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Esigenze cautelari: paletti al carcere preventivo

del 30/03/2013
di: di Beatrice Migliorini
Esigenze cautelari: paletti al carcere preventivo
Il carcere preventivo non può essere considerato l'unica misura idonea a soddisfare le esigenze cautelari. Per la corretta applicazione della custodia cautelare in carcere (art. 275, terzo comma del codice procedura penale) è necessaria la valutazione volta per volta del caso concreto. In particolare è necessaria la verifica dell'appartenenza del soggetto agente ad associazioni di tipo mafioso o meno. In caso contrario la norma contrasterebbe con i principi costituzionali di uguaglianza, libertà personale e responsabilità penale. Tanto emerge dalla sentenza 57/2013 della Corte costituzionale, depositata ieri, che ha sancito l'illegittimità parziale dell'articolo 275, terzo comma. La consulta infatti, riunendo una serie di procedimenti aventi oggetto comune, ha stabilito che la norma non debba essere interpretata come una presunzione assoluta, ma bensì relativa. In caso contrario infatti, si verificherebbe il contrasto con i principi costituzionali e inoltre, non troverebbe applicazione il principio del minor sacrificio possibile. In base a quest'ultimo, la libertà personale può essere ristretta solo quel tanto che basta a consentire il corretto svolgimento dell'attività giurisdizionale. Viene quindi dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 275, terzo comma, solo nella misura in cui «non fa salva l'ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure». La norma in questione prevede infatti che «la custodia cautelare in carcere può essere disposta solo quando ogni altra misura risulti inadeguata». Le vicende che hanno portato alla pronuncia avevano come elemento comune, l'applicazione della norma in relazione al reato di associazione mafiosa previsto dall'art. 416-bis del codice penale. In base alle tesi presentate di fronte alla Corte, affinché la custodia cautelare in carcere possa trovare applicazione per il reato di associazione mafiosa, è necessario prima di tutto verificare che il soggetto abbia effettivamente agito al fine di partecipare o agevolare lo svolgimento dell'attività mafiosa. Il solo utilizzo del così detto metodo mafioso, non può essere elemento sufficiente per l'applicazione della custodia carceraria. La Consulta, a conclusione della vicenda, ha ritenuto di dover accogliere le osservazioni dei ricorrenti, precisando che «le presunzioni assolute, specie quando limitano un diritto fondamentale della persona, violano il principio di uguaglianza» inoltre, continua la Corte «il semplice impiego del così detto metodo mafioso o la finalizzazione della condotta criminosa all'agevolazione di un'associazione mafiosa, non sono necessariamente equiparabili, ai fini della presunzione in questione, alla partecipazione all'associazione. Solo l'effettiva partecipazione, rende la misura carceraria l'unico strumento idoneo».
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