Consulenza o Preventivo Gratuito

Maltrattamenti: provvedimenti ad hoc per tutelarsi

del 28/02/2013

Maltrattamenti: provvedimenti ad hoc per tutelarsi

Il delitto di violenza sessuale concorre con quello di maltrattamenti in famiglia quando la condotta violenta, pur ispirata da prevalenti motivazioni di carattere sessuale, non si esaurisce nel mero uso della violenza necessaria a vincere la resistenza della vittima per abusarne sessualmente, ma si inserisce in un contesto di ingiurie, sopraffazioni, minacce e violenze di vario genere nei confronti di quest'ultima, tipiche della condotta di maltrattamenti.

I delitti di violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia molto spesso concorrono tra di loro, sono cioè due distinti reati, quando la condotta violenta, pur ispirata da prevalenti motivazioni di carattere sessuale, non si esaurisce nel mero uso della violenza necessaria a vincere la resistenza della vittima per abusarne sessualmente, ma si inserisce in un contesto di sopraffazioni, ingiurie, minacce e violenze nei confronti di quest'ultima.

Il delitto di maltrattamenti è, invece, assorbito da quello più grave della violenza sessuale (ciò comporta l'applicazione della pena prevista per il reato più grave aumentata fino al triplo) quando vi è piena coincidenza tra le condotte, nel senso che gli atti lesivi sono finalizzati esclusivamente alla realizzazione della violenza sessuale e sono strumentali alla stessa.

Negli ultimi anni è cresciuto in modo cospicuo il numero delle donne vittime di violenza da parte del partner o da tutte quelle persone "deviate psicologicamente" che hanno stretto un qualche contatto con la vittima.

Donne sottoposte continuamente a sapraffazioni fisiche e morali, ingiurie, umiliazioni psicologiche e materiali, costrette a subire percosse di vario genere (calci, pugni, ecc.), il tutto completato dal compimento reiterato di atti sessuali contro la loro volontà, costrette a congiungersi carnalmente a loro con la violenza.

Questi "uomini" credono, nel loro delirio, di mettere in atto "un senso di onnipotenza e di dominio sulle donne" che per loro natura (e dunque solo da un punto di vista fisico) sono e saranno sempre la parte debole di un rapporto "malato".


Più riprovevole è la violenza sessuale ed i maltrattamenti a danno dei minori i quali molto spesso sono costretti a subire abusi, sorprusi e violenze senza poter ribellarsi perchè regna in loro la paura di non essere creduti, il senso di umiliazione e di vergogna nei confronti dei loro coetanei e degli adulti.

Troppo spesso si impedisce la propagazione, anche involontaria, del "segreto" che deve restare celato nell'ambito domestico in cui, spesso, le vittime sono sottoposte ad un regime di vita fatto di sofferenze e vessazioni; una situazione grave e delicata che è "figlia" di un livello culturale tale da giustificare sia la copertura della violenza sessuale o del maltrattamento intrafamiliare sia il tentativo di ritrattazione della reale versione dei fatti.

Eppure esiste la L. 154/2001 in materia di "Misure contro la violenza nelle relazioni familiari" la quale concretizza un sistema di tutela nei confronti di vittime di maltrattamenti e violenze sessuali prevedendo una serie di misure di protezione quali: l'ordine impartito al coniuge o convivente autore di tali delitti di cessare da tale condotta; l'allontanamento dalla casa familiare con eventuale ed ulteriore prescrizione di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dai familiari che si intendono proteggere dai suoi abusi, ecc..

Doveroso il richiamo alla "Convenzione Europea dei diritti dell'uomo" del 1989 nella quale è presente, inoltre, il richiamo esplicito alla necessità di provvedere alle esigenze di protezione e cura dei bambini vittime di violenza, sfruttamento sessuale, maltrattamenti, adottando ogni adeguato provvedimento per agevolare il riadattamento fisico e psicologico nonchè il reinserimento sociale: questi devono svolgersi in condizioni tali da favorire la salute, il rispetto della persona e la dignità del fanciullo.

I minori, al pari degli adulti, vengono spesso chiamati a testimoniare dinanzi al giudice di merito: tale indagine è particolarmente rigorosa soprattutto quando a deporre sono i minori di anni 14 che, in quanto bambini, tendono alla "affabulazione" e cioè a confondere elementi di fantasia con la realtà.Tuttavia, una volta valutata l'attendibilità del teste e accertata la veridicità della deposizione, il giudice è in grado di adottare i provvedimenti più opportuni volti a proteggere le "piccole vittime".

Per completezza preme precisare che integra il delitto di maltrattamento anche nei confronti dei figli la condotta di colui che compie atti di violenza fisica (e non) contro la convivente.

Ciò in quanto lo stato di sofferenza e di umiliazione delle vittime non deve necessariamente collegarsi a specifici comportamenti vessatori posti in essere nei confronti di un determinato soggetto passivo, ma può derivare anche da un clima di tensione che si è instaurato all'interno di una comunità familiare in conseguenza di atti di sopraffazione indistintamente commessi a carico delle persone sottoposte al potere del soggetto attivo le quali ne siano tutte consapevoli; poco conta l'entità numerica o la riferibilità degli atti vessatori ad uno qualsiasi dei soggetti passivi.

In ultimo pare potersi concludere affermando che ogni forma di costrizione fisica o psichica, idonea ad incidere sull'altrui determinazione nella sfera sessuale, costituisce all'interno di una coppia (coniugale e paraconiugale) una condotta punibile ex art. 609 bis c.p.

Di conseguenza, per ottenere un'adeguata tutela giuridica con l'adozione di provvedimenti ad hoc (preceduti da una campagna di prevenzione contro tali delitti) è necessario "rompere il muro del silenzio" e denunciare il padre o il partner autore delle violenze e dei maltrattamenti.

vota  
Inserendo i miei dati accetto le Condizioni d'uso e il trattamento dati
Voglio ricevere le newsletter di Axélero S.p.A. come specificato nel paragrafo 2b
Voglio ricevere le newsletter di società terze come specificato nel paragrafo 2c
SULLO STESSO ARGOMENTO
Insulti via mail non è molestia

del 22/07/2010

Secondo la Corte di Cassazione scrivere e inviare una email di insulti è completamente differente da...

Anche la diffamazione è stalking

del 23/09/2010

Se siete stati oggetto di diffamazione, ad esempio di fronte al vostro datore di lavoro, potete accu...

Niente insulti al dipendente suscettibile

del 01/10/2010

Il datore di lavoro che riprende un dipendente non è autorizzato in alcun modo a offenderlo con epit...