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Il ruolo dell'accomandante nella sas

del 19/11/2012

Il ruolo dell'accomandante nella sas

La società in accomandita semplice (s.a.s.) è una società di persone caratterizzata dalla compresenza di due categorie di soci, gli accomandanti e gli accomandatari, i quali si distinguono tra loro in ragione del potere di gestione della società da un lato e della responsabilità per i debiti sociali dall’altro.

Solo gli accomandatari possono compiere atti in rappresentanza della società e rispondono delle obbligazioni assunte da quest’ultima personalmente ed illimitatamente.

Al contrario, i soci accomandanti non hanno potere di compiere attività gestorie se non hanno ricevuto procura speciale per singoli affari, non hanno la rappresentanza della società e sono responsabili delle obbligazioni sociali limitatamente alla quota conferita.

Pertanto, nel caso in cui il patrimonio della s.a.s. sia insufficiente a soddisfare i creditori sociali, gli accomandanti non rischieranno alcuna aggressione al proprio patrimonio personale, a differenza degli accomandatari.

Sostanzialmente nella s.a.s. si assiste ad una rigida correlazione tra rischio economico e potere gestionale: solo gli accomandatari, che assumono un rischio illimitato per l’attività sociale, hanno il potere di gestire tale attività.

Diversamente gli accomandanti hanno poteri assai limitati ed in genere tali da non influire in maniera decisiva sull’attività sociale, atteso che essi, una volta conferito quanto stabilito nell’atto costitutivo della società, hanno esaurito i loro obblighi sociali.

Correlato al divieto di accedere alla gestione della società è il divieto di far figurare il nome del socio accomandante nella ragione sociale della s.a.s., a differenza di quello del socio accomandatario.

In caso contrario, l’accomandante assume responsabilità personale ed illimitata nei confronti dei creditori, al pari degli accomandatari.

L’assunzione di responsabilità personale ed illimitata è la conseguenza prevista dalla legge anche nel caso in cui l’accomandante contravvenga al divieto di compiere atti di gestione sociale (il c.d. divieto di ingerenza): in tal caso egli sarà responsabile illimitatamente e solidalmente con gli accomandatari non solo per le obbligazioni assunte in violazione del divieto di ingerenza, ma per tutte le obbligazioni sociali.

E questo – si ritiene – anche se l’ingerenza dell’accomandante nella gestione sociale non sia intenzionale. Va però notato che l’assunzione di responsabilità illimitata e personale come sanzione per la violazione del divieto di ingerenza non comporta la trasformazione dell’accomandante in accomandatario: egli resta comunque escluso dall’amministrazione della società per il futuro.

L’atto compiuto dall’accomandante in violazione del divieto di ingerenza non è vincolante per la società, salvo ratifica da parte di quest’ultima (anche in forma tacita).

Va altresì evidenziato che la legge non definisce in cosa consistano gli atti di ingerenza vietati all’accomandante.

Sussiste comunque un’ampia casistica giurisprudenziale di descrizione di atti vietati, accomunati dall’essere espressione di attività gestoria e decisionale, non meramente esecutiva dell’attività sociale.

La figura dell’accomandante, tuttavia, non è limitata al solo apporto di capitale: la legge ammette che questi possa prestare la propria opera in favore della società sotto la direzione degli amministratori (anche con qualifica di dirigente) e, qualora sia previsto dall’atto costitutivo della s.a.s., dare autorizzazioni e pareri per il compimento di determinate operazioni, nonché compiere ispezioni ed atti di sorveglianza.

Si sottolinea infine che le conseguenze di un’ingerenza del socio accomandante nella gestione della società possono essere particolarmente gravi: egli può anche essere escluso dalla s.a.s. ed essere dichiarato fallito nell’eventualità in cui si verifichi il fallimento della società.

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