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Quando si parla di uso personale di stupefacenti

del 19/03/2013

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v.le Leonardo da Vinci 114 Roma 00145 Roma (RM)
Quando si parla di uso personale di stupefacenti

Con la sentenza n. 47, pronunziata lo scorso 2 gennaio 2013 dalla Quarta Sezione, la Suprema Corte di Cassazione allarga l’esimente di uso personale in tema di detenzione di sostanze stupefacenti.

In particolare i Giudici di Piazza Cavour affrontano il tema di quali elementi probatori possano fare assumere rilevanza penale alla condotta di detenzione di un quantitativo di sostanza stupefacente, dalla quale sia possibile ricavare circa 30 dosi.

I Supremi Giudici hanno sancito il principio generale che “l'accertamento di uno solo di essi non è sufficiente per ritenere penalmente rilevante la condotta di detenzione; conseguentemente, pur in presenza di quantità non esigue o di confezioni plurime, ovvero di entrambe le situazioni, valutando "le modalità di presentazione" e/o "le altre circostanze dell'azione", il giudice ben potrebbe ritenere un uso strettamente personale”.

La Corte, infatti, deplora – nella fattispecie - la mancata esplicita indicazione di canoni che dimostrino che si verta in una situazione prodromica al successivo commercio di droga, piuttosto che in un ambito di “approvvigionamento per esclusivo uso personale”.

Il principio che si può desumere dal pensiero della Corte è, dunque, quello che qualsiasi decisione non può discostarsi dal rigoroso obbligo di un vaglio critico del materiale probatorio fornito ex parte.

Viene ribadita, infine, ai fini del giudizio di eventuale destinazione della droga a scopo di uso esclusivamente personale del detentore, la rilevanza di circostanze di natura soggettiva (le cd. circostanze dell'azione).

Nel caso specifico, vengono individuate, da un lato, nella disponibilità da parte del ricorrente di congrue risorse finanziarie e dall'altro nella di lui necessità – peraltro di ordine strettamente metodologico – di effettuare una tantum di acquisti di quantitativi di un certo rilievo ponderale, non potendo egli rifornirsi di stupefacente, con cadenza quotidiana, per ostative ragioni di lavoro.

Si fa strada, infatti, l'idea che possa effettivamente rientrare nel concetto di uso esclusivamente personale anche quel quantitativo di stupefacente, che il singolo – conclamato assuntore – abbia acquistato con il fine di creare una provvista, in relazione ad oggettive o soggettive difficoltà di rifornimento, che egli avverta.

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