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Il "decreto sviluppo" e la legge fallimentare

del 11/09/2012

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Il "decreto sviluppo" e la legge fallimentare

Il "Decreto sviluppo", ora convertito in legge, contiene diverse norme che, modificando la Legge Fallimentare, incentivano la soluzioni delle crisi aziendali preservando il valore e la continuità dell'impresa, a tutto vantaggio soprattutto dei creditori.

Le modifiche alla legge fallimentare effettuate dal "decreto sviluppo" (D.L. n. 83 del 22.06.2012) di recente convertito in legge (L. n. 134 del 07.08.2012) prevedono diverse misure per agevolare la gestione delle crisi aziendali e, soprattutto, per incentivare i concordati preventivi.

Gli aspetti più significativi? Eccone alcuni.

>Per prima cosa, non solo sono sottratti all'azione revocatoria atti, pagamenti e garanzie posti in essere in esecuzione del concordato preventivo, come già era in precedenza, ma anche gli atti, i pagamenti e le garanzie legalmente compiuti nella fase precedente, ossia dopo il semplice deposito della domanda di ammissione al concordato (art. 67 c. 3 lett.e L.F.).

>Inoltre, ora l'azienda in crisi può depositare in Tribunale una domanda di ammissione al concordato preventivo (unitamente agli ultimi tre bilanci), riservandosi di presentare la vera e propria proposta, il piano e la documentazione in un momento successivo, stabilito dal giudice (tra 60 e 120 giorni, eventualmente anche prorogabili) (art. 161 c.6 L.F.).

>Ancora, nel periodo transitorio in cui l'imprenditore ha chiesto di poter accedere al concordato, depositando il relativo ricorso in Tribunale, ma la procedura non è ancora stata aperta, l'imprenditore può compiere tutti gli atti di ordinaria amministrazione ritenuti opportuni; se subentrasse invece la necessità di compiere atti di straordinaria amministrazione urgenti, l'imprenditore potrà compierli ma munendosi prima dell'autorizzazione del Tribunale. In questa fase, eventuali crediti di terzi sorti per effetto delle attività compiute dall'impresa, saranno prededucibili, ossia, in pratica, godranno della possibilità di esser soddisfatti prima di tutti gli altri crediti (art. 161 c. 6 e ss L.F.).

Dunque l'imprenditore da un lato non dovrà necessariamente attendere la preparazione della proposta e del piano di concordato per godere dei vantaggi che derivano dal deposito del ricorso a protezione del patrimonio aziendale (in particolare il blocco di tutte le azioni esecutive), dall'altro potrà depositare domanda di concordato ma nello stesso tempo potrà compiere atti di ordinaria amministrazione o, se indispensabile, anche di straordinaria amministrazione, allo scopo evidentemente di preservare il valore aziendale. D'altro canto i terzi che lavorano con l'impresa (per esempio i fornitori) saranno incentivati a continuare, grazie al venir meno del rischio revocatoria già dal deposito della domanda di concordato ed alla prededucibilità dei crediti eventualmente sorti nel periodo transitorio.

È evidentente pertanto lo sforzo del legislatore nel cercare di preservare il valore dell'impresa in crisi, nell'interesse non solo dell'imprenditore ma anche e soprattutto dei creditori.

Avvocato Alessandra Paci

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