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Commercio, l'indulto non sana i requisiti morali

del 25/05/2013
di: di Marilisa Bombi
Commercio, l'indulto non sana i requisiti morali
A prescindere dai requisiti morali previsti per l'esercizio dell'attività commerciale e di somministrazione, dettagliatamente elencati nell'art. 71 del dlgs 59/2010, se è stata dichiarata, con sentenza, l'interdizione allo svolgimento di una attività, il condannato viene privato della capacità di esercitare, durante il periodo dell'interdizione, qualsiasi arte, industria, commercio o mestiere che presupponga un atto autoritativo. Inoltre, l'eventuale indulto non estingue gli effetti penali della condanna ma soltanto la pena. È quanto ha comunicato il ministero della giustizia al dipartimento per l'impresa e l'internazionalizzazione del Mise. Le precisazioni sono contenute nella risoluzione n. 74843 del 6 maggio 2013 e pubblicata online nei giorni scorsi. I chiarimenti del dicastero della giustizia sono stati sollecitati da un comune, il quale si è trovato in difficoltà, come spesso accade, ad interpretare i requisiti di onorabilità previsti dall'art. 71 del decreto legislativo 59/2010, di recepimento della direttiva Servizi. In particolare, è stato precisato che il provvedimento di interdizione disposto con sentenza, in base all'articolo 30 del codice penale, priva il condannato della capacità di esercitare, durante l'interdizione. Di conseguenza, in relazione al fatto che l'art. 71 dlgs 59/2010 disciplina soltanto le interdizioni che costituiscono effetto penale della condanna, non può trovare applicazione con riferimento alle pene inflitte dal giudice, che sono soggette al regime codicistico e, pertanto, possono estinguersi prima della loro scadenza naturale, soltanto a seguito di riabilitazione.
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