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Produzione e traffico di sostanze stupefacenti

del 02/01/2012
CHE COS'È?

Produzione e traffico di sostanze stupefacenti: definizione

La produzione e traffico di sostanze stupefacenti è una delle condotte delittuose previste quale reato dall'articolo 73 decreto del Presidente della Repubblica 309/90 (Testo Unico sulle sostanze stupefacenti).
Costituisce reato la produzione (intesa come coltivazione, produzione e fabbricazione, estrazione, raccolta e raffinazione) di determinate sostanze stupefacenti, se effettuata al di fuori dei casi espressamente autorizzati dalla legge (articolo 17 decreto del Presidente della Repubblica 309/90).
Il medesimo reato è commesso da chi, non autorizzato, "traffichi" in sostanze stupefacenti, distribuendo, commerciando, trasportando, procurando ad altri, inviando, passando o spedendo in transito sostanze stupefacenti.

(Decreto del Presidente della Repubblica 309/90 e successive modificazioni, articoli 73, 74, 80)

Avv. Barbara Sartirana
Ordine degli Avvocati di Milano
Studio Legale Avvocato Barbara Rita Sartirana

COME SI FA
E' un reato molto grave, procedibile d'ufficio.
Solitamente individuato dopo attente indagini di Polizia Giudiziaria, cui chiunque, in qualunque momento, potrà fornire elementi utili per individuare i trasgressori.
La disciplina penale con riferimento agli illeciti legati alle sostanze stupefacenti è individuabile nel cosiddetto “Testo Unico” sulle sostanze stupefacenti, ossia il decreto del Presidente della Repubblica 309 del 1990. Tale normativa ha subìto, nel tempo, alcune modifiche, ed è in continua evoluzione. Da un lato, il Testo Unico demanda Tabelle Ministeriali la classificazione delle diverse sostanze da ritenersi stupefacenti e, quindi, da sanzionarsi con le pene in esso previste. Le Tabelle Ministeriali sono aggiornabili sulla scorta di rinnovate esigenze e scoperte chimico-scientifiche (ad esempio, l'introduzione di nuove droghe prima non esistenti).
L'evoluzione del Testo Unico è stata negli anni scandita dalle interpretazioni giurisprudenziali che, come sempre, hanno il ruolo di applicare in concreto le norme, interpretandole e colmando le lacune di una fattispecie astratta, rendendole applicabile alle mille sfaccettature date dalle casistiche sottoposte quotidianamente al vaglio dei Giudici.
La Giurisprudenza ha assunto un ruolo ancor più pregnante in seguito al risultato del referendum abrogativo del 18 e 19 Aprile 1993 che ha creato incertezza eliminando il concetto di dose media giornaliera ed impedendo all'Autorità Giudiziaria di intervenire con sanzioni in caso di inosservanza di prescrizioni amministrative date dal Prefetto (risultato dell'abrogazione dell'articolo 76 decreto del Presidente della Repubblica 309/90).
La legge n. 49 del 2006, convertendo il decreto legge del 30 dicembre 2005 n. 272, interveniva a colmare gli spazi vuoti, apportando, tra l'altro, rilevanti modifiche al Testo Unico, attualmente vigenti.
La complessità degli interventi normativi porta in alcuni processi a dover discutere anche della successione delle leggi penali nel tempo, a norma dell'articolo 2 del codice penale, in ragione del momento in cui il reato è stato commesso. Inoltre, in seguito all'applicazione di misura cautelare o anche in seguito all'intervenuta condanna, il Testo Unico prevede una serie di procedure che possono aprire le porte del carcere all'imputato, laddove vi sia la concreta possibilità di sottoporsi ad un programma terapeutico.
La legge n.49/2006 ha introdotto la distinzione tra talune condotte penalmente rilevanti di per sè, in ragione del loro presunto collegamento con la destinazione dello stupefacente a terzi (coltivazione, produzione. fabbricazione, cessione eccetera, articolo 73, comma 1) ed altre (importazione, esportazione. acquisto, ricezione e illecita detenzione), che divengono penalmente rilevanti se caratterizzate dalla destinazione ad uso non esclusivamente personale dello stupefacente. Tale ultimo requisito si pone, quindi, quale discrimine tra illecito amministrativo (articolo 75) e illecito penale (articolo 73, comma 1-bis).

