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Campagna elettorale: il garante blinda i social network

del 04/05/2013
di: di Antonio Ciccia
Campagna elettorale: il garante blinda i social network
In campagna elettorale i dati recuperati da un social network possono essere utilizzati solo con il consenso degli elettori interessati. Il garante della privacy ha stilato, con il provvedimento n. 228/2013, il vademecum per le prossime elezioni comunali e dell'elezione del consiglio regionale della Valle d'Aosta, ma che ha una valenza generale. Tra l'altro l'informativa è messa in stand by per i «santini» fino al 31 agosto 2013. Nel provvedimento il garante disciplina in particolare le condizioni per un uso legittimo della rete. La facile reperibilità di dati personali con i social network non abilita all'uso senza l'assenso dell'elettore. Assenso che ci vuole anche per trattare a scopo di propaganda elettorale i dati raccolti automaticamente su internet o ricavati da forum, newsgroup, liste di abbonati ad un provider, dati presenti sul web per altre finalità. Va, infatti, ricordato che a mezzo di software specifici è possibile pescare in rete recapiti utili per mandare proposte elettorali. Il consenso preventivo è necessario anche per la propaganda con l'uso del telefono, gli sms e la posta elettronica. Lo stesso vale per mms, telefonate preregistrate e fax. È obbligatorio, poi, raccogliere il consenso per poter usare i dati degli abbonati presenti negli elenchi telefonici. Sono utilizzabili, sempre se si è ottenuto preventivamente il consenso degli interessati, anche i dati relativi a simpatizzanti o altre persone già contattate per singole iniziative o che vi hanno partecipato (per esempio referendum, proposte di legge, raccolte di firme). È libero, invece, l'uso degli indirizzi delle liste elettorali e i dati personali di iscritti ed aderenti. Inoltre titolari di cariche elettive possono utilizzare i dati raccolti nel quadro delle relazioni interpersonali avute con cittadini ed elettori.

L'elezione sospende, poi, l'obbligo di informativa sino al 31 agosto 2013 solo se i dati sono raccolti da registri ed elenchi pubblici, e se sono utilizzati per l'invio di materiale propagandistico di dimensioni così ridotte (i cosiddetti santini) da non consentire di inserirvi una informativa, anche sintetica. Per conservare i dati dopo le elezioni si ripristina la regola generale dell'invio dell'informativa.

Per quanto il provvedimento del garante appaia rigoroso, va ricordato che le sentenze hanno manifestato un certo lassismo. Più pesanti e disincentivanti, dunque, appaiono le sanzioni amministrative e i possibili blocchi del trattamento per ordine del garante. La Cassazione, per esempio, ha ritenuto che non è reato trattare dei dati personali degli appartenenti ad un'associazione umanitaria, estratti da un elenco riservato ed utilizzati, senza il consenso degli interessati, da parte di uno dei componenti dell'associazione, per l'invio di materiale di propaganda elettorale per la propria candidatura a consigliere comunale (cass. pen., sez. III, 28.5.2004, n. 30134). Questo perché, secondo la Cassazione, l'invio di una comunicazione propagandistica produce una lesione minima all'identità personale del destinatario e alla sua privacy non in grado di determinare un danno patrimoniale apprezzabile. Non sono, comunque, in alcun modo utilizzabili gli archivi dello stato civile, l'anagrafe dei residenti, indirizzi raccolti per svolgere attività e compiti istituzionali dei soggetti pubblici o per prestazioni di servizi, anche di cura; liste elettorali di sezione già utilizzate nei seggi; dati annotati privatamente nei seggi da scrutatori e rappresentanti di lista durante le operazioni elettorali.

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