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Manager: agisci con frenesia o programmazione?

del 21/03/2013

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Manager: agisci con frenesia o programmazione?

"Viviamo in un mondo che è preda della fretta, della velocità, dell'improvvisazione."

Questa frase, circa 10 anni fa, dominava una pubblicità di un bene di consumo e mostrava una persona mentre era intenta nel suo lavoro.

Quel concetto è tutt'oggi attuale, tuttavia possiamo provare ad analizzare cosa implica.

"La gatta, per la fretta, fa i gattini ciechi", "La fretta è cattiva consigliera", proverbi mutuati dalla saggezza popolare.

Due visioni contrapposte, ma la cui diversità ha una radice comune: la fretta.

Negli ambienti di lavoro, la fretta e l'impazienza sono ormai quotidiane, ma cosa si nasconde dietro a queste due entità aziendali?

Molto di frequente, dietro alla frenesia ed all'urgenza continua si nasconde non un grande carico di lavoro, ma una grande impreparazione ed una rilevante allergia alla pianificazione dei carichi di lavoro, oltre ad una marcata instabilità emotiva e strategica.

Paradossalmente, dopo che gli accademici hanno mostrato - dalla metà degli anni 80 - l'utilità della pianificazione e della programmazione aziendale, si è andati proprio nel verso opposto, ovvero quello della gestione frenetica ed irrazionale.

Per correttezza, è opportuno sottolineare che non tutti i mercati sono coerenti con una visione pianificatrice. A volte, è proprio la caratteristica del mercato stesso che porta alla necessità di "lavorare in urgenza". Ma anche in quest'ultimo caso, la lavorazione su commessa urgente non può essere disorganizzata, altrimenti il lavoro ultimato sarà praticamente inservibile.

Ma poniamo di trovarci in un mercato stabile ed in un settore aziendale stabile la cui attività è pianificabile. A cosa serve dimenarsi in continuazione? Chi trae giovamento da una situazione simile?

Pensate di trovarvi di fronte ad un bicchiere di buon vino, magari invecchiato: se il sommelier (o, più comunemente, quando siamo a cena da amici) agitasse la bottiglia prima di versare e noi non siamo propensi all'attesa, cosa berremmo? Una sostanza simile a liquame, sabbiosa e sgradevole, pensando contemporaneamente che il gerente di casa ci abbia rifilato delle bevande imbevibili, quando invece sarebbero bastate un po' di cura ed un po' di pazienza in più.

Questo è quello che, con un'esemplificazione, avviene in un'azienda dominata dalla frenesia.

La preparazione e la visione strategica non emergono mai, in un turbine di decisioni e nervosismi, rendendo la situazione torbida, mai chiara.

Da tutto questo, gli elementi che scontano una minor preparazione, che non sanno analizzare né approfondire le questioni, emergono molto facilmente poiché, di frequente, sono proprio loro a fomentare il disordine.

Quindi cosa c'entra la sicurezza?

La sicurezza di poter gestire la situazione, non porta ad essere senza paura, ma aiuta ad affrontare le proprie paure.

Tipicamente, la conseguenza più facile, meno immediata ma molto visibile è che, in una gestione frenetica, a rimetterci siano il bilancio e la tesoreria. Questo perché i cicli economici e finanziari hanno una loro velocità intrinseca, reciprocamente differente, ma che non ha nulla a che fare con la centrifuga richiesta dal frenetico aziendale di turno.

Al presentarsi delle problematiche di bilancio, più o meno gravi, scatta inesorabile la caccia all'uomo, nella miglior tradizione di "scaricabarile" completo, senza domandarsi - forse in modo più logico - il perché ci si trova in determinate acque.

La compresenza di problemi bilancistici e di frenesia decisionale porta, inesorabile, un'azienda al declino, anche se questa si presenta al mercato con un'idea innovativa e potenzialmente vincente.

Quale può essere allora uno spunto di successo?

Basarsi sulla preparazione è fondamentale, ma non sufficiente.

A mio parere, sarebbe utile riappropriarsi del proprio tempo. Ovvero, prendere il tempo per analizzare, riflettere e decidere consciamente, senza inseguire chimere e cassandre di vario tipo, genere ed origine.

Traducendo con un esempio, a mio parere, può significare non soffermarsi a calcolare un semplice ricarico su un prezzo, ma capire quanto ci rende quel prezzo.

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