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Leasing, vale l'ammortamento fiscale

del 30/05/2013
di: di Duilio Liburdi
Leasing, vale l'ammortamento fiscale
I canoni non dedotti alla scadenza del contratto per effetto della diversa durata rispetto all'ammortamento fiscale possono essere scomputati ai fini fiscali in ogni periodo di imposta fino al completo ammontare; la quota di interessi passivi compresa nei canoni dovrà essere sottoposta alla applicazione delle disposizioni contenute nell'articolo 96 del Tuir. Ai fini della determinazione della quota interessi, per i soggetti che applicano i principi contabili nazionali, è ancora possibile utilizzare i criteri forfettari del 1998.

Sono questi alcuni dei chiarimenti forniti dall'Agenzia delle entrate con la circolare n. 17 di ieri che illustra le modifiche normative apportate dal decreto legge n. 16 del 2012 ai contratti di locazione finanziaria stipulati a far data dal 29 aprile 2012 nell'ambito della disciplina del reddito di impresa e del reddito di lavoro autonomo. Di fatto, la modifica normativa non impone più, ai fini della deducibilità fiscale dei canoni di leasing, una durata minima contrattuale ma vincola la deducibilità stessa al periodo di ammortamento previsto per le specifiche tipologie di beni. La modifica in questione, di base, potrebbe imporre una gestione non allineata tra conto economico e base di riferimento fiscale proprio in ragione della difformità possibile dei periodi di durata contrattuale e di ammortamento previsto per i beni oggetto di contratto di locazione finanziaria.

Disallineamento. L'amministrazione finanziaria propone una prima precisazione finalizzata a chiarire come deve essere effettuata la gestione delle differenze che possono emergere proprio in ragione della diversa durata temporale tra previsioni civilistiche e fiscali. Per esempio, potrebbe accadere che in relazione a un contratto di durata decennale, il periodo di ammortamento sia in realtà di quindici anni cosicché al conto economico si apposti una quota del canone superiore a quella massima deducibile ai fini fiscali. Per conseguenza, si dovrà apportare una variazione in aumento nella dichiarazione dei redditi con relativo pagamento di imposta che viene di fatto anticipata e potrà essere recuperata. Numericamente, l'impresa potrebbe avere in bilancio un canone pari a 15 mila euro mentre ai fini fiscali potrà dedurre al massimo 10 mila euro con conseguente recupero a tassazione di 5 mila euro mediante la variazione in aumento. Alla scadenza del contratto, naturalmente, i canoni non dedotti potranno essere recuperati ai fini fiscali in base al principio sancito dall'articolo 109 del Testo unico delle imposte sui redditi che ammette la deducibilità in periodi di imposta successivi di un componente transitato al conto economico e che non è stato possibile dedurre per una espressa previsione di legge. La variazione in diminuzione extracontabile, in ogni caso, non potrà essere superiore alla quota annualmente prevista come massima ammessa ai fini tributari e non potrà dunque essere integrale. In ogni caso, la deduzione pro quota potrà essere completamente riassorbita sino a completamento integrale.

Riscatto del bene e mancato riscatto. Le medesime conseguenze in termini di recupero dei canoni originariamente non dedotti, si verificano nelle ipotesi di riscatto del bene da parte della società utilizzatrice ovvero nel caso in cui, invece, il riscatto non avvenga. Dunque, il recupero degli stessi avviene pro quota senza che, in particolare, tali componenti negativi debbano essere capitalizzati sul costo del bene. È evidente che la posizione dell'Agenzia delle entrate si palesa come favorevole perché, ovviamente, la capitalizzazione dei canoni non dedotti avrebbe comportato una deducibilità anche di tali componenti secondo il periodo di ammortamento del bene divenuto di proprietà dell'impresa.

Cessione del contratto. Laddove invece il contratto venga ceduto, i canoni non dedotti lungo la durata dello stesso rappresentano un componente negativo da contrapporre al componente positivo quale la sopravvenienza determinata in occasione della cessione stessa. Di fatto, dunque, in questa ipotesi, il recupero avviene in modo istantaneo e complessivo senza il passaggio dalla deducibilità delle quote.

Interessi passivi. Posto che in ogni caso la quota interessi deve essere sottoposta alla verifica prevista dall'articolo 96 del testo unico delle imposte sui redditi e dunque confrontata con il 30% del Rol, l'Agenzia delle entrate precisa come ai fini della determinazione della predetta quota di interessi, i soggetti che applicano i principi contabili nazionali possano fare ancora ricorso al provvedimento del 1998. Tale provvedimento, che era stato varato in relazione alla introduzione dell'Irap, consente di determinare la quota interessi in modo forfetizzato.

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