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Partecipazioni, aliquota d'imposta del 20%

del 30/04/2013
di: di Fabrizio G. Poggiani
Partecipazioni, aliquota d'imposta del 20%
Gli utili derivanti da partecipazioni “non qualificate” in società di capitali detenute da soggetti non imprenditori scontano la tassazione a titolo d'imposta del 20%.

Questa la novità introdotta dall'art. 2, dl n. 138/2011, a decorrere dal 1° gennaio 2012, evidenziata nella nota operativa n. 3/2013 della Fondazione accademia romana di ragioneria «Giorgio Di Giuliomaria», che ha predisposto un vero e proprio vademecum sulla tassazione degli utili.

Come indicato nella nota operativa, è tempo di definizione dei bilanci societari e gli amministratori devono tenere conto della disciplina civilistica, dei principi contabili e della disciplina tributaria, per la fase di distribuzione degli utili ai soci, tenendo conto anche dei vincoli o dei divieti alla stessa distribuzione.

Nella nota gli autori ricordano che l'assemblea può destinare l'utile di esercizio alla distribuzione ai soci, all'accantonamento alle riserve, alla copertura di perdite e al riporto a nuovo (voce VIII del patrimonio netto), dovendo però tenere conto, in taluni casi, di taluni limiti o obblighi.

In effetti, l'art. 2430 c.c. impone l'accantonamento minimo alla riserva legale del 5% degli utili di bilancio, se vi sono state deroghe ai principi di redazione del bilancio l'utile deve essere accantonato in apposita riserva non distribuibile (comma 4, art. 2423 c.c.), se alla formazione dell'utile hanno concorso utili netti su cambi, l'utile deve essere accantonato a riserva non distribuibile fino al realizzo, in presenza di perdite non è possibile alcuna distribuzione fino al reintegro del capitale sociale e, infine, se all'utile hanno concorso plusvalori da valutazione delle partecipazioni con il metodo del «patrimonio netto» (cosiddetto «equity method»), l'utile deve essere accantonato a riserva non distribuibile.

In aggiunta alle prescrizioni civilistiche, anche quelle inserite nei vari statuti (gli accantonamenti a riserve statutarie, quota di utili da destinare agli amministratori ecc.) e quelle prescritte per la presenza di perdite pregresse, di iscrizione di costi aventi utilità pluriennale tra le immobilizzazioni e la presenza di prestiti obbligazionari.

Posto il rispetto di tali vincoli, è possibile distribuire gli utili realizzati tenendo conto di una specifica procedura che richiede il deposito della delibera di distribuzione entro 30 giorni dall'approvazione presso il registro delle imprese e presso l'Agenzia delle entrate, scontando euro 168 di imposta di registro; le società non quotate devono depositare nel registro delle imprese anche l'elenco soci alla data di approvazione del bilancio.

Con riferimento alla disciplina fiscale, la nota indica tutte le fattispecie possibili, ricordando la necessità di rispettare l'art. 47, dpr n. 917/1986 (Tuir) che individua la priorità di distribuzione degli utili e delle riserve, nonché la diversa percentuale di tassazione in capo ai soci, fissata nella percentuale del 49,72% a partire dai dividendi distribuiti nel periodo post 31/12/2007 (partecipazione qualificata), in luogo del 40%.

Con riferimento alle partecipazioni non qualificate detenute da persona fisica, gli autori ricordano la novità introdotta dal dl n. 138/2011 che, a decorrere dall'1/1/2012, dispone l'assoggettamento alla ritenuta alla fonte a titolo d'imposta nella percentuale pari al 20%; il detentore dichiara il 100% dell'utile percepito, la ritenuta è versata dalla società con la delega «F24», indicando il codice tributo «1035».

Per le partecipazioni detenute da imprese individuali e società personali, i dividendi concorrono nella misura del 40 o del 49,72%, mentre per quelle detenute da società di capitali o da enti non commerciali, gli utili partecipano alla formazione del reddito imponibile nella misura limitata del 5% del relativo ammontare.

La nota, nella parte conclusiva, affronta la tassazione degli utili corrisposti al socio (persona fisica) da società non residente sul territorio nazionale, distinguendo le partecipazioni in qualificate, che subiscono la tassazione nella misura del 40 o del 49,72% con applicazione di una ritenuta del 20% e in non qualificate, con l'assoggettamento alla ritenuta alla fonte pari al 20%.

Infine, gli autori ricordano che se gli utili derivano dal possesso di una partecipazione qualificata e sono distribuiti da società collocata in paesi a fiscalità privilegiata (paradisi fiscali), ai sensi dell'art. 47 del Tuir, gli stessi subiscono la tassazione nella misura piena (100%), con alcune eccezioni (imputazione per trasparenza da Cfc o in presenza di parere favorevole all'interpello specifico).

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