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L'appaltatore risarcisce l'Iva anche senza fattura

del 03/05/2013
di: Debora Alberici
L'appaltatore risarcisce l'Iva anche senza fattura
L'appaltatore che non ha eseguito i lavori a opera d'arte deve risarcire il committente del danno patrimoniale, inclusa l'Iva, anche in assenza di fattura.

È quanto affermato dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 8199 del 4 aprile 2013.

In particolare la terza sezione civile ha respinto il ricorso di una piccola ditta che era stata condannata a risarcire il danno patrimoniale a un cliente perché, non avendo eseguito i lavori ad opera d'arte, aveva provocato delle infiltrazioni d'acqua.

Ma l'appaltatore si era difeso sostenendo di non dover rimborsare il costo dell'Iva in quanto non era stata emessa alcuna fattura. Una tesi, questa, respinta sia dai giudici di merito sia da quelli di legittimità.

Infatti ad avviso del Collegio di legittimità, poiché il risarcimento del danno patrimoniale si estende agli oneri accessori e consequenziali, se esso è liquidato sulla base di spese da affrontare, il risarcimento comprende anche l'Iva, pur se la riparazione non ancora avvenuta allorquando il prestatore d'opera sia come nella specie tenuto ex art. 18 dpr n. 633 del 1972 ad addebitarla, a titolo di rivalsa, al committente.

Infatti, trattandosi di onere futuro e certo al tempo liquidazione del danno, il pagamento dell'Iva concorre invero a determinare il complessivo esborso necessario alla reintegrazione patrimoniale conseguente al fatto illecito subito.

Bene, nel prevedere la corresponsione dell'Iva sull'ammontare liquidato a titolo di risarcimento dei danni patrimoniali (al tasso previsto dalla legge vigente al riguardo), la Corte di merito ha ben applicato il principio ricordato in sede di legittimità.

Tutti gli altri motivi di ricorso presentati dall'appaltatore sono stati dichiarati inammissibili dalla Corte di cassazione in quando il quesito di diritto non era stato ben formulato. Sul punto Piazza Cavour ricorda che il ricorso dell'appaltatore reca quesiti di diritto formulati in termini difformi dallo schema al riguardo delineato dalla stessa Cassazione, non contenendo la riassuntiva ma puntuale indicazione degli aspetti di fatto rilevanti, del modo in cui giudici del merito li hanno rispettivamente decisi. Quindi il quesito era troppo astratto e generico.

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