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Minimi e ristrutturazioni, recupero a ostacoli

del 26/04/2013
di: La Redazione
Minimi e ristrutturazioni, recupero a ostacoli
Minimi e ristrutturazioni edilizie, incroci pericolosi sulle ritenute. I piccoli imprenditori che lavorano nell'edilizia subiscono la ritenuta del 4% dall'istituto di credito mediante il quale coloro che effettuano interventi di recupero del patrimonio edilizio (o anche di risparmio energetico) operano il pagamento delle spese con il prescritto bonifico bancario: tra la risoluzione n. 55 del 2012 e le indicazioni di Unico, quadro LM, i nuovi minimi sono in attesa di comprendere come recuperare le imposte trattenute.

Il nuovo regime dei minimi ha tra le sue caratteristiche principali quella di concedere al contribuente una tassazione molto vantaggiosa e commisurata al 5% del reddito imponibile, determinato come è noto secondo il criterio di cassa dalla differenza dei ricavi introitati e dei costi sostenuti (costi, peraltro, che non seguono le regole del Tuir, tanto che non esistono, per esempio, rimanenze finali e ammortamenti), al netto anche dei contributi versati. Proprio in considerazione della considerevole riduzione della tassazione sostitutiva prevista, abbassata dal 20% della versione originaria del regime speciale a quella, come detto, del 5%, il provvedimento attuativo del direttore dell'Agenzia delle entrate del 22 dicembre 2011 ha altresì previsto che le ritenute fiscali non devono essere applicate e sul tema la circolare n. 17 del 2012 precisa che: «A tal fine è necessario che il contribuente rilasci un'apposita dichiarazione al sostituto dalla quale risulti che il reddito cui le somme percepite afferiscono è soggetto all'imposta sostitutiva in parola».

In poche parole e considerata anche la struttura del quadro LM di Unico 2013, dedicato ai minimi, dal quale emerge che in nessun rigo è prevista l'indicazione delle ritenute eventualmente subite, ne deriva che mai i soggetti in questione devono essere sottoposti a ritenute fiscali di qualsiasi genere e/o origine: detti soggetti devono rilasciare una dichiarazione al sostituto in cui evidenziano di essere «minimi» e il sostituto si trattiene dall'operare la ritenuta.

Se questo è l'assetto di base, i problemi non mancano. In primo luogo sembra inutile rimanere ancorati a meri formalismi deleteri: la circolare citata è arrivata, come al solito, in ritardo rispetto ai primi mesi del 2012 e pertanto in diversi contribuenti si ritrovano con ritenute subite rispetto alle quali si chiedono in che rigo di Unico poterle evidenziare. Rimanere sul piedistallo «formale» dell'asserire che le ritenute non dovevano essere subite appare una classica soluzione «burocratica». Bene farebbe l'Agenzia delle entrate a stabilire che eventuali ritenute subite nell'arco del 2012 possono essere tranquillamente indicate dai minimi nel riepilogo del reddito, quadro RN, altrimenti si rischia di ripetere il «delirio» nato per il recupero degli eventuali acconti Irap versati da contribuenti che poi hanno determinato (anche alla luce della giurisprudenza) di non dover più versare l'imposta. Il problema potrebbe essere ben più diffuso di quello che si immagina, soprattutto per coloro che ricevono pagamenti per prestazioni eseguite nell'ambito di lavori finalizzati al recupero del patrimonio edilizio o al risparmio energetico. In tal caso a «scompigliare» le carte è la risoluzione n. 55 del 2012. Che torna sul tema di eventuali difformità esistenti tra i dati della fatturazione, gli estremi dei soggetti che intendono fruire delle detrazioni e i dati dei bonifici bancari. La risoluzione «riburocratizza» il sistema, che precedenti documenti di prassi avevano invece in maniera illuminata semplificato: sostiene che non possano più essere condivise le semplificazioni precedenti, volte comunque a riconoscere la detrazione del 36/50% per gli interventi di recupero o del 55% per il risparmio energetico, anche in presenza di meri errori e difformità tra fatturazioni, bonifici e soggetti interessati, premiando l'aspetto sostanziale della vicenda e sostanzialmente rimandando al contribuente di chiarire chi dovesse detrarre mediante il collegamento dei vari documenti posseduti (soluzione più che ragionevole). In particolare il problema sorge per i bonifici privi dei dati utili per permettere agli istituti di credito di operare la «maledetta» ritenuta del 4% nei confronti degli esecutori dei lavori: eventuali bonifici incompleti, infatti, non danno più diritto alla detrazione e la sola soluzione individuata è stata quella di dover farsi ridare i soldi dalle imprese per poi riversarli con un bonifico completo (quando invece sarebbe stato sufficiente dire ai contribuenti di comunicare i dati mancanti per poter effettuare la ritenuta). Le conseguenze di tale soluzione non sono tardate: a parte, per esempio, che alcuni istituti impediscono di effettuare i bonifici in questione «online», proprio perché potrebbero mancare alcuni dati importanti, con l'implicita necessità, a danno del contribuente, di dover perdere tempo per recarsi presso la propria filiale e operare il bonifico allo sportello, l'aspetto più paradossale è che in presenza di detti bonifici non ci sono dichiarazioni che tengano: la ritenuta si opera e basta, altrimenti salta la detrazione. Ed ecco che i minimi che eseguono i lavori si trovano innanzi al classico vicolo cieco: da un lato subiscono la ritenuta e dall'altro non sanno come recuperarla.

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