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Fisco, l'impresa va in anticipo per mettersi al riparo

del 21/03/2013
di: di Valerio Stroppa
Fisco, l'impresa va in anticipo per mettersi al riparo
Accordi preventivi con il fisco per avere certezza sulle scelte tributarie e mettersi al riparo dagli accertamenti per tre anni. Il tax planning delle multinazionali gioca d'anticipo: gli accordi di ruling conclusi alla fine del 2012 sono 56. Quelli in corso di valutazione 54. Le grandi imprese scoprono le carte su transfer pricing, stabili organizzazioni, dividendi, royalties e interessi transfrontalieri, scambiando la trasparenza con una maggiore tranquillità fiscale. Anche alla luce delle sempre più stringenti verifiche contro i fenomeni di elusione internazionale (come nel caso delle «big» di internet o, da ultimo, la vicenda Bulgari). L'amministrazione finanziaria, dal canto suo, previene l'evasione, risparmia tempi e costi delle verifiche nonché dell'eventuale contenzioso. Il trend trova conferma nella 2ª edizione del bollettino del ruling di standard internazionale, diffuso ieri dalle Entrate. Il rapporto fa il punto sulla diffusione nel nostro paese degli accordi di ruling introdotti dall'articolo 8 del dl n. 269/2003. Attraverso questa procedura, attivabile su istanza del contribuente, le imprese con attività internazionale possono stringere con l'Agenzia delle entrate un accordo avente ad oggetto le «regole del gioco» su tematiche complesse quali, in particolare, i metodi di calcolo del valore normale dei prezzi di trasferimento nelle operazioni infragruppo. È questa la materia che la fa da padrone tra le fattispecie oggetto degli accordi di ruling, con oltre l'89% del totale. E dagli ultimi mesi del 2010 sul transfer pricing è possibile fare di più: non solo un accordo tra impresa e fisco italiano, ma attraverso gli advance pricing agreement (Apa) è possibile stringere intese bilaterali o multilaterali con le altre amministrazioni finanziarie dei paesi interessati dagli scambi. Attraverso gli Apa, fortemente raccomandati dall'Ocse, è quindi possibile mettere al riparo da contestazioni fiscali le operazioni intercompany, eliminando al contempo il rischio di doppia imposizione (cosa non sempre scontata con i normali ruling, assimilabili di fatto ad Apa unilaterali, in quanto coinvolgono solo l'amministrazione italiana). Secondo i numeri del bollettino, le istanze di Apa bilaterali in corso a fine 2012 erano 19: le tax authorities estere coinvolte, oltre alle Entrate, sono quelle di Stati Uniti (4 casi), Germania (3), Svizzera (3), Svezia (2), Giappone (2), Olanda (2), Francia, Regno Unito e Spagna (1). Dal 2010 le procedure bilaterali richieste sono state 21, che si aggiungono alle 114 «nazionali», per un totale di 135 istanze di ruling presentate. Di queste ne sono state perfezionate 56, mentre altre 54 pratiche risultavano ancora in fase di trattativa a fine 2012. Un anno da record, questo, sia per le richieste di ruling (38), sia per il numero di sottoscrizioni (19). In totale solo 13 istruttorie si sono concluse per rinuncia del contribuente o dell'Agenzia, mentre 12 si sono rivelate inammissibili. Il bollettino fornisce anche indicazioni riguardo al tempo impiegato per la firma degli accordi di ruling. Il provvedimento delle Entrate del 23 luglio 2004 prevede infatti che la procedura deve concludersi entro 180 giorni dal ricevimento della domanda, ma il termine è solo ordinatorio e può essere oltrepassato. In 19 casi su 56 sono stati necessari tra i 7 e i 12 mesi, mentre in 11 casi da 19 a 24 mesi. I ruling chiusi entro i sei mesi sono stati 9. Altrettanti quelli prolungatisi oltre i due anni. L'83% dei ruling, quindi, ha avuto conclusione entro 24 mesi, con un miglioramento rispetto al 73% risultante dalla prima edizione del bollettino (datato 14 aprile 2010 e basato sui dati 2004-2009).

Riguardo alla dimensione di chi che ha attivato le procedure, nel 68% dei casi si tratta di grandi contribuenti, vale imprese a dire con oltre 100 milioni di euro di fatturato. Solo il 15% dei soggetti presenta volumi d'affari inferiori ai 25 milioni. Sotto il profilo del settore di attività, si registra una sostanziale parità tra soggetti appartenenti al mondo produttivo rispetto a quelli operanti nei servizi e nel commercio (rispettivamente 52 e 48%).

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