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Dispute: l'arbitrato sportivo non ferma il penale

del 22/03/2013
di: Pietro Mennea
Dispute: l'arbitrato sportivo non ferma il penale
È morto ieri all'età di 61 anni Pietro Mennea, olimpionico e detentore del primato mondiale dei 200 metri piani dal 1979 al 1996. Commercialista e avvocato, Mennea ha collaborato a lungo con ItaliaOggi. Che lo vuole ricordare, pubblicando il suo ultimo articolo apparso sul giornale, il 3 febbraio 1996.

I tesserati delle società sportive possono difendersi in sede penale senza passare dagli organi di giustizia federale. A questo proposito nessun vincolo può derivare dalla clausola compromissoria prevista dagli statuti federali per la risoluzione delle dispute che potrebbero sorgere tanto in ambito dello sport professionistico quanto in quello praticato a livello dilettantistico.

Conseguentemente, le controversie sorte tra i tesserati (è indifferente che siano atleti o dirigenti o tra questi e la federazione stessa), vengono deferite a un collegio arbitrale.

Gli statuti delle federazioni affiliate al Coni prevedono che i tesserati e le società a esso affiliate si impegnino a non adire altre autorità che non siano quelle federali per la tutela dei loro diritti e interessi, e per la risoluzione di controversie di qualsiasi natura che siano connesse all'attività svolta nell'ambito della federazione.

L'inosservanza della clausola compromissoria comporta l'adozione di provvedimenti disciplinari ai quali potrebbe conseguire anche la radiazione dai ruoli federali. Nel caso però che un tesserato sia stato soggetto passivo di un reato deve adire la giustizia ordinaria. È, infatti, pacifico che la clausola compromissoria non può operare allorché si configura tra i tesserati un'ipotesi di reato. L'azione penale infatti è sempre ed esclusivamente pubblica, in quanto oggetto della tutela penale è l'interesse pubblico leso dal reato.

Purtroppo, però, troppo spesso i giudici sportivi emettono decisioni arbitrarie, dimenticando o facendo finta di dimenticare il disposto degli artt. 2 e 3 della Costituzione da cui emergono il riconoscimento e la tutela dei diritti inviolabili dell'uomo, cioè di quelle posizioni soggettive attive, proprie dell'individuo nella sua dimensione di essere umano, che si atteggia come componente essenziale della dignità del cittadino e come contenuto di uno di quei diritti inviolabili che la repubblica si è solennemente impegnata a garantire. La clausola compromissoria, invece, è stata inserita negli statuti federali per evitare che le controversie sorte in ambito sportivo venissero risolte dal giudice ordinario.

Tutti noi sappiamo quanto sono lunghi i tempi della giustizia ordinaria, anche se ultimamente gli organi di giustizia sportiva nelle decisioni di alcuni casi, si sono adeguati ai tempi della giustizia ordinaria; una gara sportiva, o un campionato italiano di calcio non possono essere sospesi in attesa che venga emessa una sentenza del giudice ordinario.

In realtà, alcune volte si è verificato che un atleta o un dirigente dopo essere ricorso alla clausola compromissoria abbia ritenuto di non aver subito un giudizio equo, e si sia rivolto alla giustizia ordinaria, fatto questo del tutto nuovo per il mondo dello sport, e spesso è avvenuto che il giudice ordinario ha capovolto il giudizio espresso dal collegio arbitrale.

Questo accade sempre più spesso nel mondo dello sport perché le decisioni emesse dagli organi di giustizia federale spesso sono arbitrari e non sono emessi nel rispetto della norma giuridica (il diritto), e così, quando ciò accade, il soccombente che ritiene di essere stato ingiustamente condannato potrà adire la giustizia ordinaria e intraprendere l'azione che lo ripaghi di questa ingiustizia (per esempio, se la sua immagine è stata danneggiata, potrà intraprendere l'azione civile per ottenere il risarcimento dei danni).

Le conseguenze di tutto ciò ricadono sull'ente sportivo federale e indirettamente sul Coni, che spesso si trova a pagare gli errori commessi dagli organi a esso affiliati. Va posto in evidenza, e ribadito che, per poter ricorrere a questa clausola, le controversie devono essere esclusivamente di natura sportiva e comunque devono riguardare i regolamenti sportivi; pertanto appare chiaro che la controversia non può assolutamente essere di natura penale o sostanziale.

È capitato, invece, che alcuni dirigenti sportivi, approfittando della scarsa conoscenza che molti atleti (e tesserati) hanno della materia, hanno imposto l'uso della clausola compromissoria per impedire loro di intraprendere l'azione penale nei confronti di un altro tesserato responsabile di un reato nei loro confronti, dimenticando (o facendo finta di dimenticare) che la norma penale è statuale e quindi sovrana, ed è impossibile condizionarla alla clausola compromissoria.

Il tema trattato indica una delle ingiustizie che avvengono nello sport italiano. Oggi tutti parlano della riforma della legge '91 ma soprattutto della sentenza Bosman e degli effetti che può avere sullo sport nazionale, ma nessuno evidenzia che la legge istitutiva dello sport italiano è molto vecchia, risale infatti al 1942, ed è ormai obsoleta e inadatta a regolarizzare lo sport nazionale, per il quale è ormai necessario una nuova normativa che la disciplini.

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