Il Professionista su misura per te
o richiedi una
Chiedi una Consulenza o Preventivo Gratuito

Conservazione di siti storici

del 11/11/2013
CHE COS'È?

Conservazione di siti storici: definizione

Un progetto di restauro non può essere improvvisato e per quanto esperto possa essere il tecnico che lo esegue è assolutamente necessario seguire una metodologia ben precisa.

Come si legge nella Carta Italiana del Restauro del 1972 "La redazione del progetto per il restauro di un'opera architettonica deve essere preceduta da un attento studio sul monumento condotto da diversi punti di vista (che prendano in esame la sua posizione nel contesto territoriale o nel tessuto urbano, gli aspetti tipologici, le emergenze e qualità formali, i sistemi e i caratteri struttivi, ecc.), relativamente all'opera originaria, come anche alle eventuali aggiunte o modifiche".


COME SI FA

Qui di seguito vengono riportate le fasi di lavoro che andrebbero seguite.

Indagine storica: l'esame dei trascorsi costruttivi di un edificio, quale premessa al restauro, è spesso visto come un obbligo da assolvere senza particolare dedizione. Non sempre, infatti, se ne comprende l'importanza anche se è indubbio che la conoscenza specifica della fabbrica è un requisito "sine qua non" per una buona progettazione. L'indagine storica, infatti, permette di comprendere quale sia stata l'evoluzione delle strutture, quali i cambiamenti apportati, quali possano essere stati gli eventi che hanno causato un certo stato (si ricordi che la comprensione delle cause, anche storiche, è fondamentale). È pur vero, però, che non è possibile instaurare alcun automatismo: un'ottima analisi storica è condizione necessaria ma non sufficiente per garantire un progetto di qualità.

Rilievo: Conoscere in modo preciso la consistenza fisica dell'edificio è fondamentale nell'affrontare un progetto di restauro. Il rilievo, in questo caso, va inteso in modo molto ampio, comprendendo accertamenti, saggi, prove... È, infatti, importante conoscere la qualità dei materiali e le tecniche costruttive, il processo cronologico delle parti della fabbrica ed i processi di degrado in atto.

Diagnostica: Nel progetto di restauro è fondamentale utilizzare conoscenze oggettive, puntuali e strettamente correlate all'edificio o alla situazione patologica specifica: le decisioni devono essere formulate solamente sulla scorta di valutazioni tecniche supportate da una conoscenza approfondita e mai in base a soli giudizi storici, critici, od estetici.

Progetto: "Esigenza fondamentale del restauro è quella di rispettare e salvaguardare l'autenticità degli elementi costitutivi. Questo principio deve sempre guidare e condizionare le scelte operative" (Carta Italiana del Restauro, 1972).

Nonostante ciò, la scelta di quali strumenti adottare per conservare un monumento è spesso soggettiva e dipende da un numero molto ampio di variabili.

Tra queste si può ricordare, a puro titolo di esempio, valutazioni di tipo sociale (quando una bomba fece saltare in aria il Padiglione di Arte Contemporanea di Milano l'indignazione popolare e la necessità psicologica di cancellare dalla memoria questo fatto indusse a ricostruire la struttura museale "dov'era e com'era" senza dare troppo peso alla teoria della conservazione della storia- anche traumatica- dell'edificio. Al contrario per la ricostruzione delle "Torri Gemelle" di New York si è pensato di progettare strutture completamente diverse da quelle che esistevano: l'opinione pubblica, infatti, era dell'avviso che sarebbe stato "politically incorrect" erigere nuovamente delle strutture che avrebbero ricordato una pagina tanto nefasta della storia del Paese. Due tragedie, lo stesso risultato, due risposte opposte).

Anche l'aspetto economico non è assolutamente da sottovalutare: le nuove tecnologie, i materiali più innovativi costano più degli altri ed il committente non è sempre dell'opinione di investire più dello stretto necessario.

L'esperienza del progettista e la sua propensione "al rischio" sono, poi, fondamentali: ci sono tecnici che si affidano solo a tecniche e procedure ampiamente sperimentate e chi, nel proprio percorso professionale, cerca di innovarsi e di sperimentare nuove procedure.

