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Sulla dead-line aliquote del 30/4 aumenta il caos

del 30/03/2013
di: Maurizio Bonazzi
Sulla dead-line aliquote del 30/4 aumenta il caos
Sulla conseguenza derivante dalla mancata pubblicazione entro il 30 di aprile delle aliquote Imu, adesso, il caos è totale. Sia per i contribuenti che per i comuni. Complice la risoluzione ministeriale n. 5/DF del 5/3/2013 che, anziché chiarire come va interpretato il coacervo di norme che investono il tema, ha invece contribuito a creare ulteriore confusione. Contrariamente a quanto indicato dal documento di prassi ministeriale, l'art. 13, comma 13-bis del dl 201/2011 è chiaro nell'affermare che se aliquote e detrazioni Imu non verranno pubblicate sul sito del Mef entro la fine del mese di aprile, per tutto l'anno continueranno ad applicarsi quelle vigenti per il 2012; e non solo «ai soli fini del versamento della prima rata» come invece afferma la ris. 5/DF. Ma vediamo nel dettaglio la questione.

L'art. 1, comma 169, delle legge 296/2006 stabilisce, in via generale, che gli enti locali stabiliscono le aliquote relative ai tributi di loro competenza entro la data di approvazione del bilancio di previsione (quest'anno posticipata al 30/6). In tal caso le delibere hanno effetto retroattivo al 1º gennaio dell'anno di riferimento.

Tale regola trova però una deroga nell'art. 13, comma 13-bis, del dl 201/2011 il quale prevede che, da quest'anno, l'efficacia delle delibere di approvazione di aliquote e detrazioni Imu decorre dalla data di pubblicazione sul sito informatico www.finanze.it, e gli effetti delle delibere retroagiscono al 1º gennaio dell'anno di detta pubblicazione.

A tal fine, precisa ulteriormente la norma, il comune deve inviare la delibera con la quale intende modificare le aliquote e/o le detrazioni dell'anno precedente entro il 23 aprile.

Lo stesso legislatore ha poi sancito, in maniera inequivocabile, che nel caso in cui alla data del 30 aprile non risulti pubblicata la delibera sul sito, «le aliquote e la detrazione si intendono prorogate di anno in anno».

Nel già intricato quadro normativo, da ultimo si è inserito anche l'art. 1, c. 444, della legge 228/2012 che consente ai comuni, con i conti in «disordine», di modificare tariffe e aliquote entro il 30 settembre, ovvero entro la data prevista per la verifica degli equilibri di bilancio (art. 193 dlgs 267/2000). In tal caso le nuove aliquote trovano applicazione retroattiva al 1° gennaio dell'anno di riferimento.

Dall'analisi delle citate norme emerge, in maniera chiara, che se le delibere modificative (di quanto già stabilito dal comune per il 2012) non verranno pubblicate sul sito del Mef entro il 30 aprile, il contribuente sarà legittimato a versare l'imposta per il 2013 (quindi, sia l'acconto che il saldo) sulla base delle aliquote e delle detrazioni vigenti l'anno scorso. E nulla più gli si potrà chiedere. Tranne un caso: quando il comune per ripristinare gli equilibri di bilancio si trova costretto a modificare le aliquote entro il 30 settembre.

In tale ipotesi, la delibera, ancorché pubblicata dopo il 30 aprile, avrà effetto retroattivo, cosicché il contribuente, con il pagamento a saldo del 16 dicembre, ne dovrà tenere conto calcolando l'imposta dovuta per il 2013 sulla base dell'ultima decisione comunale (adottata per il riequilibrio del bilancio); sottraendo, naturalmente, quanto già versato in sede di acconto. Il tutto senza interessi e sanzioni.

Appare così fuorviante quanto affermato con la ris. 5/DF dal Mef ove è dato leggere che ai soli fini del calcolo della prima rata dell'Imu da effettuarsi entro il 17 giugno (poiché il 16 cade di domenica), il contribuente deve tenere conto delle aliquote pubblicate, entro il 30 aprile 2013, sul sito informatico www.finanze.it.

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