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Accesso abusivo al sistema informatico

del 15/03/2016
CHE COS'È?

Accesso abusivo al sistema informatico: definizione

L'accesso abusivo a un sistema informatico o telematico è un reato disciplinato dall'articolo 615 ter del Codice Penale, che stabilisce una pena di reclusione fino a tre anni per chiunque si introduca in un sistema informatico o in un sistema telematico che siano protetti da misure di sicurezza in modo abusivo o comunque vi rimanga all'interno nonostante la volontà, esplicita o tacita, dei soggetti che hanno la facoltà di escluderlo. La pena viene aumentata - reclusione da uno a cinque anni - nel caso in cui il colpevole sia palesemente armato o, comunque, usi violenza sulle persone o sulle cose per commettere il fatto, ma anche se il reato viene compiuto da un incaricato di un pubblico servizio o da un pubblico ufficiale che abusano dei propri poteri o vengono meno ai doveri che derivano dal servizio o dalla funzione. Inoltre, l'aumento della pena è previsto anche se a commettere il reato è chi abusa della qualità di operatore del sistema o chi esercita la professione di investigatore privato - sia in modo lecito che in modo abusivo - e, infine, se l'accesso abusivo al sistema informatico comporta il danneggiamento o la distruzione del sistema stesso o comunque una interruzione - sia essa parziale o totale - del suo funzionamento, o ancora il danneggiamento o la distruzione dei programmi, delle informazioni o dei dati che vi sono contenuti. La pena della reclusione è da tre a otto anni se, in uno dei casi sopra elencati, i sistemi informatici o telematici in cui si è entrati abusivamente sono di interesse pubblico, riguardanti la protezione civile, la sanità, la sicurezza pubblica o l'ordine pubblico o sono di interesse militare.


COME SI FA

Qual è la ratio legis?

Lo scopo di questo dispositivo è quello di proteggere i luoghi di dimora, i quali non devono essere considerati unicamente nella loro materialità e nella loro fisicità, ma anche in quanto proiezione spaziale del soggetto, e che quindi si estendono ai sistemi informatici. La libertà individuale di una persona, in sostanza, si palesa anche dal punto di vista della sicurezza e della tranquillità dei luoghi in cui la sua vita privata si svolge.


CHI

Un avvocato penalista.


FAQ

1. Quando è stata introdotta la norma relativa all'accesso abusivo a un sistema informatico?

L'introduzione di questa norma è piuttosto recente, in quanto risale alla legge numero 547 del 23 dicembre del 1993 e segue una sollecitazione della Comunità Europea derivante dalla raccomandazione numero 9 del 13 settembre del 1989 del Consiglio dell'Unione Europea, finalizzata a suggerire provvedimenti allo scopo di prevenire e reprimere il crimine informatico. Con la legge del 1993 è stato riconosciuto un valore giuridico alle condotte illecite compiute sugli elaboratori elettronici: condotte che, prima di allora, non potevano essere pienamente punite né perseguite. Il merito di questa norma è stato quello di introdurre il reato di frode informatica; il legislatore ha preferito introdurre le nuove fattispecie di reato nel Codice Penale invece che licenziare una specifica norma penale, in un certo senso sancendo la negazione del concetto di bene informatico.

2. Che cosa si intende con permanenza non autorizzata?

Come visto, la legge non punisce solo gli accessi non autorizzati, ma anche la permanenza non autorizzata: questa si concretizza nel momento in cui un soggetto si trova in una zona protetta del sistema in modo casuale, ma contro la volontà di chi ha il diritto di esercitare lo ius escludendi.
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