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Revocazione della donazione

del 30/05/2013

Revocazione della donazione

Tra le cause di revocazione sono previste solo la sopravvenienza di figli e l’ingratitudine (art.800 c.c.).

La revocazione per ingratitudine è prevista solo quando il donatario abbia commesso uno dei fatti previsti dai nn. 1, 2, 3 dell’art. 463 c.c. (omicidio o tentato omicidio del donante), oppure se si sia reso colpevole d’ingiuria grave verso il donante o ha dolosamente arrecato grave pregiudizio al patrimonio di lei o le ha indebitamente rifiutato gli alimenti dovuti ai sensi degli artt. 433, 435, 436 e 437 c.c.

L’ingiuria grave, cui fa riferimento l’art. 800 c.c. si verifica ogni qualvolta si rechi all’onore o al decoro del donante una offesa suscettibile di ledere gravemente il patrimonio morale della persona, secondo la valutazione del giudice di merito .

L’ingiuria grave, che l’art. 801 c.c. prevede quale motivo di revocazione della donazione, consiste in un comportamento con il quale si rechi all’onore ed al decoro del donante un’offesa suscettibile di ledere gravemente il patrimonio morale della persona, comportando l’espressione di un sentimento di avversione che manifesti quella ingratitudine, verso chi ha beneficiato l’agente, che ripugna alla coscienza comune (Cassazione n. 8445/90).

La revoca della donazione per ingratitudine sotto il profilo dell’ingiuria grave richiede un’azione consapevole e volontaria del donatario direttamente volta contro il patrimonio morale del donante, risolvendosi in una manifestazione di perversa animosità verso il donante idonea a giustificare il pentimento rispetto al compiuto atto di liberalità.

Ai sensi dell'art. 787 c.c. la donazione può essere impugnata per errore sul motivo, sia esso di fatto o di diritto, quando il motivo risulta dall’atto ed è il solo che ha determinato il donante a compiere la liberalità.

Inoltre, il donatario è tenuto a corrispondere gli alimenti al donante se questi versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento, anche se lo stato di bisogno non sia causato dall’atto di liberalità (la donazione) e il bene donato non produca un reddito sufficiente (Cassazione n. 51/536).

Ai sensi dell’art. 438 c.c. gli alimenti possono essere chiesti solo da chi versi in stato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento, e il donatario non è comunque tenuto oltre il valore della donazione tuttora esistente nel suo patrimonio.

Gli alimenti sono dovuti dal giorno della domanda giudiziale o dalla messa in mora sulla base della sentenza, se fatta entro sei mesi dalla stessa.

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