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Si alza la barriera alla confisca per equivalente

del 26/03/2013
di: Pagina a cura di Debora Alberici
Si alza la barriera alla confisca per equivalente
Pacchetto sicurezza 2008 irretroattivo. Infatti, la confisca per equivalente non può essere applicata sui beni dell'indagato se non è stata accertata la sua pericolosità sociale. Il paletto cade dall'entrata in vigore delle nuove norme in poi. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 14044 del 25 marzo 2013, ha accolto il ricorso di un indagato sospettato di associazione mafiosa. In particolare l'uomo aveva patteggiato alcuni reati per i quali era stato accusato. Poi gli era stata concessa la sospensione condizionale della pena, segno, questo, che mancava il requisito della pericolosità sociale attuale. Ma le autorità avevano spiccato lo stesso la misura su un suo fabbricato che non poteva che essere frutto di attività illecita perché né il suo reddito né quello dei familiari ne avrebbero mai consentito l'acquisto. Contro il decreto lui ha presentato ricorso in Cassazione e lo ha vinto in pieno. La quinta sezione penale ha infatti accolto il gravame nel merito. In particolare i Supremi giudici hanno spiegato che «a partire dal luglio 2009, è senz'altro possibile disporre una misura di prevenzione patrimoniale pure in difetto dei presupposto di una attuale pericolosità sociale del soggetto destinatario della misura: tuttavia, laddove quel presupposto manchi, la norma non potrà che regolare fattispecie realizzatesi dopo l'entrata in vigore della stessa, non trovando applicazione il disposto dell'art. 200 cod. pen. (la cui operatività si fonda invece su un accertamento di pericolosità in atto) ma la generale previsione di cui all'art. 11 delle preleggi». La stessa Corte europea ha a più riprese sostenuto che la misura di prevenzione abbia connotazioni assai diverse da quelle della sanzione penale, avendo non già funzione repressiva: non di meno, in tutte le pronunce emesse dalla giurisprudenza sovrannazionale in tema di confisca di prevenzione si afferma, oltre alla non necessità di una precedente condotta costituente reato, «la doverosità di accertare la pericolosità del soggetto che ne sia destinatario, quale presupposto giustificativo di un intervento ablatorio - sia pure non di carattere penale - strumentale alla tutela di pubblici interessi». La Cassazione, con la sentenza di ieri, ha messo un punto definitivo alla vicenda del 51enne di Palermo al quale era stata confiscata la villa ottenuta, con buona probabilità, hanno sostenuto gli inquirenti, con proventi di attività illecite in collusione con la mafia. Infatti il decreto con il quale il Tribunale delle libertà siciliano ha confermato la misura ablativa è stato annullato senza rinvio. E cioè i giudici di merito potranno liberare il bene direttamente.
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