Una variabile importante, praticamente quasi fondamentale, è l'uso che del monumento si vuole fare: la semplice conservazione, senza la necessità di un riuso funzionale impone interventi diversi da quelli necessari per mettere in sicurezza, ad esempio, delle strutture che dovranno essere aperte al pubblico.

Un'altra variabile che il progettista deve tenere in debita considerazione è la disponibilità di materiale e la padronanza delle tecniche necessarie per la sua posa in opera: se si opera in paesi che non hanno la varietà di possibilità cui si è abituati in Italia è necessario "tarare" l'intervento sulla reale attuabilità dell'opera.

Manutenzione: L'intervento conservativo, comunque, non si esaurisce con il progetto di restauro: è importante, infatti, stabilire anche un corretto programma di manutenzione nel tempo, finalizzato non ad interventi di sostituzione a scadenze prestabilite, quanto ad un monitoraggio attento, basato sull'osservazione e la conoscenza costante dell'evoluzione dei fenomeni nel tempo, realizzabile con controlli da effettuare sull'intero edificio e sulle singole parti, al fine di prevenire possibili situazioni a rischio (cultura della manutenzione). La finalità ultima è quella di rallentare il processo di invecchiamento dell'edificio .

Tecniche di restauro

Molte sono le tecniche che possono essere utilizzate in un intervento conservativo, alcune sono più attuali, altre erano maggiormente in voga qualche tempo fa e sono state sorpassate dalle attuali teorie sulla conservazione e sulla reversibilità dell'intervento.

Qualunque scelta faccia il progettista, essa deve necessariamente essere coerente con lo scopo del restauro (semplice conservazione, riuso dell'edificio...)

In linea generale è possibile suddividere le maggiori tecniche in due macrocategorie, quella che comprende le metodologie "tradizionali" e quella che include i sistemi più "innovativi" che si avvalgono di nuovi materiali (quali l'acciaio od i fibrorinforzati) e nuove tecniche. Un capitolo a parte va dedicato, poi, alla conservazione "virtuale", forse il nuovo confine nella pratica del restauro.

Tecniche di restauro tradizionali

Conservazione allo stato di rudere

Una scelta spesso effettuata, soprattutto per quanto riguarda i beni catalogabili come "archeologici", è quella di conservarli così come ci sono giunti dal passato, eventualmente anche allo stato di rudere.

Questa tecnica, che sicuramente prende le mosse dal concetto romantico di sublime, tende a non ricostruire ed a non integrare il bene ma semplicemente ad eliminare le cause che possono portare ad un ulteriore degrado.

Si interverrà, allora, in sede locale eliminando, per esempio, la vegetazione infestante, proteggendo malte ed intonaci (sollevando tra l'altro il problema progettuale della copertura degli scavi), puntellando le strutture per evitare crolli...  

L'anastilosi

La carta di Atene del 1931 riporta: "è opera felice il rimettere in posto gli elementi originari ritrovati (anastilosi) e i materiali nuovi necessari a questo scopo dovranno sempre essere riconoscibili".

Lo stesso concetto viene ripreso nella Carta Italiana del restauro del 1932 e, poi, nella Carta di Venezia del 1964: "Esso afferma pertanto:...che nei monumenti lontani ormai dai nostri usi e dalla nostra civiltà, come sono i monumenti antichi, debba ordinariamente escludersi ogni completamento, e solo sia da considerarsi la anastilosi, cioè la ricomposizione di esistenti parti smembrate con l'aggiunta eventuale di quegli elementi neutri che rappresentino il minimo necessario per integrare la linea e assicurare le condizioni di conservazione" e "Verranno inoltre prese tutte le iniziative che possano facilitare la comprensione del monumento messo in luce, senza mai snaturare i significati. È da escludersi "a priori" qualsiasi lavoro di ricostruzione, mentre è da considerarsi accettabile solo l'anastilosi, cioè la ricomposizione di parti esistenti ma smembrate."