CHI
Il decreto del Presidente della Repubblica 309/90 presenta, dunque, innumerevoli questioni sostanziali e procedurali da affrontarsi in ogni stato e grado dei procedimenti penali.
Per tale ragione è consigliabile rivolgersi ad un avvocato penalista, considerata anche la gravità delle sanzioni penali che per tali fatti derivano. In alcuni casi potrà anche risultare utile sarà anche avvalersi di esperti periti chimici tossicologi per verificare le perizie sulle sostanze e le loro qualità (grado di purezza, numero di dosi ricavabili, presenza dei principi attivi nelle Tabelle del Ministero della Sanità e rispondenza delle sostanze analizzate al principio tabellare per la configurazione del reato).

FAQ

Cosa significa “principio tabellare” con riferimento al sistema sanzionatorio in materia di sostanze stupefacenti?

La nostra legge penale (decreto del Presidente della Repubblica 309/90) non fornisce una “definizione” di sostanze stupefacenti o psicotrope, bensì classifica le numerose sostanze attraverso alcune “tabelle”, la cui formazione e modifica è demandata al Ministero della Salute.La sanzione penale rimanda a dette tabelle per la qualificazione di sostanza stupefacente o meno, cui far seguire una sanzione per il traffico delle medesime.Se la sostanza scambiata è prevista da tali tabelle, l'illecito sussiste.

Se la produzione ed il traffico inerisce una sostanza stupefacente nuova, non “tabellarizzata”, il reato sussiste?

In assenza di aggiornamento delle tabelle da parte del Ministero, magari con riferimento a droghe nuove, mai prese in considerazione prima d'ora in Italia, l'illecito penale non potrà configurarsi. Sempre che le nuove sostanze droganti non contengano, invece, alcuni elementi già previsti tabellarmente che consentano di per sé la punizione.Tale problematica si era posta in passato nelle sedi giudiziarie, ad esempio per la catha edulis ed il relativo principio attivo della catina, inseriti nella Tabella I solo successivamente al presentarsi di tali casistiche concrete.

Le Tabelle distinguono tra droghe “leggere” e droghe “pesanti”?

Prima della legge 49/2006 sì. Nelle Tabelle I e III erano comprese le “droghe pesanti”, ossia in grado di produrre effetti sul sistema nervoso centrale e di determinare dipendenza fisica o psichica in chi le assume (per esempio oppio e derivati, foglie di coca e relativi alcaloidi, anfetamine quali ecstasy o Mdma, tetraidrocannabinolo - principio attivo dell'hashish - e barbiturici ad alto effetto ipnotico o sedativo). Nelle Tabelle II e IV erano, invece, contenute le “droghe leggere”, per le quali gli effetti della dipendenza erano ritenuti inferiori (per esempio cannabis indica e suoi derivati hashish e maijuana, oltre a sostanze di impiego terapeutico).Con l'intervento della legge 49/2006 la differenza tra droghe “leggere” e “pesanti” è scomparsa, essendovi ora un'unica previsione sanzionatoria. Le Tabelle sono state riviste. La Tabella I comprende ora droghe di un tipo e dell'altro. La Tabella II include i medicinali regolarmente registrati in Italia, contenenti sostanze stupefacenti o psicotrope che, pur avendo proprietà curative (per esempio nella terapia del dolore), possono rivelarsi oggetto di abuso e provocarne dipendenza.

Come avviene l'applicazione in concreto di tali tabelle?

Ad esempio sono richiamata nell'articolo 73 decreto del Presidente della Repubblica 309/90 che, al comma 1, sanziona tutte le condotte relative alle sostanze di cui alla Tabella I (colpendo chiunque, senza l'autorizzazione coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo sostanze stupefacenti o psicotrope di cui alla tabella I), così come al comma 1-bis lettera a) che colpisce chi illecitamente importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque illecitamente detiene sostanze stupefacenti o psicotrope che per quantità, o per modalità di presentazione o per altri motivi appaiono destinate ad un uso non esclusivamente personale.L'illecito relativo ai medicinali di cui alla Tabella II è previsto sempre dall'articolo 73 comma 1bis lettera b) per chi illecitamente importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque illecitamente detiene medicinali contenenti sostanze stupefacenti o psicotrope elencate nella tabella II, sezione A, che eccedono il quantitativo prescritto.

