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Sinistri stradali: processo penale e nesso di causalità

del 02/01/2013

Sinistri stradali: processo penale e nesso di causalità

Il nesso di causalità è un concetto cardine nel procedimento penale e assume particolare rilevanza nella trattazione dei sinistri stradali: il compito del tecnico ricostruttore diviene quello di fornire all'organo giudicante elementi scientifici che possano collegare eventuali comportamenti dei singoli e l'ipotesi di reato contestata.

Nella ricostruzione di un sinistro stradale il compito essenziale del tecnico ricostruttore è quello di fornire all'organo giudicante tutti quegli elementi scientifici che possano contribuire ad identificare il nesso di causalità tra eventuali comportamenti e/o violazioni dei singoli e l'ipotesi di reato contestata (solitamente omicidio colposo o lesioni).

La locuzione “rapporto di causalità” contenuta nell’art. 40 c.p. costituisce una figura giuridica mediante la quale il legislatore stabilisce i criteri di imputazione di un evento ad un autore. Quando tra gli estremi del fatto compare un evento, questo rileva solo se sia stato causato dall’azione. Il problema cruciale al quale si deve dare risposta è che cosa sia necessario per poter affermare che un dato evento è conseguenza di una data azione.

Sul piano penale la formula all'articolo 40 c.p. comma 1 è apparentemente semplice nella sua essenzialità : “Nessuno può essere punito per un fatto previsto dalla legge come reato, se l'evento danno o pericoloso, da cui dipende l'esistenza del reato, non è conseguenza della sua azione od omissione”. Vi sono però nascoste problematiche particolarmente complesse. Quando si parla di nessi causali si fa riferimento a quel principio di responsabilità personale che previsto dall'articolo 27 della Costituzione; la responsabilità personale è innanzitutto, anche un problema di causalità cioè di attribuzione di responsabilità al soggetto per quel fatto e per quell'evento. Attraverso questi criteri noi raggiungiamo il risultato di verificare sulla base del fatto tipico quali comportamenti rientrino, e quali invece no, nella sfera del penalmente rilevante.

Mediante un meccanismo di sottrazione e di verifica contro fattuale, eliminando mentalmente l'azione umana in base alla quale si è verificato l'evento, si può stabilire se questo si sarebbe verificato senza l'azione umana, oppure no. 

Ogni volta che si pone un problema di nesso causale, bisogna motivare e quindi argomentare.

Qui entra in gioco l'opera del tecnico che dunque oltre alle scontate capacità e conoscenze scientifiche deve avere cognizione della giurisprudenza e della reale finalità del suo operato.

Gli elementi formati dalla consulenza tecnica o dalla perizia non possono essere il prodotto di un agire cieco e totalmente avulso dalla logica processuale.

Il tecnico deve allora essere in grado da un lato e dall'altro consapevole di dover fornire ausilio nella forma di quelle leggi di copertura in base alla quale una condotta è condizione necessaria quando individua una successione regolare, omogenea e conforme dei fenomeni, per cui, dato A si ottiene B, quando, cioè, l’evento è conseguenza costante, omogenea e conforme di quel comportamento.

Il giudicante non può su questo piano inseguire troppe opinioni personali se una legge è assoluta o relativa, la prende per come gli viene offerta dalla scienza. 

In alcuni casi le sentenze non fanno riferimento a una legge di copertura per la semplice ragione che questa su quel dato fenomeno non esiste: è il caso in cui occorre basarsi sull'individuazione  di una regola di esperienza generalizzata.

La regola dell’art. 40 co. 1 va integrata con la regola dell’art. 40 co. 2: “non impedire l’evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”. 

Ecco che il compito del tecnico diviene quello anche di valutare tutte quelle ipotesi di comportamento, suggerite e precisamente individuate ovviamente dalle norme del Codice della Strada, il cui rispetto avrebbe determinato esiti differenti sulla causazione del sinistro.

Per tutte quelle casistiche cioè che configurano i reati omissivi impropri, cioè commissivi mediante omissione, ovvero ancora riferiti a quei casi in cui non realizzare un comportamento al quale si è tenuti, costituisce la modalità di realizzazione del fatto vietato.

La cultura giuridica e la consapevolezza del tecnico ricostruttore di sinistri stradali non può infine prescindere dalla differente rilevanza ed efficacia che riveste il tema della causalità nel campo civile e nel campo penale.

Se da un lato, come fatti di scienza, le cause degli eventi sono uniche, tuttavia in campo civile giocano interessi, e quindi situazioni, profondamente diversi rispetto a quelli che giocano sul campo penale dove opera il principio della certezza processuale.

Nel campo civile, opera il principio del “più probabile che non" essendo il sistema civile collegato a interessi di tipo patrimoniale (risarcimento dei danni e analoghe situazioni), dove è accettabile un meccanismo di attribuzione causale degli eventi basato su una relazione di minore intensità che non la certezza.

Diversamente in campo penale, un pur minimo profilo di responsabilità configura la colpevolezza, proprio perchè viene a sussistere il suddetto nesso di causalità.


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