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Grandi studi tassati come fossero imprese

del 30/05/2013
di: Debora Alberici
Grandi studi tassati come fossero imprese
Reddito del professionista abilitato tassabile ai fini Irpef come se fosse reddito d'impresa se questo si avvale di un'organizzazione molto complessa.

È quanto emerge dall'ordinanza n. 13509 del 29 maggio 2013. In questa breve motivazione la sezione tributaria fa il punto sulla nozione tributaristica di società commerciale. Ad avviso del Collegio di legittimità, infatti la nozione tributaristica dell'esercizio di imprese commerciali non coincide con quella civilistica, giacché l'art. 51 del Tuir intende come tale l'esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, delle attività indicate dall'art. 2195 cod. civ., anche se non organizzate in forma di impresa, e prescinde quindi dal requisito organizzativo, che costituisce invece elemento qualificante e imprescindibile per la configurazione dell'impresa commerciale agli effetti civilistici, esigendo soltanto che l'attività svolta sia caratterizzata dalla professionalità abituale, ancorché non esclusiva. Non solo. Fra l'altro, precisa ancora Piazza Cavour, l'accertamento, ai fini delle imposte sui redditi, in ordine alla riconducibilità della cessione di un bene all'esercizio di un'attività di commercio posta in essere nell'esercizio abituale e professionale di un'impresa, valutato in relazione alle concrete modalità e al contenuto oggettivo e soggettivo dell'atto, costituisce poi un accertamento di fatto.

La vicenda riguarda un geometra al quale l'ufficio aveva notificato un accertamento Irpef con il quale il reddito, che lui dichiarava di aver conseguito come professionista, gli era stato invece tassato come impresa. Questo perché, aveva motivato l'amministrazione, l'organizzazione della quale si avvaleva era particolarmente complessa. Tanto che questa non poteva che ampiamente supportare il lavoro di geometra e costituire certamente la preminenza sul lavoro intellettuale. Insomma la professione era al servizio di una ponderosa organizzazione che, complessa com'era la struttura imprenditoriale, poteva benissimo agire in modo indipendente e fuori dalla stragrande maggioranza dei casi dal controllo tecnico del geometra.

Contro l'atto impositivo l'uomo ha presentato ricorso alla Ctp di Bologna che lo ha respinto. Il verdetto è stato confermato dalla Ctr emiliana e ora reso definitivo dalla Cassazione.

La decisione di secondo grado è stata motivata dai giudici nel senso di ritenere che l'organizzazione e l'utilizzo di beni strumentali di ampie dimensioni aveva snaturato l'attività svolta dal contribuente. In altri termini lui aveva perso il controllo delle attività e quindi non si poteva più parlare di lavoro autonomo ma di impresa.

Contro questa motivazione lui (giudizio proseguito dai suoi eredi dopo la morte) ha presentato ricorso in Cassazione. Secondo la difesa il giudice del merito, senza avvedersi del fatto che l'attività espletata rientrava tra le prestazioni tipiche dell'attività del geometra, ha valorizzato la prevalenza della struttura organizzativa autonoma rispetto all'opera intellettuale onde qualificare il reddito come reddito di impresa. Inoltre, sempre secondo il legale, ciò che distingue il professionista dall'imprenditore è il carattere personale delle prestazioni ex art. 2232 cod. civ., le caratteristiche e le misure del compenso ex art. 2233, e, infine, il diverso rischio che grava sull'imprenditore, rispetto al prestatore d'opera intellettuale. Insomma, visto che la sussistenza di dette caratteristiche nelle modalità di esercizio della professione da parte del geometra non era stata contestata dall'amministrazione, la Ctr non avrebbe potuto qualificare il reddito prodotto come reddito d'impresa. La tesi non ha convinto gli Ermellini che hanno dichiarato inammissibile il ricorso chiarendo la nozione tributaristica di impresa.

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