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Evasione fiscale, conta il luogo dell'accertamento

del 25/06/2013
di: Debora Alberici
Evasione fiscale, conta il luogo dell'accertamento
Il giudice competente a decidere sull'evasione fiscale, nel caso in cui sia impossibile individuare il posto esatto di commissione del reato, è quello del luogo ove è stato fatto l'accertamento. È quanto affermato ieri dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 27696. La vicenda riguarda un imprenditore di Mantova, accusato di occultamento ed omessa esibizione dei documenti contabili e fiscali, ovvero di evasione fiscale. La sede della società era cambiata ripetutamente rendendo difficile individuare con certezza il luogo di commissione dei reati. La questione era finita di fronte al Tribunale di Mantova che però aveva eccepito l'incompetenza territoriale. Ad avviso del Gip che ha depositato gli atti alla Suprema corte, tra i reati contestati all'imputato sussiste un vincolo di continuazione. Non essendo però nota la località ove l'imputato ha occultato o distrutto la documentazione contabile, deve prevalere la regola prevista dall'art. 18, comma 1 del dlgs 74/2000, secondo cui la competenza appartiene al giudice del luogo dell'accertamento del reato quando è irrilevante il domicilio fiscale sede della società. La prima sezione penale ha aderito a questa tesi. Il Collegio di legittimità ha infatti stabilito che, in questa situazione, per l'individuazione del giudice territorialmente competente è necessario fare riferimento luogo in cui ha avuto luogo l'accertamento tributario. Il tutto con prevalenza rispetto a quanto disposto dall'art. 8 del codice di procedura penale, ogni volta che non sia possibile individuare un diverso luogo di commissione dei reati. La Suprema corte ha quindi dichiarato la competenza del Tribunale di Paola, sottraendola a quello di Mantova, al quale ha rinviato tutti gli atti per la trattazione della causa.

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