Questa tecnica necessita, per essere eseguita correttamente, che si abbia un'idea molto precisa di come fosse strutturato l'edificio prima del degrado, in modo da poter ricollocare i diversi elementi nella loro corretta posizione: se, infatti, può essere relativamente semplice comprendere dove vada sistemato un elemento strutturale, è decisamente più complicato collocare un fregio od una decorazione se non si ha cognizione della sua originaria sistemazione.

Il manufatto può essere lasciato "incompleto" oppure, come accennato, le parti mancanti, se di lieve entità, possono essere integrate con rifacimenti che dovrebbero essere, già ad occhio nudo, ben distinguibili dagli originali. Essi possono essere tenuti in "sottosquadro" cioè possono essere accordati a livello diverso dalle parti originarie; un'altra alternativa è quella di lasciare a vista il supporto originario, in ogni modo non è mai ammesso l'integrazione ex novo delle zone figurate o l'inserimento di elementi determinanti per la figuratività dell'opera.

Va sottolineato che, nonostante l'innegabile validità teorica di questo metodo, non sempre il risultato è apprezzabile.  

Ricostruzione/completamento

Questa tecnica di restauro è stata spesso utilizzata ed altrettanto spesso denigrata poiché tende a "sostituire" l'originale con una copia e ad ingannare il fruitore offrendogli il simulacro del monumento.

Per rispettare gli indirizzi teorici che vogliono che il restauro sia riconoscibile, la ricostruzione od il completamento vengono spesso effettuati con materiali diversi da quelli originali. Essi, però, soprattutto in passato, hanno creato dei seri problemi: non sempre questi materiali erano, infatti, compatibili con quelli originali e l'interazione ha generato degradi più seri di quelli che si voleva eliminare (si ricorda, ad esempio, l'uso massiccio del cemento: agli albori del suo utilizzo nel campo del restauro l'industria non aveva ancora messo a punto composti specifici ed esso era spesso molto ricco di sali. Questi, disciolti dalle precipitazioni meteoriche, andavano spesso ad attaccare e compromettere anche i contigui paramenti murari originali).  Anche esteticamente, i risultati non sono sempre stati dei migliori...  

Un'altra prassi molto utilizzata è quella di "segnare" l'intervento tenendolo in sottosquadro oppure applicandovi dei segni di riconoscimento che permettano al fruitore di comprendere quali siano le parti originali e quelle, invece, ricostruite (è stupefacente notare come il pubblico apprezzi un'opera se la ritiene originale e come, invece, la sottovaluti se è convinto che si tratti di una copia).

Purtroppo (o per fortuna) spesso la maggior parte dei visitatori non è in grado di cogliere queste "sottigliezze" e quindi, eccettuati i casi più eclatanti, non si rende conto del fatto che l'opera sia stata (anche pesantemente) restaurata.

Comunque, non necessariamente l'intervento di ricostruzione deve tendere al mimetismo: il restauro di un'opera può essere trasformato in una vera e propria esperienza compositiva che produca un'architettura di pregio.  

Tecniche di restauro innovative

I nuovi materiali

Il progresso tecnico e tecnologico degli ultimi anni ha permesso di mettere a punto tecniche di restauro -conservazione -consolidamento impensabili fino a pochi anni fa.

I prodotti che l'industria edile oggi propone sono innumerevoli e risolvono (od almeno promettono di farlo) tutti i possibili problemi connessi ai monumenti storici.

A solo titolo di esempio si può citare l'acciaio, sempre più utilizzato poiché consente interventi capaci di affiancare l'esistente, permettendone la lettura. Esso, poi, assicura ingombri minimi in ragione della notevole resistenza, costi contenuti, grande resistenza, immediata riconoscibilità e reversibilità dell'intervento e, da ultimo, un'indubbia durabilità.

