Ora il governo di Enrico Letta ha deciso di cancellare la tassa sulle barche fino a 14 metri e di dimezzarla per gli scafi fino a 20, lasciandola inalterata per le imbarcazioni di maggiori dimensioni. Non solo. Ha anche previsto agevolazioni per quanti noleggiano la propria imbarcazione in maniera non professionale, per non più di 40 giorni l'anno. E ha irrobustito da 70 a 90 milioni la dotazione del Fondo annuo per l'aumento della produttività portuale, già previsto in precedenza, da destinare a investimenti per la messa in sicurezza, la manutenzione e la riqualificazione strutturale degli ambiti portuali.
Ma una nota della Cna chiede che il provvedimento sia comunque integrato «magari nel corso dell'iter parlamentare, introducendo la semplificazione di procedure e adempimenti relativi alla manutenzione, la riparazione e i servizi all'interno delle aree portuali».
Al punto in cui siamo, sottolinea l'associazione delle piccole e medie imprese, è evidente che servono provvedimenti a favore dell'intera filiera nautica, a cominciare dalla cantieristica il cui fatturato, complice la crisi (e i provvedimenti minacciati o varati) è crollato dai 3,8 miliardi con 20.400 addetti del 2008 ai circa 2 miliardi con 10.200 addetti stimati per il 2012.
Se cinque anni fa i quattro quinti delle imbarcazioni prodotte in Italia rimanevano nel nostro paese, oggi il settore è sorretto dall'export per l'85%. La crisi del diportismo nautico in Italia, però, non coinvolge solo l'industria nautica, ma una filiera il cui fatturato nel 2012, quindi in piena crisi, è stato stimato in 2,8 miliardi. L'anno scorso la domanda di ormeggi è diminuita del 25%, i transiti calati del 30%, la manutenzione scesa del 35%, la spesa dei diportisti sul territorio del 50%. E la crisi del diportismo in Italia, cantieri esclusi, ha portato alla chiusura di un centinaio di aziende da un capo all'altro del paese.
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