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Partiti, statuti trasparenti e bilanci certificati

del 04/06/2013
di: Valerio Stroppa
Partiti, statuti trasparenti e bilanci certificati
Statuti trasparenti e bilanci certificati per i partiti. Tutta la documentazione dovrà essere resa disponibile online. Obbligo di avvalersi di una società di revisione iscritta nell'albo speciale tenuto dalla Consob. Senza queste condizioni sarà inibito l'accesso ai fondi privati che a partire dal 2016 sosterranno interamente la politica italiana. È quanto prevede il ddl varato dal governo venerdì scorso, che abolisce il finanziamento pubblico ai partiti e introduce nuove agevolazioni fiscali per le elargizioni private (si veda ItaliaOggi dell'1 giugno 2013).

Il doppio binario attraverso il quale, a partire dal 2014, i partiti potranno finanziarsi è costituito dalle donazioni (per le quali sono previste detrazioni Irpef e Ires fino al 52%) e dal riparto del 2 per mille Irpef. A beneficiare dei fondi saranno i partiti iscritti nel registro nazionale, tenuto dalla commissione istituita dalla legge n. 96/2012. Quest'ultima cambierà nome, assumendo la qualifica di «commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti e movimenti politici». A comporla saranno cinque magistrati designati dai vertici della Cassazione, del Consiglio di stato e della Corte dei conti (che avrà tre esponenti). Il loro compito sarà l'esame preliminare della documentazione trasmessa dai partiti alla presidenza della camera e del senato.

Il ddl ridefinisce interamente lo standard di statuto dei partiti. In primis nella forma: sarà obbligatorio l'atto pubblico. Per quanto attiene ai contenuti, si stabilisce che lo statuto dovrà indicare il numero e le attribuzioni degli organi deliberativi, esecutivi e di controllo, ma anche i diritti e i doveri degli iscritti, nonché le modalità per la selezione delle candidature nei vari appuntamenti elettorali (elezioni politiche, amministrative, europee).

Particolare attenzione viene posta anche alla pubblicità della documentazione civilistica e contabile. I partiti dovranno realizzare un sito web a elevata accessibilità ove rendere disponibili statuti, rendiconti, relazione sulla gestione, nota integrativa e parere della società di revisione. Inoltre, come già previsto dal dlgs n. 33/2013, parlamentari e membri del governo dovranno operare una totale «disclosure» sulla propria situazione reddituale e patrimoniale.

I rendiconti economici delle forze politiche saranno soggetti a un duplice controllo. Uno a opera della predetta Commissione di garanzia. Un altro attraverso le verifiche della società di revisione, che potrà assumere il controllo della gestione contabile e finanziaria con un incarico relativo a tre esercizi consecutivi, rinnovabile una sola volta. Laddove emergessero irregolarità o lacune documentali, i responsabili dei partiti saranno chiamati a rispondere e sanare le anomalie: qualora ciò non avvenisse entro il successivo 31 ottobre, il movimento politico sarà escluso dalla corsa al 2 per mille e il tesoriere delegittimato a firmare i bilanci per i cinque anni successivi. Insomma, nel registro nazionale dei partiti e dei movimenti politici riconosciuti ai fini dell'attribuzione delle tasse degli italiani potranno finire solo soggetti trasparenti. Non manca però una norma transitoria. I partiti e i movimenti politici attualmente costituiti saranno tenuti all'invio dello statuto alla Commissione entro un anno dall'entrata in vigore della legge messa a punto dal governo Letta. Nel frattempo i benefici saranno ugualmente fruibili già all'inizio del 2014, purché l'iscrizione al registro avvenga appunto entro 12 mesi. Si ricorda che il meccanismo del 2 per mille sarà appannaggio soltanto dei partiti che alle ultime elezioni politiche abbiano ottenuto almeno un rappresentante alla camera o al senato. Viceversa, le erogazioni liberali «agevolate» potranno essere destinate a partiti che, pur non presenti in parlamento o in un consiglio regionale, abbiano presentato candidati in almeno tre circoscrizioni (per la camera) o regioni (per senato e consigli regionali), oppure in almeno una circoscrizione per l'elezione dell'Europarlamento.

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