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L'esercizio provvisorio dell'azienda in fallimento

del 11/03/2013

L'esercizio provvisorio dell'azienda in fallimento

L’assoggettamento a fallimento di un’impresa comporta di norma la cessazione dell’attività, con consolidamento del passivo e liquidazione dell’attivo in vista del pagamento dei debiti, in base al principio della par condicio creditorum.

Tuttavia, in presenza di alcune circostanze la legge ammette che l’attività venga proseguita per un determinato periodo di tempo, debitamente autorizzata dagli organi di controllo: 1) quando l’interruzione dell’attività imprenditoriale del fallito potrebbe causare un danno grave, il tribunale fallimentare può disporre l’esercizio provvisorio dell’impresa a scopo cautelare, con la stessa sentenza dichiarativa del fallimento, purché ciò non pregiudichi i diritti dei creditori (si pensi all’opportunità di evadere le commesse in corso, a patto che non comportino un’ulteriore perdita per l’impresa); 2) quando il curatore fallimentare, nel corso della procedura, ritiene che la continuazione dell’attività – non già disposta dal tribunale – possa assicurare una maggiore massa attiva che consenta di meglio soddisfare le pretese dei creditori. In questo caso l’autorizzazione è rilasciata dal giudice delegato, su istanza del curatore, con decreto motivato previo parere favorevole del comitato dei creditori; 3) quando lo prevede il programma di liquidazione dell’attivo, che dovrà essere predisposto dal curatore entro 60 giorni dalla formazione dell’inventario e sottoposto all’approvazione del comitato dei creditori.

Anche in questo caso la finalità è legata alla prospettiva di un maggiore realizzo a vantaggio della massa dei creditori.

Si tratta peraltro di un’eventualità residuale e di scarsa applicazione, essendo improbabile che dopo mesi o anni di fermo produttivo l’azienda possa proficuamente riprendere l’attività, per di più in un tempo limitato.

Può invece accadere che l’esercizio temporaneo sia contenuto nel programma di liquidazione se già era stato autorizzato dal Giudice Delegato in una fase precedente, qualora si ravvisi l’opportunità di proseguirlo.

L’autorizzazione a proseguire temporaneamente l’attività può essere anche parziale, cioè limitata ad uno o più specifici rami dell’azienda, in relazione allo scopo che l’esercizio provvisorio si prefigge. In tutti i casi la gestione temporanea dell’impresa fallita è affidata al curatore fallimentare, il quale agisce come imprenditore nell’interesse della massa dei creditori e deve, pertanto, adempiere con la dovuta diligenza tutti gli obblighi conseguenti.

L’esercizio provvisorio comporta conseguenze rilevanti nei rapporti con i terzi: i contratti pendenti al momento della dichiarazione di fallimento proseguono, a meno che il curatore non intenda sospenderli o scioglierli.

Inoltre, i crediti sorti durante l’attività autorizzata in corso di fallimento sono soddisfatti in prededuzione rispetto ai crediti anteriori, con la precisazione che i creditori con i quali siano proseguiti i rapporti contrattuali già esistenti beneficeranno della prededuzione solo per i crediti maturati in epoca successiva all’autorizzazione dell’esercizio provvisorio.

Va sottolineato che in ogni caso gli organi della procedura fallimentare detengono un potere di controllo assai consistente in ordine allo svolgimento di questa fase e possono agevolmente provocarne la cessazione. In primo luogo il comitato dei creditori deve essere informato dal curatore ogni tre mesi sull’andamento dell’esercizio provvisorio dell’impresa e può revocare la propria approvazione, con conseguente interruzione dell’attività.

Inoltre il curatore ogni sei mesi, e comunque alla fine dell’esercizio provvisorio, deve rendere il conto dell’attività e può in qualsiasi momento comunicare al comitato ed al giudice delegato la sopravvenienza di circostanze che rendano inopportuna la prosecuzione della stessa.

Infine anche il tribunale fallimentare può ordinare d’ufficio la cessazione dell’esercizio provvisorio, se non ne ravvisa più l’opportunità, sentiti il curatore ed il comitato dei creditori.

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