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No al rifiuto della partita Iva se non sussiste fraudolenza

del 15/03/2013
di: di Franco Ricca
No al rifiuto della partita Iva se non sussiste fraudolenza
L'amministrazione finanziaria non può rifiutare di attribuire il numero di partita Iva. Il diniego infatti, non può arrivare solo perché il soggetto che lo richiede non è ancora in possesso dei mezzi materiali, tecnici e finanziari occorrenti per svolgere l'attività dichiarata. Allo stesso tempo, non può nemmeno arrivare perché risulta che in precedenza ha iscritto numerose società che non hanno esercitato alcuna attività e delle quali ha ceduto le quote poco tempo dopo. Il tutto, salvo che l'amministrazione finanziaria dimostri la sussistenza di gravi indizi oggettivi, tali da far sospettare un utilizzo fraudolento della posizione fiscale. Questo è quanto ha statuito la Corte di giustizia dell'Unione europea, con la sentenza 14 marzo 2013, C-527/11. La sentenza si pone in risposta ai quesiti sollevati dai giudici lettoni, che nell'ambito di una controversia fiscale avevano deciso di rivolgersi alla corte. Nel caso di specie il quesito aveva a oggetto la normativa comunitaria, in particolare se questa consentisse o meno allo stato membro di negare il rilascio del numero di identificazione Iva, al solo fine di garantirne la corretta riscossione e di prevenire l'evasione. Il tutto adducendo come motivi di rifiuto, da un lato la mancanza dei mezzi materiali, tecnici e finanziari per svolgere l'attività economica dichiarata e, dall'altro, che il titolare di quote di capitale della società in parola ha già ottenuto in precedenza il numero di identificazione, per società che in realtà non hanno mai svolto un'effettiva attività economica e le cui quote di capitale sono state cedute poco tempo dopo. Riprendendo le considerazioni svolte recentemente riguardo ai presupposti delle cessioni intracomunitarie, la Corte osserva che lo scopo essenziale dell'identificazione dei soggetti passivi, così come prevista dall'articolo 214 della direttiva, è di garantire il buon funzionamento del sistema. Il numero di partita Iva, infatti, fornisce la prova dello status di soggetto passivo e agevola i controlli e, nel quadro degli scambi intracomunitari, facilita la determinazione dello stato membro del consumo. Ciò premesso, però, il citato articolo 214 non prevede le condizioni cui può essere subordinata l'attribuzione del numero identificativo. Da ciò discende, quindi, che gli stati membri dispongono in materia di un certo margine di discrezionalità che non è però illimitato. Lo stato membro può rifiutare il rilascio del numero di partita Iva, ma non senza un motivo legittimo. Tanto più se si considera che la nozione di soggetto passivo comprende chiunque esercita, in modo indipendente e in qualsiasi luogo, un'attività economica. Questo a prescindere dallo scopo o dai risultati di detta attività. La Corte ricorda, poi, di avere già statuito che chiunque abbia l'intenzione, confermata da elementi obiettivi, di iniziare un'attività economica ed effettua a tal fine le prime spese di investimento, deve essere considerato come un soggetto passivo. In tale fase, pertanto, la persona non può essere in grado di provare di disporre già dei mezzi materiali, tecnici e finanziari per svolgere tale attività, per cui deve concludersi che la direttiva non consente di rifiutare il rilascio della partita Iva solo in base alla mancanza di detta prova. Allo stesso modo, la direttiva non limita la quantità di richieste per l'attribuzione di numeri di partita Iva, da parte di una persona che agisca per conto di diverse persone giuridiche. Tanto più non consente di affermare che la cessione del controllo di dette persone giuridiche, dopo l'identificazione Iva, costituisca un'attività illecita. La direttiva però, statuisce e promuove che gli stati membri sono legittimati a intraprendere azioni volte a proteggere i loro interessi finanziari e a contrastare sia l'evasione sia l'elusione fiscale, sia ogni tipo di abuso. Ciascuno stato è inoltre tenuto a garantire la veridicità delle iscrizioni nel registro dei soggetti passivi e deve, a tal fine, verificare la qualità di soggetto passivo del richiedente prima di assegnargli il numero di partita Iva. In questa ottica, le circostanze rappresentate nelle questioni sollevate possono essere tenute in considerazione nella valutazione complessiva del rischio di evasione, ma non sono sufficienti da sole a dimostrare tale rischio e a giustificare il conseguente rifiuto di rilascio del numero di partita Iva. A tale scopo sono comunque necessari altri elementi oggettivi che possano costituire seri indizi di sospetto.

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