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Investire in Formazione per Uscire dalla Crisi

del 11/09/2012

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Investire in Formazione per Uscire dalla Crisi

Di questi tempi parlare di formazione è sempre più importante, non perché non se ne parli, anzi ormai da oltre un decennio si tratta l’argomento a tutti i livelli, ma oggi scrivere e parlare di tematiche formative assume un carattere ancor più significativo perché la formazione sta finalmente assumendo un ruolo centrale nello sviluppo della moderna società della conoscenza. Oltre a parlarne serve anche attivarsi per investire in formazione a tutti i livelli.

Le conoscenze divengono vecchie rapidamente, le competenze devono essere anch’esse costantemente aggiornate, molte attività professionali sono in cambiamento come anche molti mercati e un numero innumerevole di prodotti e servizi stanno vivendo una fase di profonda innovazione soprattutto grazie alle moderne tecnologie.

La prima grande crisi dell’era globalizzata, una crisi economico finanziaria strutturale sta mettendo alle corde molte imprese, famiglie e istituzioni, generando paure e problemi che sembravano far parte di un tempo passato; ecco allora che la formazione può essere un antidoto alla crisi per molti aspetti.

Come sta reagendo quindi il mondo del lavoro a questa situazione? Dal mio osservatorio di imprenditore, Formatore e consulente vedo quotidianamente accadere questo “Alcune imprese del nord est stanno reagendo meglio di altre, rendono flessibile l’orario di lavoro piuttosto che licenziare e tentano di favorire qualche investimento in formazione per riqualificare il personale, ma si dovrebbe fare di più. Alcuni invece purtroppo sono ormai strozzati dal fisco, dalla burocrazia e di debiti con enti, comuni, stato e non ce la fanno più pur tentando di resistere per grande senso di responsabilità verso dipendenti e fornitori. Troppi che avrebbero le carte in regola per innovare invece stanno rischiando di mollare, diversi imprenditori si lasciano andare nello sconforto e nella mediocrità abbassando la bandiera della qualità, alcuni rinunciano a migliorare, tagliano investimenti in formazione che porterebbero stimoli e idee, ma così facendo, si fa l’esatto contrario di ciò che si dovrebbe fare.

Questo momento storico appare essere, perciò una grande opportunità per chi lo saprà interpretare come tale. In questo momento, proprio i lavoratori e le imprese che sapranno approfittare di questa “bassa marea” per riqualificarsi, per migliorare le competenze, per rimotivarsi, per riorganizzarsi, avranno maggiori possibilità di uscire, prima o poi, vincitori da questa fase di “scrematura” nella quale ce la faranno i più motivati, i più agili, i più attenti, i più concreti, chi ha più qualità chi è più preparato e formato.

Se oggi i mercati finanziari sono in crisi, se le istituzioni faticano a rinnovarsi, se la politica è lenta nell’affrontare riforme fondamentali per il mondo del lavoro, cosa può fare allora una persona, un lavoratore, un giovane disoccupato, un imprenditore per investire sul suo futuro?
Chi si occupa di formazione, a tutti i livelli, nelle scuole, nelle aziende, negli enti pubblici, sa che l’investimento in formazione è di gran lunga l’investimento più redditizio che una persona o un’impresa possono fare.

Fare formazione, in qualsiasi modo o forma, serve per riuscire a rimanere nel mercato del lavoro, è un modo pratico per fare prevenzione, per fare una “manutenzione di se stessi”, delle proprie capacità tecniche, cognitive, emotive e relazionali. Nessuno può togliere ad una persona, quello che ha imparato e ognuno decide quanto e come utilizzare le sue capacità. Altro che investire in borsa, potremmo dire, meglio investire in formazione a tutti i livelli, magari trovando i soldi necessari per la formazione tagliando sugli sprechi o su alcuni “lustrini d’immagine” che non sempre rendono come promettono. Oggi una banca, con molta probabilità, finanzia più volentieri un imprenditore che chiede soldi per fare formazione e migliorare l'impresa. Un piccolo investimento in formazione può rendere moltissimo alla vitalità di un professionista, di un imprenditore, di un'impresa.

Le aziende che oggi riescono a sopportare meglio la crisi sono, non casualmente, quelle che hanno saputo investire nella formazione del personale, sono le imprese che mandano il personale ai corsi di aggiornamento professionale delle varie associazioni di categoria, sono le imprese guidate da una Leadership moderna, autorevole e flessibile, che supera l’ormai vecchio concetto di “capo” o paron, per dirla alla Veneta. Sono anche quelle che riescono a consorziarsi o unirsi con nuove formule di partnership. Chi sta affrontando meglio i problemi sono le aziende o le persone che hanno saputo scegliersi, oltre ad un buon commercialista, un buon consulente del lavoro, del personale preparato e motivato, oltre ad essersi fatti affiancare da una buona azienda o professionisti che offrono supporto organizzativo e formazione con interventi mirati e personalizzati.

La motivazione delle persone in questo momento diviene cruciale e saper motivarre non è da tutti. Per questo è importante riuscire ad avvalersi di chi dall’esterno, si ponga al fianco dell’imprenditore con una logica simile a quella di un allenatore nello sport, può fare una grande differenza. Un consulente, formatore o coach infatti può facilitare il nascere di altri punti di vista, rende più neutra la situazione da affrontare e soprattutto migliora l’oggettività con la quale affrontare importanti analisi limitando il senso di frustrazione e affrontando anche lo stress lavoro correlato, come previsto dal decreto 81/2008.

Per molti, il rischio è quello di essere tagliati fuori dal mondo del lavoro, si rischia di perdere il treno della ripresa. Tutto diventa sempre più flessibile, sempre più caotico, sempre più tecnologico, ecco allora che la formazione può essere un elemento strategico fondamentale non solo per prendere il treno della ripresa economica che prima o poi verrà, ma per rimanerci agganciati e trovare il proprio posto assieme a molti altri verso un futuro molto innovativo.

D’altra parte anche dopo la seconda guerra mondiale, il miracolo Italiano è stato accompagnato da un aumento enorme dell’istruzione, dal superamento di un diffuso analfabetismo, da un proliferare di scuole e istituti tecnico professionali, da un aumento delle Università. Oggi dopo sessant'anni anni potremmo dire che, per certi versi, non si deve ripartire da zero come allora, ma quasi. Quasi da zero nel senso che serve fare un salto culturale, serve creare un momento di forte discontinuità rispetto al passato salvaguardando il meglio della tradizione imprenditoriale Italiana, che è ancora famosa nel mondo come dimostrano i dati recenti dell’Export, e puntando dritto sulla formazione e l’innovazione. Serve ritrovare grandi motivazioni sopite dal benessere diffuso, serve ritrovare fame di migliorarsi serve maturare il desiderio di formarsi per trasformare sane ambizioni in risultati.

Di questi tempi essere analfabeti di sviluppo personale, di nuove tecnologie, di competenze manageriali, di organizzazione del lavoro, di comunicazione interpersonale, di capacità di lavorare in gruppo non è meno grave di quando un tempo, nel dopoguerra, i nostri nonni non sapevano leggere, scrivere o far di conto.

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