Consulenza o Preventivo Gratuito

In agenda politica scompaiono i professionisti

del 24/01/2013
di: di Gaetano Stella presidente di Confprofessioni
In agenda politica scompaiono i professionisti
In Italia c'è un settore economico che, nonostante la crisi e la burocrazia, continua a dare segnali di vitalità: crea posti di lavoro, scopre nuove nicchie di mercato, investe e innova. Eppure, il settore delle libere professioni appare il convitato di pietra di questa campagna elettorale. Nell'agenda politica degli schieramenti, nei talk show televisivi, nelle dotte analisi dei notisti politici, il professionista, con tutte le sue problematiche e le sue potenzialità di sviluppo, rimane ai margini dei programmi politici e di governo delle coalizioni che si candidano alla guida del paese.

Il prossimo 24-25 febbraio oltre 2 milioni di liberi professionisti e altrettanti dipendenti degli studi professionali saranno chiamati alle urne per esprimere il loro voto per il rinnovo dei due rami del parlamento italiano: la camera dei deputati e il senato della repubblica. Una scelta quanto mai complessa e tormentata.

Assieme al quadro di sfiducia generalizzato che accomuna pressoché tutti gli elettori italiani, nelle proposte degli schieramenti non si sono ancora palesati quegli elementi distintivi che possano guidare la scelta consapevole di un intero settore economico, quello delle libere professioni. L'attuale scenario è caratterizzato dall'insufficienza di un chiaro progetto politico e di governo che sappia realmente rispondere alle diverse istanze di sviluppo e crescita sostenibile, che scaturiscono dalla società e dai corpi intermedi che ne formano l'ossatura; che sappia interpretare le trasformazioni sociali ed economiche in atto nel paese, sulla base dei principi di equità e coesione; che sappia rivalutare l'etica e la conoscenza, quale fondamento di qualsiasi iniziativa legislativa a venire; che sappia riconoscere il valore e il ruolo delle forze economiche e sociali, in un'ottica di dialogo e confronto senza discriminazioni o disparità di trattamento; che sappia finalmente considerare, così come ha fatto la Commissione europea, le libere professioni come un settore economico che contribuisce allo sviluppo economico e alla creazione di posti di lavoro.

Al di là dei tatticismi e delle alleanze, vere o presunte, la prima fase di questa «anomala» campagna elettorale è caratterizzata dalla diffusa carenza di contenuti e programmi che ci si attenderebbe da chi si candida alla guida del paese. In questo vuoto di idee spicca la totale assenza di proposte serie che coinvolgano il lavoro professionale e, più in generale, il lavoro autonomo. Al termine di una legislatura, contrassegnata da una profonda crisi economica, numerose disposizioni hanno investito unilateralmente il settore professionale, spostando il baricentro normativo dalle competenze agli adempimenti formali. In questo modo si sono sottratte risorse ai liberi professionisti, deteriorando profondamente la loro capacità reddituale (e fiscale). Ci si attendeva maggiore sensibilità da parte delle forze politiche alla vigilia del voto democratico. Invece, nessun riferimento politico alla rimozione degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo di un settore economico che muove un volume d'affari complessivo di 195,8 miliardi di euro, pari al 15,1% del pil regolare. Nessuna indicazione di programma a favore degli oltre 2 milioni di professionisti che operano nell'area sanitaria, nell'area tecnica, nell'area economica o in quella giuridica; né tantomeno si intercettano iniziative in grado di favorire politiche di welfare e misure occupazionali stabili a favore dei neolaureati e dei giovani professionisti; né si scorgono all'orizzonte politiche a sostegno dei lavoratori degli studi professionali, che rappresentano un bacino occupazionale, tra occupazione diretta e indotto, stimato in oltre 4 milioni di posti di lavoro, pari al 15,9% della forza lavoro in Italia.

Da questo punto di vista, i professionisti sono il sintomo di una visione politica sganciata dai problemi quotidiani dei cittadini. È giunto il momento di rompere questo silenzio assordante che circonda la nostra società. Il nostro paese è in affanno e la classe politica, al di là delle facili promesse, deve dare prova di comprendere il disagio di milioni di italiani davanti alle urne e dare risposte chiare e precise. Debito pubblico insostenibile, pressione fiscale non più tollerabile, mercato del lavoro ingessato… sono le priorità per qualsiasi agenda politica credibile. Ma sono anche i punti cardinali del «Piano d'azione» di Confprofessioni, che verrà presentato nei prossimi giorni agli schieramenti politici in vista delle elezioni di febbraio. Una piattaforma di idee e di proposte che mettono al centro i problemi veri del paese e che, grazie alle competenze dei professionisti, individuano innovativi percorsi virtuosi sulla strada della crescita e dello sviluppo. Nel bene del nostro paese.

vota  
SULLO STESSO ARGOMENTO
Da febbraio anche i senz'albo trovano una casa

del 24/01/2013

Riforma dei senz'albo in dirittura d'arrivo in Gazzetta Ufficiale. La legge approvata il 19 dicembre...

Richieste di scioglimento: ordini professionali litigiosi

del 25/01/2013

Ordini professionali sempre più litigiosi. Nel 2012 le polemiche sulle elezioni non hanno riguardato...

Così gli avvocati rilanciano ai conciliatori

del 26/01/2013

Con la riforma forense più collaborazione tra l'avvocatura e le altre istituzioni del sistema giusti...