Perchè suddividere le sostanze in due Tabelle?

Perchè nella prima vi sono le sostanze vietate in ogni caso, poichè non hanno impiego terapeutico e non possono, perciò essere prescritte. Ogni condotta ad esse relative che si caratterizzi per la destinazione a terzi, a prescindere dal quantitativo, è, pertanto, vietata dal comma 1 dell'articolo 73.Nella Tabella II vi sono invece le sostanze che rappresentano medicinali, che possono, pertanto, legittimamente essere prescritti e procurati, pertanto l'illecito penale scatta nel momento in cui viene superato il quantitativo prescritto od in presenza di elementi che ne possano far desumere l'abuso.

Che rilievo ha la prova dell'uso "personale" nel processo penale?

Per le condotte previste dal comma 1 dell'articolo 73, nessun rilievo, poiché trattasi di azioni di per sè oggettivamente caratterizzate dalla destinazione a terzi, piuttosto che da un uso personale (chi coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede) Pertanto di per sè reato. Per le condotte previste dall'articolo 73 comma 1-bis lettera a), posto che le condotte non sono "di per sè" oggettivamente rivelatrici di destinazione a terzi delle sostanze (importazione, esportazione, acquisto, ricezione, in ogni caso detenzione della sostanza), l'imputato potrà essere ammesso a provare l'uso personale del quantitativo rinvenuto, così evitando la sanzione penale. Potranno, tuttavia seguire le sanzioni di carattere amministrativo prefettizio (vedi voce "Illeciti amministrativi").

Che prove sono richieste per dimostrare l'uso personale?

In particolare, il soggetto potrà dimostrare di essere assuntore della sostanza da molto tempo attraverso esami, certificati medici, documenti di processi precedenti che possano portare a determinare la quantità che il soggetto può assumere quotidianamente.

E' possibile dimostrare l'uso personale a fronte di un accumulo di sostanza?

Ciò dipende sempre dal quantitativo. Se è consistente, sarà difficile dimostrare che la sostanza sia stata accumulata per avere una "riserva" personale.Sarà più facile per il Pubblico Ministero convincere della destinazione, quanto meno in parte, di tale sostanza per la vendita a terzi, tanto da ottenere un ritorno economico.

Per la detenzione di medicinali di cui alla Tabella II, oltre il quantitativo prescritto, è rilevante il dolo?

Per il reato in questione si risponde a titolo di dolo, ossia con coscienza e volontà.Considerato che il superamento del quantitativo prescritto comporta una presunzione di responsabilità, l'unico modo per potersi difendere sarà quello di dimostrare l'eventuale errore sul contenuto della prescrizione, ovvero sull'effettivo quantitativo di medicinali detenuti (perché magari, acquistati in tempi diversi e scordati in altro luogo).

Se la detenzione di sostanza stupefacente è di quantità minima, in quantità da uso personale, non si risponderà penalmente, vero?

Non è detto. Poiché, se il minimo quantitativo è detenuto da chi non fa uso di sostanza stupefacente, ovvero da chi detiene anche bilancini di precisione, sostanze da taglio e materiale per confezionamento, egli dovrà rispondere comunque del reato previsto dall'articolo 73 decreto del Presidente della repubblica 309/90 in quanto vi sono elementi che fanno apparire ragionevole che tale pur minimo quantitativo sia destinato ad un uso non personale, bensì al traffico.

Quali pene sono previste per la vendita o traffico di sostanze stupefacenti non autorizzate?

In generale, reclusione da sei a venti anni, oltre alla multa da euro 26.000 ad euro 260.000 (articolo 73 decreto del Presidente della repubblica 309/90). Pena soggetta a variazioni al ricorrere di particolari circostanze o condizioni espressamente previste.

Sono previste attenuanti?

Sì, al di là delle circostanze attenuanti ordinarie previste dal Codice Penale, il Testo Unico sugli stupefacenti prevede l'applicazione di una attenuante particolare, nel caso in cui i fatti posti in essere siano di lieve entità. Il tal caso si applicano pene editali ridotte: reclusione da uno a sei anni e multa da euro 3.000 a euro 26.000).

Quando ricorre la "lieve entità"?

