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A Torino l'Atc vuole indietro 8 milioni di Imu

del 21/03/2013
di: Matteo Barbero
A Torino l'Atc vuole indietro 8 milioni di Imu
Otto milioni di euro di Imu 2012 da restituire. È un conto salato quello che l'Agenzia territoriale per la casa di Torino ha presentato al capoluogo piemontese e ad altri 96 comuni dell'hinterland. Le richieste sono partite qualche settimana fa, ma la questione sta entrando nel vivo in questi giorni. Obiettivo trovare una soluzione che consenta di tappare quella che sarebbe l'ennesima falla nei bilanci degli enti interessati, già fortemente colpiti, come quelli di tutti i comuni italiani, dai tagli imposti dallo Stato e dalle incertezze sulla consistenza del gettito dell'imposta municipale propria e del fondo sperimentale di riequilibrio relativi allo scorso esercizio finanziario. Il punto è che l'Atc rientra nell'alveo dell'esenzione prevista dall'art. 7, comma 1, lett. i), del dlgs 504/1992. Tale disposizione, relativa all'Ici ma espressamente richiamata dalla disciplina Imu (art. 9, comma 8, del dlgs 23/2011, a sua volta richiamato dall'art. 13, comma 1, del dl 201/2011), esonera dal pagamento di tali tributi gli immobili utilizzati da enti non commerciali ai fini dello svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive. Questa esenzione, in passato interpretata in senso più ampio, è stata circoscritta (dall'art. 91-bis del dl 1/2012) alle sole fattispecie in cui i predetti soggetti operano con modalità non commerciali. La stretta è stata tradotta in termini operativi dal decreto del Mef 200/2012, che ha definito nel dettaglio i parametri di «non commercialità». Lo stesso dm ha anche imposto la revisione degli statuti dei soggetti che aspirano a beneficiare dell'esenzione, per adeguarli ai nuovi presupposti normativi richiesti per averne diritto. L'Atc di Torino, negli ultimi giorni dello scorso anno, ha quindi conformato il proprio statuto alle nuove prescrizioni. Da ciò deriva una duplice conseguenza: da un lato, essa non è più tenuta al pagamento dell'Imu 2013, dall'altro ha maturato il diritto al rimborso di quanto pagato nel 2012. In tutto sono, come detto, 8 milioni di euro, di cui una grossa fetta (circa 5,5 milioni, grosso modo il 70%) riguardano il solo comune di Torino. L'Atc contesta anche l'aliquota applicata da diversi comuni, sostenendo che in ogni caso essa, dopo la rinuncia da parte dello Stato della propria quota a favore degli Iacp, non avrebbe potuto essere superiore allo 0,68% (ovvero all'aliquota massima, pari all'1,06%, meno lo 0,38% della quota statale). Ma tale contestazione è assorbita da quella più ampia, che nega la stessa soggettività passiva. La richiesta di rimborso, come precisato dalla risoluzione del Dipartimento delle finanze n. 2/DF/2013, include sia la quota di gettito di pertinenza del comune che quella di pertinenza dello Stato (oltre agli interessi). I comuni potranno quindi chiedere a loro volta parziale rimborso allo Stato, ma è magra consolazione.

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