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La normativa in materia di congedi parentali

del 02/01/2013

La normativa in materia di congedi parentali

L’11 dicembre ultimo scorso, al fine di evitare sanzioni per infrazione da parte della U.E., è stato firmato il D.L. n. 216 il cui articolo 3, in recepimento della direttiva 2010/18/UE dell’8.3.2010, attua l’accordo quadro riveduto in materia di congedo parentale. Volendo fare il punto della situazione possiamo ricordare quanto prevede attualmente la normativa in merito. Nei primi otto anni di età del bambino i genitori, lavoratori dipendenti, hanno diritto di assentarsi dal lavoro, anche contemporaneamente come segue: la madre per un periodo, continuativo o frazionato non superiore a 6 mesi, il padre per 7 mesi.

Nel caso di riposi giornalieri del padre, l’art. 40 del D.Lgs. 151/2001, T.U. sulla maternità e paternità, precisa che egli può fruire di tali permessi anche qualora la madre non sia lavoratrice dipendente, ma autonoma o casalinga. In quest’ultimo caso, però, dovrà dimostrare che la stessa è impegnata in altre attività.

Nell’ipotesi in cui il congedo parentale sia fruito da entrambi i genitori, il periodo di congedo totale non può superare il limite di 11 mesi; nell’ipotesi di presenza di un solo genitore il periodo di astensione, continuativo o frazionato, non può superare i 10 mesi; i genitori adottivi o affidatari possono usufruire del congedo parentale entro i primi 8 anni dall’ingresso in famiglia, a prescindere dall’età del bambino e, comunque, non oltre il raggiungimento della maggiore età. In relazione ai congedi di cui sopra la norma prevede che il lavoratore sia tenuto a dare al datore di lavoro un preavviso di almeno 15 giorni (fatti salvi casi di impossibilità oggettiva).

Il D.L. 216, con cui l’Esecutivo attua l’accordo quadro in tema di congedo parentale, mette a punto le norme previste dal Testo Unico in materia di maternità e paternità prevedendo la facoltà del lavoratore di poter fruire del congedo parentale anche su base oraria. Viene previsto, inoltre, che all’atto della richiesta da parte del lavoratore, questi dovrà indicare al datore di lavoro anche l’inizio e fine del periodo di congedo. 

Da ultimo, sempre demandando la messa a punto alla contrattazione collettiva, invita lavoratore e datore di lavoro, durante il periodo di congedo, a concordare misure di ripresa dell’attività lavorativa. E questo è assai sibillino e ci si augura che in sede di contrattazione collettiva se ne chiarisca il reale significato.

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