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Creditori: sempre diritto all'Iva sulla sorte capitale

del 13/03/2013
di: La Redazione
Creditori: sempre diritto all'Iva sulla sorte capitale
Il creditore che agisce in via esecutiva ha sempre diritto all'Iva sulla sorte capitale, oggetto di una prestazione soggetta all'imposta, anche in assenza di un'espressa previsione nel titolo.

È quanto affermato dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 6111 del 12 marzo 2013.

Dunque i Supremi giudici hanno respinto il primo motivo del ricorso presentato da un debitore, destinatario dell'azione esecutiva, che chiedeva di non versare l'Iva sulla prestazione legale eseguita in suo favore, dal momento che il titolo non prevedeva anche il pagamento dell'imposta.

La Cassazione gli ha dato torto spiegando che è irrilevante la omessa previsione dell'imposta nel titolo. «La condanna al pagamento di una somma», dice a chiare lettere il Collegio di legittimità, «la cui spontanea corresponsione, in virtù della causale espressamente accertata nella condanna, obbligherebbe il debitore al pagamento anche di un accessorio indefettibile di natura fiscale, quale l'imposta sul valore aggiunto, deve estendersi necessariamente anche a quest'ultimo».

L'obbligo della corresponsione di tale imposta incombe infatti sul condannato in virtù della legge fiscale, quale accessorio indefettibile - beninteso, a certi presupposti e mancandone inesigibilità o rivalsa, la cui sussistenza non è però esplicitamente contestata nella specie - della corresponsione del capitale, oggetto specifico della condanna ed in forza della riconosciuta sussistenza della natura o del titolo (prestazione di beni o servizi) di quest'ultima. In altri termini, «compete al creditore, che agisca in via esecutiva, pure l'Iva sulla sorta capitale oggetto di una condanna per prestazioni a quella soggette, anche in carenza di espressa menzione nel titolo».

Accolto invece il secondo motivo di ricorso presentato dal debitore con il quale si contestava la poca chiarezza della sentenza della Corte d'Appello. In effetti la terza sezione civile gli ha dato ragione sancendo che colui che si rivolge al giudice ha diritto a conseguire una pronuncia chiara e comprensibile, «se del caso anche suscettibile di essere messa in esecuzione senza attività di supplenza integrativa delle eventuali lacune o aporie o contraddizioni del titolo, né in sede di cognizione, né in sede di esecuzione».

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