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Modello Ocse: tasse italiane per i voli stranieri

del 04/05/2013
di: Valerio Stroppa
Modello Ocse: tasse italiane per i voli stranieri
Un vettore estero che possiede una base in Italia e opera voli entro i confini nazionali deve pagare le tasse in Italia sui redditi relativi a quelle tratte. Viceversa, gli utili imputabili al traffico internazionale continueranno a essere tassati nel paese di residenza, ai sensi dell'art. 8 del Modello Ocse di convenzione contro le doppie imposizioni. È questa la conclusione a cui è giunta l'Agenzia delle entrate con la circolare n. 12/E di ieri. L'orientamento chiarisce le modalità operative dell'art. 38, comma 1 del dl 179/2012 passata alla cronaca come norma no-Ryanair. Il decreto sviluppo ha imposto alle compagnie aeree europee che dispongono di una o più basi nel nostro paese, di pagare all'Italia tasse e contributi previdenziali per il personale basato negli aeroporti italiani. Con effetto già sul 2012. Per l'Agenzia, la definizione di base richiama tutti i presupposti necessari per configurare una stabile organizzazione: la presenza di una sede di affari fissa e lo svolgimento dell'attività d'impresa. La base di un vettore aereo è quindi un'ulteriore casistica che si aggiunge agli esempi di stabile organizzazione (succursali, uffici) già previsti dalle norme interne e convenzionali. Le convenzioni stipulate in linea con gli standard Ocse prevedono però la tassazione esclusiva nel paese in cui si trova la sede di direzione effettiva della compagnia, a prescindere dall'esistenza di stabili organizzazioni altrove. Per l'Agenzia però, «l'attività di trasporto effettuata per mezzo di un vettore con sede di direzione effettiva all'estero in una tratta esclusivamente italiana non rientra nel concetto di traffico internazionale». I relativi profitti saranno quindi tassati in via esclusiva in Italia. Ferma restando la possibilità per il fisco di accertare per gli anni precedenti al 2012 la stabile organizzazione occulta a carico delle compagnie aeree.

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