La “lieve entità” viene valutata dal Giudice con riferimento sia ai mezzi ed alle modalità o circostanze dell'azione, sia alla qualità e quantità delle sostanze in questione. In sintesi, dall'analisi complessiva del fatto commesso, esso deve risultare di trascurabile offensività.E' sufficiente che uno solo di tali aspetti risulti di una certa rilevanza (ad esempio per la quantità non trascurabile o per la qualità particolarmente che comporta la possibilità di ripetuti tagli successivi della sostanza) perché il ricorrere di tale circostanza attenuante, prevista dal comma 5 dell'articolo 73, venga escluso.E' necessario provare, ad esempio, ai fini dell'applicazione della circostanza attenuante, che non vi sia un rilevante valore ponderale della sostanza detenuta per la vendita, la limitatezza di tale attività di vendita, l'assenza di reiterazione della stessa e l'inesistenza di strutture organizzative, anche se rudimentali.

Può essere riconosciuta altra attenuante ordinaria unitamente a quella speciale della “lieve entità”?

Certamente sì. Ad esempio, è stata applicata la circostanza attenuante del conseguimento di un lucro di speciale tenuità di cui all'articolo 62 n. 4, codice penale, in presenza di un ridotto grado di offensività della condotta (vendita di due dosi di marijuana per la somma di euro 40,00).Tale attenuante è stata applicata all'ipotesi già prevista dall'attenuante ad effetto speciale del fatto di lieve entità del comma 5 articolo. Il tutto al fine di meglio adeguare la pena al fatto concreto sottoposto al Giudice.

E' prevista un'attenuante per la cosiddetta “collaborazione”?

Sì, al comma 7 dell'articolo 73 decreto del Presidente della Repubblica 309/90. Le pene sono ulteriormente diminuite in maniera consistente (dalla metà a due terzi) per chi collabori con la Giustizia, ossia si adoperi per evitare che l'attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, anche aiutando “concretamente” l'autorità di polizia o l'autorità giudiziaria nella sottrazione di risorse rilevanti per la commissione dei delitti. Perché ricorra tale attenuante non è sufficiente che taluno ammetta i fatti e fornisca qualche indicazione. Deve in realtà contribuire in maniera "rilevante", consentendo alle autorità di sottrarre consistenti quantità di stupefacenti od arrestare importanti traffici in essere.

Quali le ipotesi di aumento di pena?

Oltre alle ricorrenti circostanze aggravanti del codice penale, la pena è aumentata se il fatto è commesso da tre o più persone in concorso tra loro.Nel caso in cui tali persone agiscano nell'ambito di un gruppo organizzato tanto da riconoscere la sussistenza di una vera e propria associazione, si applicheranno le gravissime pene di cui all'articolo 74 del Testo Unico. Anche la ricorrenza della particolare aggravante prevista dall'articolo 80 decreto del Presidente della Repubblica 309/90, relativa all'ingente quantità della sostanza trattata, o ad altre particolari ipotesi espressamente indicate nella norma, comporta aumenti ben maggiori rispetto a quelli previsti da una semplice circostanza aggravante generica, che possono raggiungere anche i due terzi di aumento sulla pena base prevista per l'articolo 73.

Quando un reato di traffico di sostanze stupefacenti può dirsi aggravato dall'articolo 80 decreto del Presidente della Repubblica 309/90?

Quando:le sostanze stupefacenti sono consegnate o comunque destinate a minorenni; ricorrono i casi previsti dai numeri 2), 3) e 4) del primo comma dell'articolo 112 del codice penale; per chi ha indotto a commettere o concorrere nel reato un soggetto dedito all'uso di sostanze stupefacenti;se il fatto è stato commesso da persona armata o travisata; se le sostanze sono adulterate o commiste ad altre in modo che ne risulti accentuata la potenzialità lesiva; se l'offerta o la cessione è finalizzata ad ottenere prestazioni sessuali da parte di persona tossicodipendente;se l'offerta o la cessione è effettuata all'interno o in prossimità di scuole, comunità giovanili, caserme, carceri, ospedali, strutture per la cura e la riabilitazione dei tossicodipendenti. Queste le ipotesi espressamente previste dal primo comma dell'articolo 80 e che comportano l'aumento da un terzo alla metà delle pene previste dall'articolo 73 decreto del Presidente della Repubblica 309/90.

