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Travet part-time ma mai avvocati

del 17/05/2013
di: di Dario Ferrara
Travet part-time ma mai avvocati
Legittima la cancellazione dall'Albo dell'Ordine forense per il dipendente pubblico che aveva optato per il part-time in modo da poter fare anche l'avvocato. È escluso, infatti, che la manovra bis (dl 138/11) abbia tacitamente abrogato le disposizioni della legge 339/03. E d'altronde anche la recente riforma forense conferma l'incompatibilità, benché non risulti ancora applicabile in merito perché manca ancora il provvedimento ad hoc del ministero della Giustizia. Lo stabiliscono le Sezioni unite civili della Cassazione con la sentenza 11833/13, pubblicata il 16 maggio.

Exit strategy

Veniamo alla legge «incriminata». La normativa dispone che gli avvocati dipendenti pubblici a tempo parziale che hanno ottenuto l'iscrizione sulla base della richiamata normativa del 1996 possono optare, nel termine di tre anni, tra il mantenimento del rapporto di pubblico impiego, che in questo caso ritorna ad essere a tempo pieno, e il mantenimento dell'iscrizione all'albo degli avvocati con contestuale cessazione dei rapporto di pubblico impiego; in questa seconda ipotesi il dipendente pubblico part-time conserva per cinque anni il diritto alla riammissione in servizio a tempo pieno; inoltre in caso di mancato esercizio dell'opzione tra libera professione e pubblico impiego entro il termine di trentasei mesi dall'entrata in vigore della legge stessa, i consigli degli ordini degli avvocati provvedono alla cancellazione d'ufficio dell'iscritto dal proprio albo.

Interesse pubblico

Insomma, la legge 339/03 ha posto un aut aut ai travet che avevano scelto l'orario ridotto per esercitare la contestualmente professione forense. Non ha senso riproporre le argomentazioni contrarie all'incompatibilità anche dopo il dl 138/11, che pure ha introdotto liberalizzazioni nel mondo delle professioni oltre che nell'economia. Il punto è che deve escludersi ogni abolizione dei vincoli per effetto dello ius superveniens perché l'incompatibilità fra pubblico impiego, per quanto part-time, ed esercizio della professione forense risponde a specifiche esigenze di interesse pubblico: l'attività privata di avvocato ha natura molto peculiare e può dar vita a intrecci pericolosi se combinata al lavoro di dipendente dell'amministrazione. Il «no» ai conflitti d'interesse viene anche dalla giurisprudenza della Consulta. Inutile infine invocare la giurisprudenza Ue, laddove la stessa Corte di giustizia europea ritiene legittimo per il legislatore nazionale disporre la cancellazione dell'albo. Non si può dunque invocare il principio comunitario della libera circolazione contro la legge 339/03: la normativa, in effetti, non regola l'organizzazione della professione forense ma soltanto le modalità di svolgimento del servizio presso enti pubblici.

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