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Esenzioni Iva, Poste italiane a rischio sanzione

del 25/04/2013
di: Beatrice Migliorini
Esenzioni Iva, Poste italiane a rischio sanzione
Poste italiane ha abusato della sua posizione dominante sull'applicazione delle esenzioni Iva. La mancata applicazione dell'Imposta nei servizi negoziabili individualmente, gli ha infatti permesso di applicare delle offerte idonee ad escludere altri concorrenti dal mercato interessato. Applicare questo tipo di esenzione è però allo stesso tempo, in contrasto con quanto previsto dalla normativa comunitaria, ma in linea con quanto previsto dalla normativa nazionale. Proprio per quest'ultimo fatto a Poste italiane, non è stata somministrata alcuna sanzione, se non un termine di 180 giorni per regolarizzare i proprio servizi. Questo il parere che l'Antitrust, nella veste di autorità nazionale preposta alla tutela della concorrenza, ha espresso lo scorso 27 marzo a conclusione dell'istruttoria iniziata il 6 marzo 2012. In base a quanto emerso nel corso dell'istruttoria, in materia di esenzioni sull'applicazione dell'Iva, il dpr 633/1972, prevede infatti «che sono esenti da Iva le prestazioni che rientrano nel servizio universale, le cessioni di beni e le prestazioni di servizi accessori» ed è in quest'ottica che Poste italiane si è mossa fino a martedì. Questo, nonostante la normativa comunitaria preveda che l'esenzione dall'Imposta sul valore aggiunto riguardi solo le operazioni effettuate dai servizi pubblici postali, le prestazioni di servizi e le cessioni di beni istruttori a queste prestazioni. In casi come questo, dove esiste un contrasto normativo, al fine di verificare l'esistenza dell'abuso di posizione dominante, all'Autorità garante è però concessa la possibilità di disapplicare la normativa nazionale ed agire solo sulla base di quella comunitaria. Proprio sulla base dell'esistenza del contrasto tra normativa comunitaria e nazionale, Poste italiane è riuscita ad evitare la sanzione. L'Antitrust ,infatti, ha posto solo un veto temporale di 180 giorni. Entro questo termine, Poste italiane dovrà infatti iniziare ad applicare l'Iva anche nei servizi postali liberalizzati, al fine di cessare l'abuso di posizione dominante con il quale sono stati discriminati gli altri concorrenti presenti sul mercato.

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