Consulenza o Preventivo Gratuito

Transfer pricing, regole e parametri certi

del 24/05/2013
di: di Raul-Angelo Papotti
Transfer pricing, regole e parametri certi
Sul transfer pricing regole certe e parametri determinati per evitare sorprese da parte dell'amministrazione finanziaria che dovrà giocare a carte scoperte con i contribuenti. Dopo la recente apertura di una consultazione pubblica sul Draft Handbook on Transfer Pricing Risk Assessment, l'Ocse torna nuovamente ad occuparsi della complessiva opera di rivisitazione delle linee guida in materia di prezzi di trasferimento (le Guidelines), con l'approvazione di importanti chiarimenti in materia di safe harbours, ovverossia di predeterminazione di «valori normali» ritenuti congrui e quindi automaticamente accettati dall'amministrazione finanziaria. In particolare, lo scorso 16 maggio, in linea con il progetto di miglioramento degli aspetti amministrativi connessi al transfer pricing, l'Ocse ha approvato le proposte di modifica alle linee guida dettate nel capitolo IV delle Guidelines. Tale ulteriore intervento testimonia come il tema dei prezzi di trasferimento assuma una sempre maggiore importanza a livello internazionale e, di riflesso, nell'ordinamento e nella prassi amministrativa di ciascuno Stato. La Sezione E del capitolo IV delle Guidelines disciplina i cd safe harbours, intesi quali potenziali strumenti di prevenzione del contenzioso nell'ambito del transfer pricing. Come detto, tali strumenti consistono in particolari regimi predeterminati che impongono alle autorità fiscali la preventiva determinazione di regole certe e parametri minimi, ai quali le imprese dovrebbero conformarsi per essere escluse dall'attività di accertamento in materia di prezzi di trasferimento. Tali regimi sono rivolti a determinate categorie di contribuenti e possono riguardare, oltre alla determinazione dei prezzi relativi alle operazioni infragruppo, la documentazione necessaria a supporto dell'applicazione di un determinato prezzo di trasferimento. Le modifiche dell'Ocse alla sezione dedicata ai safe harbours intervengono proprio su tali aspetti, prevedendo l'opportunità per gli stati di dispensare i contribuenti da alcuni oneri connessi alla compliance e, al contempo, sono volte a garantire una maggiore certezza per i casi che coinvolgano contribuenti di minori dimensioni o le operazioni infragruppo di minor complessità. Tali proposte di modifica erano state predisposte lo scorso giugno, quando l'Ocse aveva rimesso alla consultazione pubblica un discussion draft avente ad oggetto un articolato di modifica alla già menzionata Sezione E del capitolo IV. I commenti ricevuti sono stati tendenzialmente favorevoli a tale proposta e hanno indotto l'Ocse, a seguito di un'ulteriore consultazione pubblica tenutasi nel novembre dell' anno scorso, a recepire quanto emerso nel corso di tali consultazioni. La precedente versione delle Guidelines, infatti, non rifletteva accuratamente la prassi seguita da alcuni stati membri, adottando una posizione eccessivamente di chiusura nei confronti del ricorso ai safe harbours. Alcuni stati, infatti, già applicavano disposizioni o interpretazioni fondate sull'utilizzo di safe harbours; si pensi, per citare un esempio legato alla prassi amministrativa italiana, al capitolo V della Circolare ministeriale n. 32/9/2267 del 22 settembre 1980 in materia di beni immateriali. Deve inoltre menzionarsi che le Guidelines non trattavano in alcun modo, nella versione precedente alle modifiche di cui trattasi, la possibilità della negoziazione e conclusione di un accordo bilaterale tra stati volto a stabilire safe harbours, sebbene alcuni stati potessero vantare esperienza positive in merito. Più nel dettaglio, le nuove linee guida riconoscono che safe harbours correttamente strutturati possano consentire di mitigare alcuni oneri connessi alla compliance relativa alle operazioni sui prezzi di trasferimento garantendo, allo stesso tempo, vantaggi sia in capo ai contribuenti che per le amministrazioni fiscali coinvolte. Dal punto di vista delle imprese, infatti, il ricorso ai safe harbours consente una semplificazione delle procedure di determinazione dei prezzi di trasferimento, nonché una maggior certezza nel caso di attività di accertamento, mentre dal punto di vista delle amministrazioni finanziarie il ricorso a tali strumenti permette una più efficiente razionalizzazione delle risorse da impiegare nelle attività di verifica. La nuova disciplina, come detto, incoraggia, a determinate condizioni (per esempio, nel caso di alcune tipologie di attività di produzione o di distribuzione, considerate più semplici e standardizzabili) la conclusione di accordi bilaterali, o multilaterali, fondati sull'utilizzo di safe harbours. Al fine di facilitare la negoziazione tra autorità fiscali, sono infatti forniti dei modelli di protocolli d'intesa (cosiddetta memoranda of understanding) utilizzabili come base per la conclusione di tali accordi, stipulati sulla base delle disposizioni di norme pattizie similari all'attuale articolo 25, paragrafo 3 del modello Ocse di convenzione contro le doppie imposizioni.

© Riproduzione riservata

vota  
SULLO STESSO ARGOMENTO
Cassette sicurezza facilitate senza imposta di registro

del 25/01/2013

Apertura cassette di sicurezza del de cuius senza imposta di registro. Per il verbale che il notaio...

L'elaborazione dei dati fiscali non è attività riservata

del 26/01/2013

L'attività di elaborazione dati ai fini fiscali non è attività riservata. Pertanto, può essere svolt...

Niente esenzione: anche l'esercito può pagare l'Ici

del 30/01/2013

Il ministero della difesa paga l'Ici sugli immobili se non sono più utilizzati per finalità istituzi...