Cosa si intende per “aggravante dell'ingente quantità”?

E' anch'essa un'aggravante specifica, prevista dall'articolo 80, al comma 2, che comporta pene ancor più elevate, essendo previsto l'aumento dalla metà a due terzi. Si ha quando la quantità delle sostanze trattate è di tale entità da costituire pericolo per un rilevante numero di soggetti tossicodipendenti. Non essendo stabilito dalla norma un dato ponderale numerico, la valutazione è lasciata alla Giurisprudenza che, nella concreta applicazione, valuta caso per caso, considerando, di volta in volta, all'esito della perizia disposta sulla sostanza, il grado di purezza ed il numero di dosi utili ricavabili dall'intero quantitativo, nonché l'ampiezza del contesto di mercato in cui la sostanza sarebbe stata destinata

Se l'attività di traffico è destinata in parte a procurare al reo mezzi economici atti a sostenere il proprio fabbisogno di dette sostanze, può configurarsi un'attenuante?

No, non può essere considerato benevolmente ai fini della modifica nella determinazione della pena attraverso la concessione di attenuanti, posto che trattasi comunque in genere di attività intensa e sistematica, collegata ad una rete di vendita.

E' prevista l'applicazione di un lavoro di pubblica utilità in luogo della condanna?

Sono nei casi di ipotesi ritenute di lieve entità ai sensi del comma 5 dell'articolo 73, in caso di commissione del reato da parte di tossicodipendenti e solo dietro espressa richiesta dell'imputato al Giudice. In tal caso, in luogo della pena detentive e pecuniarie, il Giudice dispone in sentenza che l'imputato sia assegnato al lavoro di pubblica utilità (di cui all'articolo 54 del decreto legislativo 28 agosto 2000 n. 274), per la durata corrispondente a quella della sanzione detentiva irrogata.

Chi controlla il corretto adempimento degli obblighi imposti con il lavoro di pubblica utilità?

Il lavoro di pubblica utilità deve essere svolto nelle strutture preventivamente autorizzate e convenzionate a tal fine (siano esse pubbliche o private) che riferiranno di eventuali violazioni all'Ufficio locale di esecuzione penale esterna (ossia i Servizi Sociali territoriali incaricati da parte del Giudice di verificare l'effettivo svolgimento del lavoro di pubblica utilità. L'Ufficio riferisce periodicamente al giudice circa l'andamento del soggetto.

Cosa accade se il soggetto, dopo un primo periodo positivo, abbandona il lavoro di pubblica utilità?

In tal caso i Servizi Sociali daranno notizia al Giudice, il quale, su richiesta del Pubblico Ministero, o anche d'ufficio, potrà revocare tale lavoro sostitutivo, con ripristino della pena inflitta, anche a partire dall'inizio, in relazione alla gravità ed alle circostanze della violazione.

L'acquisto di sostanza stupefacente da distribuire poi a un gruppo di amici con cui consumarla può costituire il reato di traffico di sostanze stupefacenti?

Prima della riforma apportata dalla legge n. 49/2006 (e dopo l'intervento delle Sezioni Unite del 1997) no, ma solo a fronte della dimostrazione, da parte dell'acquirente, di aver ricevuto preventivamente all'acquisto espresso mandato e denaro da parte degli amici con i quali avrebbe consumato la sostanza. In tal caso, l'acquisto di un quantitativo rilevante, suddiviso tra più persone, portava a rispondere tutti solamente per l'illecito amministrativo di cui all'articolo 75.Ora invece, la nuova formulazione dell'articolo 73 può rendere punibile l'uso di gruppo in quanto: a) la fattispecie incriminatrice è volta a punire qualunque condotta che si palesi dimostrativa di un “uso non esclusivamente personale”; b) sanziona penalmente anche la condotta di chi “procura ad altri”.

E' applicabile l'istituto della Continuazione del reato, articolo 81 codice penale, in caso di più cessioni illecite di sostanze stupefacenti?

Non è sempre scontato che le condotte delittuose previste dall'art. 73 decreto del Presidente della Repubblica 309/90 possano risultare tutte avvinte dal medesimo disegno criminoso, così da comportare la disciplina sanzionatoria più favorevole dell'articolo 81 del codice penale. Occorrerà sempre avere riguardo alla contestualità spazio-temporale della detenzione e delle cessioni accertate, ovvero alla qualità delle sostanze tanto impedire di configurare una pluralità di reati.

