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Nel mirino della privacy: siti comunali oscurati

del 13/03/2013
di: di Antonio Ciccia
Nel mirino della privacy: siti comunali oscurati
Siti web dei comuni nel mirino del garante della privacy. Oscurato il contenuto di alcune ordinanze di trattamento sanitario obbligatorio per violazione del divieto di diffusione di dati relativi alla salute delle persone. E sono in arrivo sanzioni amministrative.

Il garante ha applicato il principio del codice della privacy per cui le pubbliche amministrazioni (ma anche i privati) non possono diffondere dati sanitari (articolo 22, comma 8, del dlgs 196/2003). Così per dieci comuni è scattato l'oscuramento dai siti web dei dati personali contenuti in alcune ordinanze con le quali i sindaci disponevano il trattamento sanitario obbligatorio per determinati cittadini.

Nelle ordinanze, con le quali i sindaci disponevano il ricovero immediato di diversi cittadini, erano infatti indicati «in chiaro» non solo i dati anagrafici (nome, cognome, luogo e data di nascita) e la residenza, ma anche la patologia della quale soffriva la persona (per esempio «infermo mentale»), o altri dettagli davvero eccessivi, quali per esempio l'indicazione di «persona affetta da manifestazioni di ripetuti tentativi di suicidio».

Le ordinanze, inoltre, oltre a essere visibili e liberamente consultabili sui siti istituzionali dei comuni, attraverso link che rimandavano all'archivio degli atti dell'ente, erano nella maggioranza dei casi facilmente reperibili anche sui più usati motori di ricerca, come Google: bastava digitare il nome e cognome delle persone per arrivare all'ordinanza integrale.

Il garante ha disposto il divieto di ulteriore diffusione dei dati e ha prescritto alle amministrazioni comunali non solo di oscurare i dati personali, presenti nei provvedimenti, da qualsiasi area del sito. Altro ordine impartito nei provvedimenti è quello di attivarsi presso i responsabili dei principali motori di ricerca per fare in modo che vengano rimosse le copie web delle ordinanze e di tutti gli altri atti aventi a oggetto il ricovero per trattamento sanitario obbligatorio dagli indici e dalla cache.

I comuni, inoltre, per il futuro dovranno far sì che la pubblicazione di atti e documenti in Internet avvenga nel rispetto della normativa privacy e delle linee guida del garante in materia di trasparenza online della pubblica amministrazione.

A questo proposito i provvedimenti in esame riaprono alcune questioni generali. In materia sono due gli interessi in gioco: da un lato il controllo diffuso sulla pubblica amministrazione e sui pubblici funzionari e sull'uso che fanno dei soldi pubblici, che si realizza anche attraverso la pubblicazione degli atti; dall'altro il diritto alla riservatezza degli individui. Il bilanciamento deve operare diversamente a seconda della natura (facoltativa o obbligatoria) della pubblicazione e del tipo di dato personale da diffondere.

Quanto alla prima esigenza si deve, infatti, considerare che, nel caso di pubblicazione obbligatoria, non raggiungerebbe la finalità di controllo sulla p.a. pubblicare atti privi degli elementi essenziali, come per esempio il nominativo del destinatario. In effetti la norma invocata dal garante vieta la pubblicazione del dato sanitario, ma non del nominativo del soggetto cui si riferisce il dato sanitario.

Se, infatti, si ritenesse che il documento da pubblicare (per obbligo di legge) debba essere oscurato sia nella parte relativa al destinatario sia nella parte relativa alla motivazione (fermo restando il divieto di pubblicare il dato sanitario) si rischia di trovarsi di fronte a simulacri di atti, tutti uguali e tutti incomprensibili, la cui pubblicazione è del tutto inutile rispetto allo scopo.

Inoltre se si oscurano i dati nel documento che si pubblica, allora ciò che è pubblicato non è conforme all'originale (cartaceo o digitale che sia) e, quindi, si può porre un problema di legittimità della pubblicazione (con effetti anche processuali, per esempio sui termini per impugnare l'atto).

D'altra parte non esiste un catalogo dei dati che si possono inserire in ciascun tipo di atto amministrativo, anche se per la redazione dei provvedimenti soggetti a pubblicazione sarebbe utile un'indicazione standard per lo meno con riferimento al nominativo del destinatario.

Diverso è il caso della pubblicazione facoltativa (per esempio aree del sito internet dedicato all'archiviazione di atti e documenti), per il quale l'esigenza di riservatezza e di rispetto della dignità può riespandersi, anche in relazione alle potenzialità lesive della diffusione incontrollata di dati in rete.

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