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Le unioni omosessuali sent 4184/12 Corte di Cassazione

del 13/11/2012

Le unioni omosessuali sent 4184/12 Corte di Cassazione

Con la sentenza n. 4184 del 2012 la Corte di Cassazione ha stabilito che una coppia omosessuale, se non può ottenere il riconoscimento in Italia del proprio atto di matrimonio contratto all'estero, tuttavia può pretendere un trattamento giuridico parificato a quello delle coppie eterosessuali, e ciò in quanto titolare del diritto alla vita familiare e di vivere liberamente una condizione di coppia.

Nella sentenza n. 4184/2012 la Corte di Cassazione ha trattato la possibilità che le unioni tra omosessuali celebrate all’estero siano riconosciute nell’ordinamento italiano. Nel caso di specie, la Corte si è pronunciata sulla trascrivibilità nei registri dello stato civile italiano del matrimonio celebrato tra due uomini italiani nel 2002 a L’Aja, nei Paesi Bassi, e quindi secondo le norme proprie di quel paese.

La trascrizione del certificato di nozze, come atto pubblico, era stata richiesta all’ufficiale di stato civile del Comune di residenza, Latina, che a sua volta la respingeva in quanto gli atti formati all’estero non possono trascriversi nel nostro stato civile se sono contrari all’ordine pubblico.

La coppia arriva a proporre ricorso in Cassazione a seguito di rigetto della domanda di riconoscimento nei primi due gradi di giudizio.

Nel corpo della sentenza n. 4184/2012 i giudici della Corte di Cassazione scrivono: “due cittadini italiani dello stesso sesso, i quali abbiano contratto matrimonio all’estero, non sono titolari del diritto alla trascrizione del relativo atto nel corrispondente registro dello stato civile italiano. Tale intrascrivibilità – a seguito delle sentenza n. 138 del 2010 della Corte Costituzionale e 24 giugno 2010 della Corte Europea dei diritti dell’uomo – non dipende più dalla inesistenza di un tale matrimonio o dalla sua invalidità ma dalla sua inidoneità a produrre qualsiasi effetto giuridico nell’ordinamento italiano. I componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto – in particolare – se, secondo la legislazione italiana, non possono far valere né il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all’estero tuttavia – a prescindere dall’intervento del legislatore in materia – quali titolari del diritto alla vita familiare e nell’esercizio del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni, segnatamente alla tutela di altri diritti fondamentali, possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza appunto di specifiche situazioni, il diritto a un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata e, in tale sede, eventualmente sollevare le conferenti eccezioni di illegittimità costituzionale delle leggi vigenti, applicabili nelle singole fattispecie, in quanto ovvero nella parte in cui non assicurino detto trattamento, per assunta violazione delle pertinenti norme costituzionali e/o del principio di ragionevolezza”.

E' evidente che la nostra Carta Costituzionale al suo articolo 29 riconosce e garantisce solo la famiglia fondata sul matrimonio, senza fare menzione alcuna della famiglia di fatto; ecco che l’ordinamento italiano, per sopperire a questa lacuna normativa, ha dovuto qualificarla come una “qualunque unione stabile e comunione di vita spirituale e materiale tra due persone non fondata sul matrimonio” purché contraddistinta da stabilità nel tempo, comunità di vita e mancanza del vincolo matrimoniale.

Dunque gli omosessuali conviventi in una stabile relazione di fatto se, per la legge italiana, non possono ottenere la trascrizione del loro atto di matrimonio contratto all’estero, tuttavia possono pretendere, in presenza di determinate condizioni, un trattamento giuridico parificato a quello che viene oggi riservato alle coppie eterosessuali coniugate, e ciò in quanto comunque titolari del diritto alla vita familiare, a vivere liberamente una condizione di coppia e a ricevere tutela per ogni situazione giuridica soggettiva di cui siano titolari.

Quindi pur avendo rigettato il ricorso della coppia omosessuale italiana, la Cassazione ha riconosciuto che la diversità di sesso non è da considerarsi un requisito indispensabile del matrimonio ma, al contrario, una relazione tra persone dello stesso sesso va considerata al pari di quella tra eterosessuali.

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