Se gli Ufficiali di Polizia giudiziaria addetti alle unità specializzate antidroga, nell'interagire con gli indagati, non osservano le procedure dell'art. 97, D.P.R. n. 309 del 1990, può essere dichiarata inutilizzabile la prova da loro acquisita?

No. Al più l'inosservanza della procedura potrà costituire fonte di responsabilità sul piano disciplinare, ma non potrà incidere sulla capacità dei medesimi ad assumere la veste di testimoni nel relativo procedimento penale.

La coltivazione di poche piantine da cui ricavare sostanza stupefacente per uso personale costituisce il reato di produzione di sostanza stupefacente?

In punto di “coltivazione” il legislatore è stato di particolare rigore, rendendo punibile penalmente tale condotta sia prima, sia dopo la legge 49/2006, a prescindere dal quantitativo. Il differente trattamento di tale ipotesi deriva dalla ritenuta maggiore pericolosità ed offensività insita nell'essere la coltivazione – come la produzione e la fabbricazione attività rivolte alla creazione di nuove disponibilità, con conseguente pericolo di circolazione e diffusione delle deroghe nel territorio nazionale e rischio per la pubblica salute e incolumità. La parziale abrogazione degli articoli 72 e 75, comma 1, decreto del Presidente della Repubblica 309/90 operata dal decreto del Presidente della Repubblica 5 Giugno 1993 n.171 che ha dato attuazione al risultato positivo della consultazione referendaria,aveva reso penalmente lecita la detenzione, l'importazione e l'acquisto di sostanze stupefacenti (le sole condotte tassativamente previste dall'articolo 75 tra gli illeciti amministrativi), con conseguente impossibilità di estendere tale liceità anche alla coltivazione di droghe, assolutamente vietate nel territorio dello Stato senza che possa assumere valore scriminante l'uso personale della sostanza prodotta. In seguito all'intervento della Legge 49/2006, la coltivazione è stata espressamente vietata attraverso l'espressa menzione letterale che ne fa il comma 1 dell'articolo 73. La finale applicazione in concreto è devoluta ai Giudici di merito che, come in precedenza, potranno eventualmente ritenere di assimilare la presenza di qualche piantina all'uso personale quale illecito amministrativo. Anche se ora la previsione letterale dell'articolo 73 rende il divieto assai chiaro rispetto al passato.

E in caso di autorizzazione alla coltivazione e produzione di sostanze per uso terapeutico?

Nel caso in cui si coltivi, produca o fabbrichi sostanze stupefacenti o psicotrope diverse da quelle stabilite nel decreto con cui ha ricevuto autorizzazione, si risponderà del reato previsto dall'articolo 73 decreto del Presidente della Repubblica 309/90, con applicazione della medesime pene.

E' applicabile l'aggravante speciale di cui all'articolo 80 decreto del Presidente della Repubblica 309/90 anche con riguardo alle ipotesi di coltivazione non autorizzata di piante dalle quali sia ricavabile sostanza stupefacente?

Sì. La sua applicazione dovrà essere determinata in base agli stessi criteri valevoli per le altre ipotesi di produzione o traffico illecito di cui all'articolo 73, con la specificazione che il dato ponderale da prendere in considerazione è quello, virtuale, della quantità di stupefacente ricavabile dalla piantagione all'esito del suo ciclo produttivo e tenuto conto del prevedibile sviluppo.

La condanna per produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti a carico di stranieri comporta l'espulsione?

Sì, potrà essere applicata dal Giudice in sentenza ed avverrà in genere a pena espiata. Sarà inoltre motivo di diniego di rinnovo di eventuale permesso di soggiorno in scadenza, anche a suo tempo legittimamente concesso.

Può essere concessa al detenuto straniero condannato per traffico di droga l’espulsione, quale misura alternativa alla detenzione in Italia?

No , se il soggetto sia stato condannato per uno dei reati aggravati in materia di stupefacenti. In ogni caso, in genere, anche nei casi in cui siano assenti reati ostativi alla concessione, il Giudice dispone che l'espulsione avvenga solo una volta espiata la pena in Italia.
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