire congiuntamente alle necessità assistenziali nel corso dello stesso periodo. In particolare, per riconoscere il cumulo dei permessi devono ricorrere le condizioni che impongono l'assistenza disgiunta, da intendersi quando la prestazione nei confronti di due o più soggetti portatori di handicap può assicurarsi solo con modalità ed in tempi diversi, richiedendosi che l'assistenza sia contemporaneamente esclusiva e continua per ciascuno degli assistiti.

Condizione per usufruire dei permessi ex art. 33, comma 3, L. n. 104/1992 è che la persona da assistere non sia ricoverata a tempo pieno, per ciò intendendosi il ricovero per le intere ventiquattro ore, presso strutture specializzate. Tuttavia, anche in quest'ultimo caso, i permessi possono essere concessi, previa valutazione del dirigente responsabile del Centro medico legale della sede INPS, nel caso in cui la persona gravemente disabile versi in stato di coma vigile e/o in situazione terminale. I permessi mensili per assistenza ai disabili spettano anche se l'assistito è ricoverato, qualora questi abbia la necessità di uscire dalla struttura di ricovero per effettuare visite specialistiche o per terapie e, durante queste uscite, non venga garantita l'assistenza da parte della struttura medesima.

La diretta fruizione dei permessi da parte dei lavoratori handicappati ne impedisce il contemporaneo utilizzo da parte dei genitori, parenti o affini indicati al comma 3, art. 33 della legge n. 104/1992.

L’Inps in varie Circolari ha ribadito che i giorni di permesso, invece, potranno essere riconosciuti al lavoratore non disabile, familiare convivente del lavoratore portatore di handicap anche se quest'ultimo già fruisce dei permessi per se stesso, a condizione che:

- il lavoratore portatore di handicap, pur beneficiando dei propri permessi, abbia una effettiva necessità di essere assistito da parte del familiare lavoratore convivente (la necessità di assistenza deve essere valutata dal medico di Sede anche in relazione alla gravità dell'handicap);

- nel nucleo familiare non sia presente un altro familiare non lavoratore in condizione di prestare assistenza

- i due soggetti interessati (lavoratore non disabile e lavoratore portatore di handicap) fruiscano dei giorni di permesso nelle stesse giornate.

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