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Professionisti e modalità di recupero del credito

del 26/03/2013

Professionisti e modalità di recupero del credito

E’ noto come il diritto per il compenso professionale e per il rimborso delle spese correlate all’opera prestata si prescriva, ai sensi dell’art. 2956 c.c. in tre anni. La prescrizione summenzionata ha natura presuntiva, nel senso che l’estinzione del debito potrebbe avvenire senza che il debitore sia obbligato a fornire tramite quietanza la prova dell’avvenuta estinzione del debito. A tal proposito occorre però evidenziare come l’eccezione di prescrizione presuntiva

-presupponga l’intervenuto pagamento;

-non consenta alcuna contestazione in ordine all’esistenza del credito azionato;

-non consenta alcuna contestazione in merito agli importi richiesta per la prestazione professionale.

Di talché in tutte le ipotesi di prescrizione presuntiva di crediti professionali (si pensi come lista non esaustiva a crediti di ingegneri, architetti, commercialisti, avvocati, geometri, ragionieri e tanti altri ancora) il decorso del tempo non produce l’effetto delle estinzione automatica del diritto bensì determina il crearsi di un semplice presunzione che potrà essere scongiurata con prova contraria.

Per dirla in altri termine il decorso del termine di tre anni non supporta l’impossibilità di agire per il diritto al pagamento del compenso pattuito bensì solo un’inversione dell’onere della prova per quanto concerne la dimostrazione dell’avvenuto pagamento in caso di contestazione e diniego del committente.

Più semplicemente il professionista ha l’onere di dimostrare che non sia stato pagato, onere che si assottiglia sin quasi a scomparire quando vi sia contestazione in ordine all’attività prestata, al mandato conferito e/o al quantum richiesto.

Il diritto alla competenza maturata per la prestazione d’opera intellettuale effettuate comincia a decorrere ai sensi dell’art. 2957 c.c. dalla conclusione dal compimento della prestazione stessa che va inteso quando il contratto abbia per oggetto non l’espletamento di singoli atti ma un’attività indirizzata alla risoluzione di più problemi dall’adempimento dell’incarico affidato al professionista e non già dall’adempimento di ogni singola operazione parte di un disegno unitario in cui si concretizza la prestazione concordata.

Più difficile il caso di prestazioni plurime allorquando bisognerà osservare se la prestazioni siano connesse causalmente, se facciano parte di un unico incarico ovvero se siano prestazioni autonome o siano state pattuite preventivamente delle retribuzioni periodiche

            Alla luce di tali osservazioni lo spettro della prescrizione del diritto al compenso sembra assumere connotati meno foschi lasciando intravvedere la concreta possibilità di ottenere il recupero delle competenze maturate ogni qualvolta la controparte o più correttamente il cliente non possa vantare da par suo la ragionevole certezza di aver adempiuto al pagamento.

            D’altra parte, si potrebbe raccontare l’altra faccia della medaglia con la recente Cass. 9763/2012 affermando come mentre il debitore che eccepisca la prescrizione è tenuto a provare esclusivamente il decorso del termine previsto dalla legge, il creditore (il professionista del caso) ha l’onere di dimostrare la  mancata soddisfazione del credito, e tale prova può essere fornita soltanto con il deferimento del giuramento decisorio, ovvero avvalendosi dell’ammissione fatta in giudizio dallo stesso debitore, che l’obbligazione non si sia estinta.

A mo’ di chiosa mi si consenta di ricordare al professionista di turno che stia pensando alla bontà di un’azione per il recupero del credito vantato nei confronti del proprio cliente, l’operatività per gli avvocati del divieto di rinuncia, preventiva o successiva, ai compensi professionali, divieto di natura pubblicistica, posto a garanzia del corretto esercizio della attività forense ed a tutela della dignità del singolo professionista e dell’intera classe professionale con il precipuo scopo di scongiurare non solo svilimento della funzione del difensore e dunque del prestatore d’opera intellettuale ma anche e soprattutto scenari di bruta concorrenza sleale da dumping o sotto costo non mallevadori di qualità della prestazione: perché rinunciare ad un credito quando la partita è ancora tutta da giocare?

 

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