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Storia dell'architettura e dell'edificato

del 10/05/2017
CHE COS'È?

Storia dell'architettura e dell'edificato: definizione

La storia dell'architettura trova un punto di riferimento iniziale di grande rilevanza nel trattato di Vitruvio intitolato "De architectura", all'interno del quale la disciplina viene definita e si procede all'individuazione della figura e delle competenze dell'architetto. Tale trattato è destinato a influenzare la disciplina tra il Quattrocento e l'Ottocento, ma prima c'è da prendere in considerazione l'architettura nel Medio Evo, periodo nel quale essa viene assimilata da filosofi come Ugo di San Vittore e Scoto Eurigenia alle artes mechanicae. Nel periodo romanico e successivamente nel periodo gotico è il capomastro la figura che più si avvicina all'architetto: si tratta di un magister operis che si occupa della progettazione degli edifici e cura l'andamento dei cantieri. Il gotico rimane per lungo tempo lo stile più importante dell'architettura di gran parte d'Europa, ma in Italia nel periodo rinascimentale si assiste allo sviluppo di uno stile nuovo, anche per effetto del "De re aedificatoria", il trattato scritto da Leon Battista Alberti in cui ci si rifà alla firmitas, all'utilitas e alla venustas, i tre valori individuati da Vitruvio.


COME SI FA

Come si è sviluppata la storia dell'architettura e dell'edificato a partire dal Rinascimento in avanti?

Nel Quattrocento e nel Cinquecento il concetto di città ideale si afferma sempre più con forza, ed è così che l'architettura non si limita a prendere in considerazione i singoli edifici ma si interessa alle città nel loro complesso e alla disposizione degli elementi che le compongono. Nel periodo dell'umanesimo, poi, l'architetto non è più visto come un artista artigiano, ma come un artista universale, quasi paragonabile a uno scienziato: di rilievo in questo periodo è la figura del Vignola, che con la catalogazione degli ordini architettonici classici contribuisce alla diffusione di un lessico dell'architettura omogeneo. Nel Seicento, poi, l'antropocentrismo tipico del Rinascimento lascia il posto progressivamente a un'indagine che intende sintetizzare il contrasto tra centralità e infinitezza; con il passare degli anni si hanno scoperte matematiche e tecniche che influenzano le nuove concezioni architettoniche, le quali puntano sempre di più sul movimento, sul dinamismo e sulla natura come elemento scenografico. Ecco, quindi, l'inserimento delle linee curve, che vanno a rompere gli schemi classici. 


CHI

Un architetto.


FAQ

1. Qual è l'evolversi della storia dell'architettura e dell'edificato dal Settecento in poi?

Nel Settecento, storici del tempo e filosofi come Kant o Vico si interrogano sul concetto di estetica, il che va a rispecchiarsi anche nelle costruzioni architettoniche; Giovanni Battista Piranesi e Carlo Lodoli, d'altro canto, sono i primi a teorizzare l'assenza di ornamenti per un'architettura che non conceda nulla al piacere visivo e che si concentri sulla funzionalità e sull'utilità. In seguito, la Rivoluzione Industriale determina uno spostamento del focus sugli architetti, che non sono più solo artisti, ma anche progettisti di oggetti che dovranno essere realizzati in serie. Bisogna aspettare il XIX secolo, tuttavia, per assistere alla separazione della professione dell'architetto da quella dell'ingegnere: non a caso i primi provengono dalle accademie di belle arti, mentre i secondi si formano nelle università. Nel frattempo negli Usa la scuola di Chicago assume un'importanza sempre più elevata, con un'architettura che si confronta con il calcestruzzo armato, un materiale nuovo destinato a rivoluzionare la teoria e la pratica. Nel Novecento, infine, è la volta del razionalismo, con architetti del calibro di Ludwig Mies van der Rohe, Walter Gropius, Frank Lloyd Wright, Oscar Niemeyer e Alvar Aalto.
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