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Mediazione: gli effetti della sentenza della Cassazione

del 07/01/2013

Mediazione: gli effetti della sentenza della Cassazione

La Corte costituzionale, innovando le forme processuali contemplate dall’ordinamento, con un comunicato stampa ha anticipato il contenuto della sentenza n. 272, depositata il giorno 6 dicembre, con cui ha dichiarato l’incostituzionalità, per eccesso di delega, del tentativo obbligatorio di mediazione nelle materie indicate all’art. 5, comma 1, del d.lgs. n. 28 del 2010.

Il lasso di tempo intercorso tra l’udienza tenutasi il giorno 24 ottobre 2012 e l’odierno deposito della sentenza ha inevitabilmente generato tra gli operatori del diritto e gli organismi di mediazione non poche difficoltà e perplessità operative.

Infatti, all’indomani del citato comunicato stampa, il Ministero della giustizia aveva pubblicato sul proprio sito un annuncio in base al quale, non appena note le motivazioni della sentenza del Giudice delle leggi, avrebbe apportato le modifiche ai testi di legge.

Molti organismi di mediazione, in particolare quelli forensi, si sono affrettati ad indicare nei loro siti che le domande di mediazione depositate sarebbero state gestite alla stregua di quelle facoltative, con conseguente immediata abrogazione delle riduzioni di costo previste dal decreto in violazione del D.M. 180/2012 il quale, fino alla pubblicazione delle motivazioni della sentenza, era rimasto a tutti gli effetti legge dello stato.

Ma andiamo con ordine, facendo il punto sui temi aperti dalla pronuncia della Corte.

A oltre un anno e mezzo dalla entrata in vigore della obbligatorietà del tentativo di mediazione, e dopo che l’avvocatura sembrava avere assimilato il nuovo “rito” e dopo che la stessa mediazione obbligatoria aveva avuto il plauso anche del Primo Presidente della Corte di cassazione per l’importante impatto deflattivo sul contenzioso pendente, i legali, le imprese e i privati cittadini devono nuovamente tornare a fare i conti con il processo civile, modificato a seguito della sentenza della Corte, sentenza che, però, non altera le altre fonti del tentativo di mediazione costituite da quella volontaria, da quella delegata e da quella nascente da clausola contrattuale.

Con riferimento all’abrogata mediazione obbligatoria, occorre precisare che il Giudice delle leggi si è espresso in senso negativo soltanto per un vizio di eccesso di delega nella predisposizione del d.lgs. n. 28 del 2010 e non in termini assoluti contro l’obbligatorietà della mediazione, che, giovi ricordarlo, è, e rimane, obbligatoria per legge in materia di telecomunicazioni e di subfornitura industriale, materie nelle quali l’obbligatorietà, in passato, è stata più volte ritenuta costituzionale dalla Corte.

Ciò che è sicuro è che, a fronte della dichiarata incostituzionalità del primo comma dell’art. 5 del decreto e di tutte le norme che lo stesso richiamano, non sarà più obbligatorio, per la parte istante, procedere al deposito dell’istanza di mediazione a pena di improcedibilità della domanda in giudizio, mentre maggiori dubbi si annidano in merito all’incidenza della sentenza alle procedure avviate.

Per contro, nulla cambia rispetto al passato in relazione alle procedure di mediazione volontarie, a quelle delegate e a quelle nascenti da clausola contrattuale, o statutaria che continueranno ad essere attivate e gestite in base alle disposizioni del d.lgs. n. 28 del 2010 andate esenti dall’intervento del Giudice delle leggi.

Il Ministero della giustizia, il quale in un primo tempo era sembrato appoggiare la via della reintroduzione in sede di conversione del Decreto sviluppo di un emendamento che sanasse l’eccesso di delega, dopo avere ceduto, come è noto, alle pressioni di parte dell’avvocatura, si era limitato ad annunciare un intervento, dopo la pubblicazione della sentenza, in termini di incentivi all’uso della mediazione per non vedere frustrata l’attività posta in essere in questi anni a tutti i livelli, gli investimenti dei quasi mille organismi di mediazione riconosciuti e operanti sul territorio nazionale, nonché di tutti i professionisti che hanno investito risorse in termini di tempo e denaro nella loro qualificazione professionale per divenire mediatori.

A sentenza pubblicata, la palla torna, quindi, nelle mani del legislatore.

 

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