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Abuso del diritto processuale

del 04/12/2013
CHE COS'È?

Abuso del diritto processuale: definizione

Se in generale è orami pacifico che gli elementi costitutivi dell’abuso del diritto  siano i seguenti:
1) la titolarità di un diritto soggettivo in capo ad un soggetto;
2) la possibilità che il concreto esercizio di quel diritto possa essere effettuato secondo una pluralità di modalità non rigidamente predeterminate;
3) la circostanza che tale esercizio concreto, anche se formalmente rispettoso della cornice attributiva di quel diritto, sia svolto secondo modalità censurabili rispetto ad un criterio di valutazione, giuridico od extragiuridico;
4) la circostanza che, a causa di una tale modalità di esercizio, si verifichi una sproporzione ingiustificata tra il beneficio del titolare del diritto ed il sacrifico cui è soggetta la controparte.
D’altro canto, non è ravvisabile un abuso del diritto nel solo fatto che una parte del contratto abbia tenuto una condotta non idonea a salvaguardare gli interessi dell’altra, quando tale condotta persegua un risultato lecito attraverso mezzi legittimi.
L’abuso del processo in tal senso si configura ogniqualvolta chi agisce utilizzi lo strumento processuale per uno scopo ulteriore rispetto a quello per cui è stato creato e tale utilizzo extra legem arrechi conseguenze dannose per altri rispetto a quelle prevedibili all’esito del processo.
Autorevole dottrina individua nell’art. 96 c.p.c. 1° comma il riferimento normativo e sanzionatorio degli obblighi di correttezza processuale allorquando si utilizzi il processo a scopi diversi da quelli a cui è diretto.

COME SI FA
Dottrina e giurisprudenza hanno altresì delineato la nozione di abuso del processo, ravvisabile allorquando il giudizio sia utilizzato dall’attore o dal convenuto per scopi ulteriori rispetto a quelli tipici consistenti, per quanto riguarda colui che agisce in giudizio, nell’ottenere tutela per una posizione di diritto sostanziale che sia stata lesa. Così, secondo Cass., ord. 9 aprile 2010, n. 8513, Foro it., Mass., 367, «la circostanza che la parte abbia artatamente resistito in giudizio al solo fine di perseguire proprio il diritto all’equa riparazione» costituisce abuso del processo. Ad avviso di Cass. 3 maggio 2010, n. 10634, ibid., 453, costituisce un’ipotesi di abuso del processo «la condotta di più soggetti, che dopo aver agito unitariamente nel processo presupposto, in tal modo dimostrando la carenza di interesse alla diversificazione delle rispettive posizioni, propongano contemporaneamente distinti ricorsi per equa riparazione, con identico patrocinio legale, dando luogo a cause inevitabilmente destinate alla riunione, in quanto connesse per l’oggetto ed il titolo».

Ed ancora, secondo i Giudici di Piazza Cavour (Cass., sez. un., 15 novembre 2007, n. 23726, id., 2008, I, 1514), è contrario alla regola generale di correttezza e buona fede, in relazione al dovere inderogabile di solidarietà di cui all’art. 2 Cost., e si risolve in abuso del processo (ostativo all’esame della domanda), il frazionamento giudiziale (contestuale o sequenziale) di un credito unitario.

CHI
L’abuso del processo come ben spiega la Suprema Corte non può che essere commesso dall’avvocato abilitato a difendere il proprio cliente posto che a lui spetti al scelta della strategia processuale configurandosi una responsabilità processuale aggravata ogni qualvolta ne sussistano i presupposti anche relativamente alla fase di legittimità  se essa sia stata intrapresa con colpa grave  nonostante la palese infondatezza del ricorso con il quale ad esempio si ripropongano tesi la cui abnormità abbia già dato luogo a due rigetti e due condanne per lite temeraria .
Ma una volta riconosciuta la temerarietà della lite, pur in mancanza di dimostrazione di concreti e specifici danni patrimoniali e non patrimoniali conseguiti allo svolgimento del processo, è giustificabile che il giudice, avuto riguardo a tutti gli elementi della controversia, provveda comunque al risarcimento del danno; non si tratta di riconoscere un danno in re ipsa - il che sarebbe contrario alla logica della necessaria individuazione del danno come danno-conseguenza - bensì di prendere atto, secondo nozioni di comune esperienza, che il subire iniziative giudiziarie pretestuose o resistenze temerarie a fondate pretese giudiziali, comporta la sicura verificazione, a carico della parte vittoriosa, di una perdita economica e di danni di natura psicologica.
Salvo restando il diritto della parte soccombente di agire nei confronti del proprio patrocinante per responsabilità professionale in un grado di giudizio diverso ovviamente da quello in cui il comportamento contrario a buona fede dell’avvocato si sia perpetrato.

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