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L' Amministrazione straordinaria delle grandi imprese

del 18/03/2013

L' Amministrazione straordinaria delle grandi imprese

L'Amministrazione Straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza è una procedura concorsuale, che non trova la propria disciplina nella legge fallimentare poiché introdotta nel nostro ordinamento dalla c.d. Legge Prodi nel 1979. Lo scopo della procedura è, innanzitutto, la salvaguardia del patrimonio dell’imprenditore (che non deve essere disperso anche a tutela dei posti di lavoro) e non la sua liquidazione, come accade per il fallimento. Possono essere ammesse alla procedura le imprese insolventi, fallibili, che abbiano: un numero di dipendenti non inferiore a 200 da almeno un anno, concrete prospettive di recupero dell'equilibrio economico ed un indebitamento complessivo pari ad almeno i 2/3 sia del totale dell'attivo dello stato patrimoniale che dei ricavi provenienti dalle vendite e dalle prestazioni dell'ultimo esercizio. Se esistono tutti questi presupposti, il Tribunale (anzichè dichiarare il fallimento), dichiara lo stato di insolvenza nominando uno o tre commissari giudiziali. Accertato, poi, che l’impresa abbia "concrete prospettive di recupero dell'equilibrio economico", viene ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria. Caso contrario, viene dichiarato il fallimento. Una volta aperta la procedura di amministrazione straordinaria, il Ministero delle Attività Produttive nomina uno o tre commissari straordinari, che prendono il posto dei commissari giudiziali nominati per la fase preliminare. Il ministro nomina, inoltre, un comitato di sorveglianza che esprime il parere sugli atti del commissario nei casi previsti dalla legge e in ogni altro caso in cui il Ministero lo ritenga opportuno. Il commissario straordinario, che ha la gestione dell'impresa e l'amministrazione dei beni di questa, deve scegliere, come strategia di risanamento, un programma di cessione dei beni aziendali oppure un programma di ristrutturazione. Il programma deve indicare: a) le attività imprenditoriali destinate alla prosecuzione e quelle da dismettere; b) il piano per l’eventuale liquidazione dei beni non funzionali all'esercizio dell'impresa; c) le previsioni economiche e finanziarie connesse alla prosecuzione dell'esercizio dell'impresa; d) i modi della copertura del fabbisogno finanziario. Se è adottato l'indirizzo della cessione dei complessi aziendali, il programma deve altresì indicare le modalità della cessione, segnalando le offerte pervenute o acquisite, nonché le previsioni in ordine alla soddisfazione dei creditori. Se è adottato l'indirizzo della ristrutturazione dell'impresa, il programma deve indicare le eventuali previsioni di ricapitalizzazione dell'impresa e di mutamento degli assetti imprenditoriali, nonché i tempi e le modalità di soddisfazione dei creditori. La procedura di amministrazione straordinaria viene convertita dal Tribunale in fallimento nei seguenti casi: qualora, in qualsiasi momento, risulta che la stessa non può essere utilmente proseguita; quando, essendo stato autorizzato un programma di cessione dei complessi aziendali, tale cessione non sia ancora avvenuta, in tutto o in parte, alla scadenza del programma; quando, essendo stato autorizzato un programma di ristrutturazione, l'imprenditore non abbia recuperato la capacità di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni alla scadenza del programma. La procedura di amministrazione straordinaria si chiude se, nei termini previsti dalla sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza, non sono state proposte domande di ammissione al passivo; se l'imprenditore insolvente recupera la capacità di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni; con il passaggio in giudicato della sentenza che approva il concordato. Se è stato autorizzato un programma di cessione dei complessi aziendali, la procedura di amministrazione straordinaria si chiude altresì: quando, anche prima che sia compiuta la ripartizione finale dell'attivo, le ripartizioni ai creditori raggiungono l'intero ammontare dei crediti ammessi, o questi sono in altro modo estinti e sono pagati i compensi agli organi della procedura e le relative spese; quando è compiuta la ripartizione finale dell'attivo.

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