Una delle applicazioni di maggiore interesse nell'edilizia, è quella che permette di eseguire placcaggi e di realizzare delle fasciature di strutture. Ultimamente per questi scopi sono utilizzati i materiali fibrorinforzati noti con la sigla FRP; grazie ad essi è possibile ottenere un incremento di resistenza meccanica e di rigidezza delle strutture solidarizzando ad esse un composito in resina epossidica e fibre di carbonio. Il carbonio ha un costo notevolmente superiore all'acciaio, tuttavia il suo utilizzo permette di ridurre drasticamente il peso del materiale necessario rispetto ad un placcaggio in acciaio di pari caratteristiche; la maneggevolezza e la flessibilità delle fibre rendono, poi, le lavorazioni veloci e poco rischiose.  

Un ultimo accenno va fatto a proposito delle resine: esse, soprattutto quelle epossidiche vengono utilizzate per realizzare rinforzi strutturali, per risarcire le lesioni superficiali, per sigillare fessure anche di grosse dimensioni ed infine per fissare connettori e barre per il restauro strutturale. Ovviamente non esiste un solo tipo di resine: esse vengono prodotte con caratteristiche tali da potersi adattare nel miglior modo possibile al materiale in cui andranno iniettate e per garantire qualità prestazionali specifiche.

Le risorse informatiche

Le nuove tecnologie informatiche aprono, oggi, nuove prospettive al restauro che può (e forse deve) diventare sempre più virtuale: è cosa risaputa, infatti, che i software rendono sempre più possibili ricerche che altrimenti avrebbero impegnato per molto tempo più di un studioso ed è anacronistico pensare che le evoluzioni tecnologiche non investiranno in maniera sempre più pesante anche l'indagine sul passato.

Il termine "conservazione", allora, può assumere un nuovo significato: non più solo operazione di tutela del manufatto ma anche processo teso a garantire la durata nel tempo della sua immagine e degli infiniti significati che essa è in grado di veicolare.

In questo campo si possono ricordare alcune tecniche tra cui, ad esempio, la modellazione in 3D. Essa, lapalissiano ma fondamentale, permette di veicolare un'informazione in forma percepibile: è così possibile fornire una visione completa e facilmente apprezzabile del bene senza dover intervenire direttamente su di esso evitando, in questo modo, le "ire funeste" dei conservatori. Gli oggetti così creati, poi, possono essere girati, zoomati, osservati nei minimi particolari (queste applicazioni permettono di raggiungere una qualità stupefacente)... è, cioè, possibile avere del bene un punto di vista che sarebbe impossibile nel mondo reale.

Un'altra tecnologia che offre ottimi spunti è la "Realtà virtuale": essa è particolarmente interessante per la divulgazione poiché, per veicolare le informazioni, utilizza il modo più istintuale, quello legato ai sensi (alla vista soprattutto) che permette di conoscere qualche cosa semplicemente "vivendola".

Queste tecnologie permettono di veicolare immagini ad alta risoluzione, sorprendentemente simili a quelle reali e di metterle a disposizione in qualsiasi parte del mondo, ovunque uno studioso abbia necessità di accedervi pur non potendosi recare sul luogo. Con questo metodo si possono eseguire prove che prima sarebbero state impensabili perché le immagini, così digitalizzate, si prestano ad infinite manipolazioni sempre di estrema qualità.

La realtà virtuale, inoltre, contrariamente a quanto si possa pensare, non necessita di una tecnologia particolarmente sofisticata o costosa: essa si ottiene modellando al computer un ambiente come se si utilizzasse una qualsiasi applicazione di computer grafica.

A questa modellazione viene poi applicato il programma di realtà virtuale. Esso consiste nel permettere di assumere un certo punto di vista interno all'ambiente e di poter modificare la vista che interessa con la stessa velocità con cui cambierebbe se nella realtà il visitatore si spostasse.

Se questa tecnica fosse applicata alla ricostruzione di monumenti o siti di particolare interesse lo studioso, ovunque si trovasse, avrebbe la possibilità di esperire l'ambiente, reso in modo tanto realistico da arrivare a coincidere con quello dell'osservatore stesso. L'immagine che la realtà virtuale può, infatti, fornire non si limita ad essere visiva ma coinvolge anche il tatto, l'udito, l'olfatto e, in un prossimo futuro, si pensa, perfino il gusto.

