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Commercialisti: antiriciclaggio uniforme

del 18/05/2013
di: Giusy Pascucci
Commercialisti: antiriciclaggio uniforme
Reati fiscali e sanzioni uguali in tutta Europa, meno adempimenti formali e regole più chiare per la lotta al riciclaggio. È quanto chiedono i commercialisti degli ordini di Roma, Milano, Torino, Firenze e Bologna, riuniti, a Roma, in un convegno di studi insieme ad esponenti istituzionali per proporre modifiche alla normativa antiriciclaggio che la Commissione europea sta per approvare nella IV Direttiva in materia. Il non corretto recepimento della direttiva 2005/60/Ce e delle raccomandazioni del Gruppo di azione finanziaria internazionale (Gafi), oltre ad incertezze sull'applicazione quotidiana della normativa antiriciclaggio, provoca per i commercialisti italiani uno squilibrio rispetto ai colleghi europei, perché la normativa li grava di onerosi e complessi adempimenti formali e, al tempo stesso, di sanzioni amministrative e penali elevate in caso di inosservanza. Per questo le proposte emerse nell'ambito del convegno mirano a ottenere una definizione uniforme di reato fiscale a livello comunitario e che sia, soprattutto, slegata dall'ammontare della pena, una definizione chiara del concetto di titolare effettivo e della sua identificazione, l'eliminazione dell'obbligo di registrazione per i professionisti e l'applicazione del principio di proporzionalità, per assicurare che gli adempimenti richiesti siano chiari, semplici e collegati alla specifica attività professionale svolta nonché compatibili ed adeguati alle dimensioni degli studi. «La lotta al riciclaggio è una battaglia da combattere al fianco delle istituzioni da tutti i commercialisti italiani», ha detto Gerardo Longobardi, presidente dell'Ordine dei commercialisti di Roma, ricordando come in Italia il riciclaggio valga il 10% del Pil contro il 5% a livello mondiale. «Ma come categoria desideriamo poterci confrontare con un quadro normativo e operativo che possa togliere le incertezze e le ansie nell'assolvimento del dovere richiesto dal dlgs 231/07 e che sanzioni le violazioni sostanziali piuttosto che quelle formali». Posizione condivisa da Giuseppe Maresca, Dg Direzione V Dipartimento del tesoro, che ha sottolineato l'importanza del dialogo con le categorie per arrivare a una normativa che risolva i problemi per i professionisti.

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