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Popper e il problema come stimolo ad apprendere

del 30/11/2012

Popper e il problema come stimolo ad apprendere
Il filosofo Popper affermava: “è il problema che ci stimola ad apprendere, a portare avanti la conoscenza, a sperimentare e ad osservare”.

Siamo abituati a pensare ai problemi come a degli incidenti di percorso, a delle barriere che ci impediscono di arrivare diritti al nostro scopo. Guardare con astio un problema serve a poco, bisognerebbe invece simpatizzare con l'evento problematico per vanificarlo.

Risolvere un problema (organizzativo, economico, politico, ecc..) vuol dire prima di tutto conoscerlo.

Non basta rilevarne l'esistenza ma è necessario misurare l'importanza che esso riveste per coloro che sono coinvolti nella ricerca di una sua soluzione e per l'organizzazione dentro alla quale l'evento si verifica.

Quando le persone si trovano di fronte ad un problema, di solito si muovono utilizzando il buon senso o comunque una strumentazione acquisita solo attraverso la loro esperienza, e capita di osservare questi fenomeni tipici:
-ognuno insiste sulla propria soluzione e non ascolta quella degli altri;
-ognuno si fa prendere dalla smania di smontare le soluzioni altrui piuttosto che lavorare per far emergere la bontà delle proprie.
Il problema di fondo consiste nel fatto che ognuno utilizza un modello interpretativo soggettivo assunto come "il modello razionale per eccellenza". L'equivoco è particolarmente facile per coloro che non conoscono altri modelli possibili con i relativi gradi di efficacia. Questo atteggiamento blocca la discussione e la trasforma in contrapposizione tanto da precludere ogni ricerca di soluzione condivisa. Per uscire dall'impasse è necessario, pertanto, intervenire sulle modalità di porsi nei confronti del problema e nell’interazione con le altre persone che lavorano al problema.

Dev'essere ben chiaro che non è possibile risolvere un problema con lo stesso modo di pensare che lo ha creato.

Un problema diventa un'opportunità quando si è in grado di inventare una soluzione innovativa.

Guardare un problema da diverse angolature e scomporlo in più sotto-problemi può dunque, risultare una strategia vincente.
I modelli di risoluzione dei problemi sono molteplici, ma qualunque strategia si utilizzi, i punti chiave sono:
1)    Capacità di suddividere il problema in parti (analisi)
2)    Capacità di riunire le diverse parti del problema sotto nuove luci (sintesi)
3)   Capacità di sistematizzare il problema attraverso valori e norme condivise (valutazione in relazione agli obiettivi)

Che comporta dunque a stimolare 3 facoltà principali del problem solving:

1.    Saper notare, ovvero la capacità di riconoscere un problema, resistendo alla tentazione di reagire d'impulso e a quella di lasciar correre, cercando di ragionare sulle condizioni reali che esisterebbero se il problema fosse risolto.

2.    Saper ricercare, ovvero una strategia di ricerca delle informazioni pertinenti al problema, sapere riconoscere e valutare le fonti dell'informazione, valutare l'affidabilità e l'esattezza. La disponibilità del persone a considerare nuove informazioni anche se queste contraddicono quelle che già si hanno. Una delle difficoltà maggiori infatti del processo di problem solving è quello di rimanere ingabbiati nella propria fissità funzionale, considerando unicamente le informazioni che fanno comodo al proprio naturale modo di pensare e di porsi di fronte al problema.

3.    Saper generare alternative, ovvero l'identificazione di più di una soluzione, e per ognuna di queste valutare gli effetti che ha sul problema (micro), sui colleghi di lavoro (impatto medio), sull'organizzazione e sui cittadini (macro), stimolando il desiderio di applicare la soluzione che genera più vantaggi per tutti e non quella più semplice.

Nessuno eccelle in tutte queste capacità, ma questo non ha grande importanza perchè il successo del problem solving dipende dalla giusto amalgama delle capacità individuali e di gruppo.



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