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Analisi del reato di pornografia minorile a distanza

del 12/03/2013

Analisi del reato di pornografia minorile a distanza

Ai fini dell'integrazione del reato di pornografia minorile (art. 600 ter c.p.) è necessario che la condotta del soggetto agente abbia una consistenza tale da implicare il concreto pericolo di diffusione, con qualsiasi mezzo, del materiale pornografico prodotto e della sua successiva fruizione da parte di terzi, esulando quindi dall'area applicativa della norma solo quelle ipotesi in cui la produzione pornografica sia destinata a restare nella sfera privata del suo autore.

E' penalmente sanzionata la condotta di "chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali".

E' pertanto evidente che il reato di violenza sessuale non è esclusivamente caratterizzato dal contatto corporeo tra il soggetto agente ( attivo) e il soggetto passivo del reato, ma può estrinsecarsi anche nel compimento di atti sessuali che lo stesso soggetto passivo, a ciò costretto o indotto, compia su se stesso o su terzi (Cass. pen. n.37076/12).

Dunque l'attività di prostituzione, che si caratterizzi per atti sessuali che una persona retribuita a tal fine compia su se stessa o su terzi, ben può essere svolta anche a distanza ad esempio telefonicamente, via chat-web,ecc.: possiamo dire che anche i canoni delle "attività sessuali" si sono adeguati al clima del rinnovamento tecnologico!

Del resto è la stessa norma a non richiedere la necessità che tra i due soggetti vi sia contestualità spaziale ben potendo la  violenza o l'abuso, essere posti in un luogo diverso da quello in cui il soggetto debole si trovi in quel momento.

E' necessario che il soggetto passivo subisca la minaccia concreta di un male imminente non altrimenti evitabile, e che dunque l'effetto costrittivo sia tale da non lasciar altra scelta se non quella di compiere atti sessuali senza la necessaria contestualità spaziale,oppure di prostituirsi attraverso riprese video, invio di fotografie pornografiche,ecc.

Tuttavia, se non è necessario che i due soggetti si trovino nello stesso posto, comunque è necessario che vi sia un legame eziologico ovvero che gli atti sessuali vengano compiuti dal soggetto passivo (minore e spesso vittima) a seguito di costrizione o induzione e che egli sia oggetto di interesse sessuale da parte del soggetto agente.

La violenza sessuale realizzata in "ambiente virtuale" non è ragione di per sè sufficiente a qualificare l'evento come un "fatto di lieve entità" dovendo, piuttosto, valutarsi l'entità del danno subito dal minore in ragione della sua età, delle sue condizioni psichiche, nonchè degli effetti prodottisi nella sua sfera sessuale.

Le fattispecie incriminatrici, implicano una valutazione umana e sociale, culturalmente condizionata, dei comportamenti presi in considerazione, sicchè deve convenirsi che la determinazione di ciò che è sessualmente rilevante in materia penale non può in alcun modo prescindere dal riferimento al costume e alle rappresentazioni culturali di una collettività in un determinato momento storico.

Sotto il profilo giuridico viene considerato "osceno" tutto ciò che ha la capacità, attitudine causale a violare quel senso di naturale e doveroso decoro che il popolo italiano si aspetta (soprattutto nell'attuale momento storico) attorno alle manifestazioni ed ai fatti di indole sessuale.

Tutto ciò non è altro che il "comune senso del pudore" il quale costituisce un valore riferibile all'intera collettività, necessario ai fini di una convivenza sociale conforme ai principi costituzionali inviolabili della tutela della dignità umana e del rispetto reciproco tra le persone soprattutto di quelle più deboli e indifese.

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