Un valido esempio di questa tecnica è rappresentato dalla riproduzione virtuale della tomba di Nefertari. L'originale è stato chiuso a lungo e sottoposto a laboriosi e delicatissimi restauri poiché le nuove condizioni microclimatiche ingenerate dalla presenza umana avevano messo seriamente a repentaglio la sopravvivenza di questo monumento. La creazione di una "tomba di Nefertari" che ricreasse virtualmente ogni particolare dell'originale ha permesso al grande pubblico di visitare questo luogo senza il rischio di aggravarne ulteriormente lo stato di conservazione. È stato, inoltre, possibile, partendo dalle fotografie d'epoca, ricostruire lo stato della tomba al momento della sua scoperta rendendo così possibile non solo un viaggio nello spazio ma anche nel tempo.

Un altro esempio dell'applicazione della realtà virtuale ad un progetto scientifico e turistico può essere quello fornito dalla ricostruzione delle basiliche di San Pietro. Questo progetto non solo ha garantito a chiunque nel mondo la possibilità di esperire lo spazio della basilica romana ma ha anche offerto una straordinaria possibilità agli studiosi: l'attuale impianto architettonico, infatti, è relativamente giovane e sorge sui resti di un'altra chiesa, risalente all'epoca di Costantino che fu rasa letteralmente al suolo nel 1500 per far posto alla nuova costruzione. Di essa non rimane più nulla ma dai dati archeologici e documentari è stato possibile risalire all'architettura di questa chiesa ed a renderla nuovamente "accessibile" e visitabile.

Analizzando le possibilità offerte da Internet ci si rende conto che "la rete" si configura come una grande mappa digitalizzata del mondo reale in cui i soggetti, le istituzioni e gli ambienti, quali noi li conosciamo, trovano nuovi spazi e nuove definizioni "architettoniche".

Fenomeno crescente è la creazione di "Virtual Museums", aree espositive che rinunciano alla connotazione architettonica ed urbanistica tradizionale per diventare sequenza potenzialmente infinita di luoghi e di ambienti ideati dal progettista ma articolati ed organizzati personalmente da ogni visitatore.

Per quanto riguarda più prettamente il problema conservativo, questo media è importante perché permette di rendere fruibili ad un vasto pubblico opere che, nella realtà, vengono conservate in situ, oppure reperti che difficilmente sarebbero visitabili (si pensi ad esempio alle opere di arte rupestre) od ancora oggetti appartenenti a collezioni diverse che, solo in questo modo, possono essere ammirati insieme, offrendo un panorama più completo ed esaustivo. 

Arch. Francesca VillaOrdine degli Architetti P.P.C. di Varese
via Cimabue, 22 - 21100 Varese
recapiti: e-mail villa.architetti@gmail.com; cell. 333 3977933


CHI
Architetti, Restauratori, Ingegneri

vota  

Inserendo i miei dati accetto le Condizioni d'uso e il trattamento dati
Voglio ricevere le newsletter di Axélero S.p.A. come specificato nel paragrafo 2b
Voglio ricevere le newsletter di società terze come specificato nel paragrafo 2c

PROGETTAZIONE PAESAGGISTICA E DEL VERDE: VOCI CORRELATE

Progettazione serre

di Arch. Simona Ferradini del 07/09/2011

La serra è un manufatto di protezione atto a creare le condizioni climatiche più favorevoli alla col..

Valutazione impatto paesaggistico

di Arch. Walter Caglio del 07/09/2011

La Valutazione dell'Impatto Paesaggistico è una verifica di compatibilità ambientale di un progetto ..

Manto Erboso

di Silvia Paesaggista Ghirelli del 06/02/2012

Per manto erboso si intende una associazione vegetale polifita (costituita da più specie), formatasi..

Paesaggistica: Master Plan

di Dott.ssa Ada Vittorina Segre del 07/09/2011

Si definisce Master plan un progetto strategico generale a lunga scadenza. Il master plan è particol..

Fitopatologo

di Silvia Paesaggista Ghirelli del 07/02/2012

Il fitopatologo è laureato in scienze agrarie e si occupa dello studio e della cura delle malattie d..